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4 Marzo 2020
11:50

Caos migranti, il dramma di un papà siriano: “Lesbo come Idlib, siamo morti comunque”

“L’unica differenza con Idlib è che non abbiamo aerei da guerra sulla nostra testa”. È la drammatica testimonianza di un papà siriano fuggito con la sua famiglia dalla Siria nord-occidentale e arrivato a Lesbo. “Qui come in guerra”, la denuncia di Medici senza Frontiere che ha dovuto chiudere per ragioni di sicurezza la propria clinica pediatrica sull’isola greca.
A cura di Mirko Bellis
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Un gruppo di rifugiati arrivati in gommone sull’isola greca di Lesbo (Gettyimages)
Un gruppo di rifugiati arrivati in gommone sull’isola greca di Lesbo (Gettyimages)

“Siamo morti comunque. Su quest’isola l’unica differenza con Idlib è che non abbiamo aerei da guerra sulla nostra testa”. È la drammatica testimonianza di un papà siriano fuggito con la sua famiglia dalla Siria nord-occidentale e arrivato sull’isola di Lesbo, in Grecia. “La situazione a Idlib è un enorme disastro – ha raccontato l’uomo agli operatori di Medici senza Frontiere (Msf) – i bambini muoiono per strada a causa del freddo e della neve”. “Non so come proteggere e prendermi cura della mia famiglia – ha continuato il profugo di Idlib – non abbiamo modo di offrire loro la vita felice che dovrebbero avere”.

Dopo che la Turchia ha aperto le proprie frontiere ai profughi e richiedenti asilo diretti in Europa, negli ultimi giorni sulle isole greche nel Mar Egeo sono sbarcate almeno 600 persone. A Lesbo, in particolare, l’arrivo di nuovi profughi ha esasperato gli animi degli abitanti locali che hanno cercato di impedire ad un gommone di rifugiati di approdare sull’isola. Sono stati aggrediti alcuni reporter e la strada verso il centro di accoglienza di Moria è stata interrotta con dei posti di blocco. La tensione è tale che Medici senza Frontiere ha deciso di chiudere per ragioni di sicurezza la propria clinica pediatrica a Lesbo. “Non sappiamo se domani potremo riaprirla – afferma Marco Sandrone, capo missione di Msf sull’isola – stiamo aspettando garanzie dalle autorità. Da settimane l’ostilità e la frustrazione sono diventate ingestibili, cori di reazioni aggressive da parte di gruppi isolati contro la disperazione degli abitanti di Moria, nella completa assenza delle istituzioni greche”.

 

“Moria toglie ogni speranza ai bambini traumatizzati dalla guerra”

Da due giorni alcuni bambini sono costretti a rimanere in una spiaggia dell’isola greca di Lesbo (Gettyimages)
Da due giorni alcuni bambini sono costretti a rimanere in una spiaggia dell’isola greca di Lesbo (Gettyimages)

Nella struttura di Moria, pensata per ospitare al massimo 3.000 persone, ci sono circa 20mila profughi costretti a vivere in condizioni terribili. “Dall’inizio dell’anno, mentre tutte le Ong chiedevano aiuto per la situazione ingestibile – è la denuncia di Medici senza Frontiere – ci siamo trovati davanti a una repressione violenta, lacrimogeni lanciati contro richiedenti asilo che manifestavano per chiedere servizi di base non solo per strada ma anche di fronte alla nostra clinica pediatrica”. L’organizzazione umanitaria presta cure fondamentali per i piccoli fuggiti dalla guerra. “La maggior parte dei bambini – sottolinea Sandrone – viene nella nostra clinica per cause legate alle condizioni di vita in cui sono costretti da tempo: problemi respiratori, dermatologici, legati alla nutrizione, e psicosomatici. Disturbi del sonno, di concentrazione, di sviluppo e soprattutto tanta, tanta paura”. Una situazione che ha portato tra i minori ad un aumento dei tentativi di suicidio e autolesionismo. “I bambini sono spaventati – continua Sandrone – esposti a situazioni pericolose e senza un posto sicuro dove stare. Si chiudono a guscio. Non vogliono più uscire dalle tende, hanno smesso di parlare. Oltre al trauma della guerra, della fuga, la sofferenza di vivere a Lesbo toglie ogni speranza ai nostri piccoli pazienti”.

“Qui come in guerra”, la denuncia di Medici senza Frontiere a Lesbo

La polizia greca respinge verso il campo di Moria alcuni richiedenti asilo sbarcati in questi giorni a Lesbo (Gettyimages)
La polizia greca respinge verso il campo di Moria alcuni richiedenti asilo sbarcati in questi giorni a Lesbo (Gettyimages)

“Il diritto di essere bambini è qui fagocitato dalla miseria di un campo senza dignità, alle porte d'Europa – attacca il capo missione di Msf a Lesbo – una tenda non è il posto sicuro dove si aspettavano di vivere. Moria è troppo per loro. La situazione che viviamo qui ogni giorno non è molto diversa da quella di una zona di guerra una guerra fatta alla dignità, ai diritti umani e alla resilienza di chi fugge per cercare sicurezza. In Europa, un continente teoricamente sicuro, si è scelto deliberatamente di voltare lo sguardo altrove”. L’organizzazione umanitaria non risparmia critiche nei confronti delle politiche di accoglienza dell’Unione Europea. “Gli Stati membri dell'Ue devono affrontare la vera emergenza: evacuare le persone dalle isole verso quei Paesi europei che sono in grado di accoglierli, fornire un sistema di asilo funzionante. Smettere di intrappolare le persone in condizioni orribili – conclude Sandrone – il calcolo politico sulla pelle degli innocenti deve essere fermato ora”.

“Togliere il diritto di asilo porterà un disastro umanitario ancora peggiore”

Un profugo arrestato dalla polizia greca sull’isola di Lesbo (Gettyimages)
Un profugo arrestato dalla polizia greca sull’isola di Lesbo (Gettyimages)

“Con 40.000 persone intrappolate nelle isole greche, la situazione ha raggiunto il limite di sopportazione per i richiedenti asilo e per le comunità locali, entrambi abbandonati dai leader europei a causa dell’accordo UE-Turchia”, la posizione di Medici senza Frontiere che attacca anche la decisione della Grecia di sospendere per un mese le richieste d’asilo per i nuovi profughi arrivati in questi giorni nel Paese. “Le misure di emergenza annunciate dal governo greco avranno conseguenze devastanti in quanto tolgono il diritto di chiedere protezione e mirano a respingere le persone in Turchia. Tutto questo porterà soltanto più caos, morti in mare, escalation di violenza e un disastro umanitario ancora peggiore”.

A ricordare, ancora una volta, il motivo per cui migliaia di persone scelgono di abbandonare i loro affetti, la loro casa e il loro Paese ci pensa il rifugiato di Idlib fuggito a Lesbo. “Siamo stati costretti a scappare – ha ribadito il papà siriano – non è rimasto niente della vita passata, ci dicono ‘va’ in Germania, vai altrove’. Sono sicuro che non esista nessun siriano che non tornerebbe se il Paese fosse sicuro. Nessun’altra popolazione al mondo sopporta tanta sofferenza quanto noi”.

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