Bus Catalogna: le famiglie delle italiane uccise presentano ricorso contro archiviazione

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Un giudice spagnolo aveva archiviato l’inchiesta penale, escludendo che l’incidente costato la vita a 13 studentesse fosse dovuto a problemi meccanici del mezzo o alla guida imprudente. Ma le famiglie delle italiane non sono state a guardare.

La scorsa settimana la causa penale relativa all’incidente in autobus in Catalogna, costato la vita a 13 studentesse universitarie del programma Erasmus, tra cui sette italiane, è stata archiviata dal giudice istruttore del tribunale di Amposta, vicino a Tarragona. Ma ora le famiglie delle nostre connazionali hanno deciso di far ricorso contro quella decisione con la quale il magistrato escludeva che il sinistro fosse dovuto a problemi meccanici del mezzo o alla guida imprudente.

Dopo l'incidente dello scorso 20 marzo, i Mossos d'Escuadra, la polizia regionale catalana, avevano denunciato l'autista per 13 "omicidi per imprudenza" ritenendo, secondo i media iberici, che un colpo di sonno fosse la causa più probabile all’origine del dramma. Una colpa ammessa dallo stesso guidatore, rimasto gravemente ferito nell'incidente. Il giudice di Amposta ritiene invece che l’uomo circolasse alla velocità massima consentita di 100 km/h e aveva rispettato i tempi di riposo regolamentari, e ha escluso che possa essere stato distratto da un telefono cellulare.

"Siamo stupefatti e nuovamente sotto shock", aveva reagito Alessandro Saracino, padre di Serena, una delle ragazze morte nell'incidente. "Ci riserviamo di procedere legalmente in tutte le sedi competenti", aveva affermato Saracino. Il ricorso ora è stato presentato. Il caso è seguito da vicino dalla sede diplomatica italiana di Madrid e dal consolato generale di Barcellona, ha confermato Saracino nell'incontro con l'avvocato fiorentino.

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