Dalla notte del 9 agosto fino a oggi i bielorussi continuano a protestare contro i brogli che hanno portato Alexander Lukashenko di nuovo alla presidenza del paese. Violenze, soprusi, omicidi e rapimenti hanno contraddistinto queste settimane ed è notizia di qualche giorno fa della scomparsa, forzata, di Maria Kolesnikova, leader del partito opposto a Lukashenko. Le manifestazioni e gli scontri sono state le dirette conseguenze del risultato inaspettato che ha consacrato Lukashenko alla guida del paese (la Bielorussa è governata da lui dal 1994), mentre Svetlana Tikhanovskaya, la sua avversaria politica, è stata costretta a fuggire in Lituania per evitare ripercussioni, viste le recenti azioni dell’esercito bielorusso nei confronti dei manifestanti: dalla violenza gratuita alla galera, dagli stupri alla mattanza di gruppo.

Lukashenko ha istituito lo stato di allerta, mettendo sull’attenti l’esercito e tutte le forze possibili sia sul fronte cittadino, contro chi manifesterà contro di lui e contro il risultato delle elezioni e al confine, così da evitare una possibile intrusione di forze straniere o dal potere sovranazionale come “i caschi blu”, le truppe armate delle Nazioni Unite e ha avvertito che la manifestazione a cui hanno partecipano decine di migliaia di bielorussi è illegale e che oppositori e dissidenti saranno perseguiti. Anche alcuni giornalisti e politici sono stati fermati e spediti in carcere. Una manovra che ricorda molto da vicino quella di Erdogan in Turchia.

Per capirci qualcosa di più su questa situazione e su quello che pensano i giovani bielorussi, abbiamo intervistato Tamara, una ragazza di 22 anni che abita a Mozyr, nella regione del Gomel, proprio dove sarebbe stata detenuta Maria Kolesnikova. Mozyr è una delle città più piccole della Bielorussia, ma sente forte la pressione del governo di Lukashenko: «Nessuno lo vuole, nessuno lo vota, tutti vogliono un cambiamento, ma alla fine rimarrà tutto uguale».

Com’è la situazione?
Qui è da settimane che protestiamo contro un presidente che non ci appartiene. Contro un presidente che nessuno di noi ha votato. Contro l’assenza di libertà e democrazia.

Qual è la cosa che più ha unito i cittadini contro Lukashenko?
Gli oppositori sono stati incarcerati, picchiati, molestati, drogati. Giornalisti e dissidenti politici messi al confine. Il suo avversario, Tikhanovskaya, è scappata in Lituania non appena rivelati i risultati per timore che potesse essere incarcerata anche lei, dopo suo marito e in questi giorni c’è stato anche il rapimento e l’arresto di Maria Kolesnikova. L’unico che sta con Lukashenko è Putin. Nessuno lo ha votato, almeno tra tutte le persone che conosco io. In nessuna città della Bielorussia è visto bene e in queste elezioni il dubbio che siano state truccate c’è, eccome.

Come se la Bielorussia fosse ancora una sorta di colonia della Russia.
Esatto. Lukashenko comanda qui da 26 anni, da prima che nascessi e anche mia mamma e le altre persone adulte che conosco non lo vogliono al governo. Anche l’Europa si è resa conto di che tipo è. Ucraina, Lituania e Polonia si sono esposti pubblicamente contro di lui e a favore dei manifestanti, vogliono annullare le elezioni.

Conosci qualcuno che ha subito violenze da parte dell’esercito?
Sì, tanti. Alcune mie amiche proprio adesso sono in ospedale perché sono state picchiate dalla polizia. Alcune non stavano nemmeno manifestando. Erano al parco, la polizia è arrivata e le volevano mandare via senza motivo. Loro hanno chiesto perché non potessero stare lì e i poliziotti hanno alzato le mani. Qualcuna se l’è cavata con qualche livido, altre invece avevano il sangue in testa, sul viso, ovunque.

Tu sei andata a manifestare?
No, sono andata via appena sono iniziati gli scontri. Le prime volte la polizia e l’esercito non solo picchiava, ma sparava sulla folla. Ho paura e non me la sento di andare, voglio stare vicino a mia mamma che non sta bene.

Ti sei chiesta perché l’esercito accetta questi ordini?
L’esercito dovrebbe fare un golpe. Per fortuna non tutti accettano. Molti poliziotti e militari hanno disertato e si sono messi dalla parte dei manifestanti, contro Lukashenko, non sopportavano di usare violenza gratuita contro dei loro concittadini. Ma comunque l’esercito è forte e armato.

Lukashenko ha obbligato i militari a picchiare i manifestanti?
Mio fratello fa parte dell’esercito e lui ha rigettato la richiesta di andare in piazza e schierarsi contro i manifestanti. L’hanno raccontata come una scelta e per ora nessuno lo ha costretto o lo ha minacciato della possibilità di conseguenze se non fosse andato, ma di Lukashenko non mi fido e anche per questo ho paura. Se le cose dovessero mettersi male e Lukashenko dovesse chiedere ancora di picchiare chiunque manifesta non so cosa potrebbe fare a mio fratello se rifiuta di obbedire agli ordini di nuovo.

Hai paura che possa succedergli qualcosa?
Ho paura che possa trattare mio fratello come un dissidente, un manifestante o un oppositore solo per aver scelto di non attaccare i suoi connazionali. Aveva detto che le manifestazioni sarebbero state libere e invece si sono trasformate in massacri per difendere l’integrità territoriale del paese. Poi ha detto che chi sciopera di nuovo perderà il lavoro. E sul Covid è sempre stato un negazionista, come Bolsonaro e Trump. Quindi, sì, ho paura per lui, per me, per la mia famiglia, per le persone che conosco e per il futuro del mio paese. Da una parte vorrei andare via, e non è semplice andarsene, dall’altra vorrei restare per veder cambiare la mia Bielorussia, ma è difficile e di Lukashenko non c’è da fidarsi.

Secondo te, tutta questa attenzione mediatica, porterà qualcosa di nuovo, di diverso, in Bielorussia?
Sarebbe bello. Sicuramente è la prima volta che tutti sanno chi è e cosa fa Lukashenko pur di governare la Bielorussia. Sono contenta che l’Unione Europea abbia dichiarato che le elezioni sono state poco trasparenti e non sono riconosciute, ma è così che va avanti da tanti anni e, purtroppo, anche lottando come stanno facendo tanti miei coetanei e amici, alla fine sono convinta che non cambierà niente. Lukashenko governerà per altri vent’anni e Putin sarà contento.