Tra le 49 vittime accertate del terremoto di magnitudo 6.4 che lo scorso 26 novembre ha colpito l'Albania, ha fatto commuovere la storia della mamma con i suoi tre figli, due gemelli di un anni e mezzo e una ragazzina di 7, trovati senza vita sotto le macerie del tetto della loro villetta a Durazzo. Erano abbracciati su un letto quando i vigili del fuoco italiani, partite a decine per aiutare le autorità locali nei soccorsi, hanno rinvenuto i loro cadaveri. A descrivere quella straziante scena è Nicola Ciannelli, 52 anni e team leader della squadra USAR (Urban search and rescue) dei pompieri della Toscana, specializzata proprio nella ricerca sotto le macerie. Alcuni di loro hanno lavorato anche a Rigopiano e al Ponte Morandi. "Speravamo di ritrovarli vivi – ha detto -, lo si spera sempre e in qualunque situazione, non pensiamo mai che non possa essere così. Non è andata così, erano lì proprio dove immaginavamo. Tutti insieme, come abbracciati. Nello stesso ambiente, nello stesso posto dove fino al momento della scossa sismica c'era un letto per tutti. C'erano la madre e i tre figlioletti".

Il crollo della palazzina che ha travolto la famiglia Lala si è verificato nel quartiere di Kenet a Durazzo, una zona paludosa in seguito bonificata. "È stato un momento oggettivamente difficile per tutti noi – ha proseguito Ciannelli -. Siamo genitori anche noi e quando ti ritrovi davanti dei bambini ci vuole una grande forza d'animo per andare avanti. È chiaro che speravamo fossero tutti vivi, la mamma e quei tre bambini (due gemelli, un maschietto e una femminuccia di due anni, e la loro sorellina di 7 anni). Ripeto: non pensiamo mai che non possa essere. Poi ti arrendi alla realtà. Il fatto però di averli ritrovati ci ha comunque rasserenati, perché siamo comunque riusciti a restituire in qualche modo quelle persone ai loro familiari". Eppure loro non hanno mai perso la speranza: "Sappiamo bene che con il trascorrere delle ore le probabilità di ritrovare persone in vita diminuiscono sempre più, però questo non significa rallentare le ricerche", può esserci ancora vita.

"Sono diverse le circostanze in cui operare per noi dei team Usar. Del resto – ha continuato Ciannelli – nei contesti urbani gli insediamenti umani sono tanti. Nella città albanese si è operato come da procedura codificata in ambito internazionale per le ricerche appunto in ambito urbano. È necessaria sempre la massima attenzione nel limitare il numero di persone che entrano in azione, bisogna evitare che tutti siano coinvolti in un eventuale crollo". Le operazioni sono state portate avanti con le unità cinofile, con le telecamere con braccio snodabile e anche con puntelli meccanici per la messa in sicurezza dell'area in cui cercare. "Per certi versi lo scenario di Durazzo somigliava a quello di Ischia, dove siamo riusciti a tirare fuori vivo il ragazzo disperso, perché era un edificio isolato. C'era cemento armato, e questo sicuramente ha comportato maggiori difficoltà nel penetrare e cercare la famiglia Lala". Nel caso in questione è accaduto che a cedere sono stati i muri verticali, i solai si sono come appoggiati l'uno all'altro. "A mo' di pancake o di sandwich, è così che tecnicamente viene descritta questa situazione, proprio per dare l'esatta idea di strati uno sopra l'altro, con minimi interspazi. Il nostro lavoro è cercare, cercare, cercare e, quanto più rapidamente, provare a recuperare e salvare", ha concluso Ciannelli, che ha anche aggiunto come per lui, per l'intero Corpo dei vigili del fuoco "il sostegno che riceviamo dagli italiani è motivo di orgoglio, è un onore e uno sprone per fare sempre meglio e mantenere elevati standard di ricerca".