Il 2017 sarà l’anno del debutto sul listino delle maggiori società “high-tech” di ultima generazione, i cosidetti “unicorni” la cui valutazione supera il miliardo di dollari? Di certo la possibilità che nomi come Airbnb, Dropbox, Pinterest, Slack, Snap, Stripe o Spotify possano fare finalmente il loro debutto a Wall Street fa sognare molti banchieri d’affari, anche se non è detto che vedremo tutti questi nomi sbarcare davvero sul listino di New York nei prossimi 12 mesi.

A seconda dei broker e delle banche d’investimento, le attese variano al momento tra una dozzina e una trentina di debuttanti “made in Silicon Valley”, con la possibilità che queste debuttanti “di lusso” sospingano al rialzo l’intero listino americano, ma anche no: non sarebbe la prima volta che l’attesa, spasmodica, per la quotazione dell’ennesimo nuovo colosso high-tech a stelle e strisce si tramuta poi in una delusione per i neo-azionisti.

Questo perché l’attesa spesso contribuisce a far volare le valutazioni delle debuttanti ben oltre i livelli della loro reale redditività nel prevedibile futuro. Certo, ci sono casi come Microsoft, Apple, Google e Facebook che testimoniano come sia sempre possibile veder sbarcare veri “unicorni” sul listino, ma non è una regola ferrea e dunque prima di farsi tentare occorrerà valutare bene le prospettive di ciascuna azienda.

Prendete Slack: i suoi prodotti sono sul mercato da meno di tre anni e si sono rapidamente affermati, così la valutazione attuale dell’azienda oscilla sui 3,8 miliardi di dollari. Ma Slack ha tanti concorrenti (tra cui Microsoft, che ha lanciato lo scorso novembre Team, piuttosto che Yammer) e il fatto che i soci finanziatori siano finora stati alcuni dei più grandi nomi del venture capital mondiale (Accel Partners, Comcast Ventures, GGV, Index Ventures, Social Capital, Spark Growth e Thrive Capital solo per citare i più importanti) non è sempre sinonimo di profittabilità per chi acquisterà il titolo al debutto o una volta sbarcato sul mercato.

Del resto i venture capitalist sopportano rischi molto elevati di fallimento, quindi hanno l’abitudine di cercare di strappare il prezzo più alto possibile ogni volta che riescono a portare una loro partecipata sul mercato. Nel caso di Snap, poi, la società è in piena trasformazione tra un passato recentissimo di sviluppatore di app (Snapchat, appunto) e un presente e un futuro come produttore di videocamere (il primo assaggio si è avuto col lancio degli occhiali con videocamera incorporata, Spectacles).

C’è poi chi come Spotify è atteso da tempo ma ha continuato a rinviare il suo debutto e nel frattempo sta iniziando a registrare numeri importanti: 187,1 milioni di fatturato nel 2015 contro i 159 milioni dell’anno precedente. Anche così non è detto che siano numeri sufficienti a giustificare una valutazione multi-miliardaria che è quella che serve ai suoi finanziatori, visto che anche in questo caso col passare del tempo sono sorti numerosi competitor.

Tra le società che potrebbero fare il proprio debutto anche due nomi noti del mondo della cyber-security, ForeScout (fondata nell’ormai lontano 2000) e Illumio, cui si potrebbe aggiungere Okta, società produttrice di software per la gestione delle identità online, che già nel 2015 ha superato il miliardo di valutazione ed è dunque un vero e proprio “unicorno”.

Anche un nome noto al grande pubblico come Uber, in grado di raccogliere finora qualcosa come 12,46 miliardi di dollari di finanziamenti e capitale da parte dei suoi soci finanziari, potrebbe decidere di quotarsi. In fondo al momento viene valutata 68 miliardi di dollari, grazie ad un bilancio che registra oltre 11 miliardi di dollari di fatturato all’anno. Uber è attualmente il più grande tra tutti gli “unicorni” in attesa di sbarcare sul listino, Google e Facebook sono avvertiti.

Infine, tra gli altri nomi che potreste presto leggere sui giornali finanziari come prossime debuttanti a Wall Street, vi sono Palantir, CloudFlare, Credit Karma, Apttus, AppNexus, Domo, Glassdoor, Gusto, Instacart, Medallia, MuleSoft, Razer, Qualtric, Tanium, Thumbtack e Unity Technologies (sviluppatore dell’omonimo motore grafico per videogiochi), ma anche BuzzFeed.

Sì, “quel” BuzzFeed, il sito d’informazione che distribuisce articoli attinti dalla rete internet fondato nel 2006 da Jonah Peretti che nel 2014 è rimasto al centro di uno “scandalo” perché si è scoperto che uno dei suoi redattori (Benny Johnson, poi licenziato) aveva pubblicato con la propria firma sul sito articoli protetti da copyright. Ancora alcuni mesi fa NBCUniversal ha investito ulteriori 200 milioni di dollari in BuzzFeed: sarà la volta buona che un sito web tornerà a valere qualcosa agli occhi degli investitori mondiali? C’è chi ancora ne dubita, ma mai dire mai.