Tutti i dubbi sul redditest

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Il software dell’Agenzia delle Entrate permetterà di sapere al contribuente se è in regola col Fisco. Ma le perplessità e le critiche in merito al suo funzionamento non sono mancate.

Sono o non sono coerente? O meglio c'è congruenza tra il reddito dichiarato e le spese realmente sostenute? A questa domanda prova a risponder il Redditest, il software dell'Agenzia delle Entrate (scaricabile qui) per fare l'autodiagnosi della propria situazione fiscale. Una sorta di redditometro "fai-da-te", insomma. Redditometro che sarà poi , da gennaio, lo strumento ufficiale a disposizione di Befera e del Governo per combattere l’evasione. Un paio di giorni fa abbiamo provato a chiarirne il funzionamento, ma nei confronti del redditest nelle ultime ore non sono mancante le critiche.

Innanzitutto la questione della privacy – Il redditest è davvero anonimo?  Befera ha assicurato che i dati inseriti «rimangono noti solo al contribuente e non ne rimane alcuna traccia sul web». Siamo proprio sicuri? Il Sole 24 Ore ha provato a chiederlo ad alcuni esperti informatici che hanno precisato che il software scaricato non è altro che un file jnlp usato per il funzionamento delle applicazioni java e che non necessita di installazione. Inoltre assicurano che il suddetto file non è in alcun modo collegato o diretto alla pagina web dell’Agenzia delle Entrate. Il software funziona mediante l’esecuzione di tre archivi java (IncomeEvaluator.jar, redditestv1.jar, redditestv1res.jar.) e salva temporaneamente i dati sulla cache del computer. Insomma, in base alle delucidazioni offerte dai tecnici, la privacy dei contribuenti dovrebbe essere al sicuro. Dovrebbe, appunto. In realtà, bisognerebbe effettuare un controllo su quanto contenuto in questi file archivio per escludere al 100%  un eventuale collegamento con il sito del Fisco.

Come essere certi che si accenderà la "luce verde"? – Una volta accertato che l'anonimato è salvo, il contribuente può effettuare il test. Ma qui si presenta il problema fondamentale. Come esserci sicuri che si accenderà il semaforo verde? L'esame è superato se i redditi sono coerenti, cioè danno un risultato superiore a quelli stimati dal Redditest. Quindi scatterà il verde. Si accenderà il rosso, invece, se i redditi sono incoerenti, cioè più bassi dei redditi dichiarati o da dichiarare. La coerenza del test è legata sopratutto ai redditi reali percepiti da un nucleo familiare, al netto di una serie di spese che, in linea di massima, si equivalgono considerando i diversi strati sociali. Per questo motivo, come scrive anche Panorama, «il segreto per riuscire ad avere un Redditest con luce verde, cioè coerente, è prestare grande attenzione alle entrate più che alle uscite»:

dove sta il trucco? Nel tenere bene a mente che nel computo delle entrate non vanno messi solo i redditi da lavoro che si utilizzano per la compilazione delle dichiarazione dei redditi. In questa voce infatti, bisognerà avere cura di inserire, ad esempio, la vendita di un immobile che ha generato una ricchezza che non va dichiarata ed è quindi oggi sconosciuta al fisco. Oppure profitti derivanti da rendite finanziarie, come Bot  e altri titoli di Stato, che come è noto vengono tassati alla fonte. E ancora somme vinte al gioco, soldi ricevuti dai propri genitori o da altri parenti in momenti di particolare difficoltà economica, oppure genericamente qualsiasi tipo di regalo in soldi ricevuto e che rappresenta comunque un'entrata indipendente da qualsiasi stipendio percepito.

Contro il redditest si è già schierato il Pdl. Di «strumento illiberale» ha parlato Daniele Capezzone: «dove sta scritto che, in base ad uno ‘scostamento' dai binari prefissati, debba scattare l’accertamento? Così si perfeziona un clima di paura e di sospetto, e il mix tra il redditometro e i poteri spaventosi di Equitalia, inclusi sequestri, ipoteche e pignoramenti anche per cifre modeste, configura la strada della dittatura fiscale». Non meno duro è il commento di Paolo Bonaiuti, incluso nel ‘Mattinale’, la newsletter creata da e realizzata da Palazzo Grazioli: «Qui siamo al terrorismo fiscale vero e proprio» spara a zero il portavoce di Berlusconi. Dovremo «mettere in campo tutte le iniziative politiche possibili per evitare che la caccia agli evasori fiscali si trasformi in pochi mesi in un incubo per milioni di famiglie che pur pagando le tasse fino in fondo, potrebbero risultare di qualche punto fuori dai cervellotici parametri contenuti nel Redditest».

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