Un rinvio di due mesi per le rate della rottamazione e del saldo e stralcio e una decisione in tempi rapidi sull’eventuale dilazione delle notifiche fiscali: sono queste due delle prime misure a cui sta lavorando il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Il primo dossier da prendere in mano per il titolare di via XX Settembre è quello delle cartelle, insieme ai ristori. Entro la fine della settimana, anticipa il Sole 24 Ore, il decreto potrebbe approdare in Consiglio dei ministri. Anche perché le scadenze sono vicine. Più di 50 milioni di cartelle e avvisi fiscali sono infatti congelati solamente fino al 28 febbraio, data ormai alle porte. In più il decreto Ristori e i conseguenti ristori economici sono attesi da ormai due mesi, con lo scostamento di bilancio che è stato approvato in Parlamento più di un mese fa. Le attività, in particolare quelle più colpite dalle chiusure come nel caso del mondo della montagna, attendono ormai da tempo i ristori promessi a inizio anno.

Verso rinvio di due mesi per rate rottamazione

Prima del passaggio al nuovo governo, il Mef stava lavorando alla proroga di due mesi per la sospensione delle notifiche e al pacchetto di regole per allungare i loro tempi e conseguentemente i termini di prescrizione. Un’ipotesi che sembra avvicinarsi sempre più, considerando anche che prima o poi bisognerà chiudere la stagione del congelamento generalizzato. Il rinvio di due mesi, fino al 30 aprile, dovrebbe riguardare le cinque rate delle varie rottamazioni e le due del saldo e stralcio: erano state bloccate dai decreti del 2020 e in teoria dovrebbero essere pagate entro il primo marzo. Ma l’ulteriore proroga sembra cosa quasi fatta. Si tratta di rate per 950 milioni di euro: senza un apposito intervento dovrebbero essere pagate in un’unica soluzione da 1,2 milioni di contribuenti, pena il rischio di decadere dalle definizioni agevolate. Il rinvio di due mesi sembra probabile anche per i pignoramenti sui conti correnti.

L'arrivo delle cartelle dilazionato in due anni

Per quanto riguarda le cartelle, l’ipotesi è quella di permettere che Agenzia delle Entrate-Riscossione dilazioni in due anni la notifica di tutte le richieste rimaste sospese per quasi un anno, a partire dal marzo del 2020. Così facendo le notifiche non verrebbero inviate tutte insieme, ma allo stesso tempo si eviterebbe un peso eccessivo sulle casse dello Stato, a cui mancano anche i pagamenti di chi non ha avuto grossi problemi economici nonostante l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi. In caso di tempi più lunghi e dilazione delle notifiche, dovrebbero cambiare anche le regole della prescrizione, che si allungherebbe di due anni.