Metà della busta paga di un italiano finisce in tasse e contributi

A cura di A. P.
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Come ha spiegato il presidente Istat al Senato, quasi il 50% del costo del lavoro in Italia è imputabile al cuneo fiscale.

Quasi metà della busta paga di un lavoratore dipendente italiano finisce tra tasse e contributi. Gli italiani se ne erano accorti da tempo ma a confermarlo ci ha pensato con dati e statistiche l'Istat. Come ha spiegato l'attuale presidente dell'Istat, Antonio Golini, in audizione in Commissione finanze del Senato, infatti, "il valore medio del cuneo fiscale e contributivo per i lavoratori dipendenti è pari al 49,1% del costo del lavoro". In sostanza quasi metà dello stipendio versato dal datore di lavoro si perde per strada e non va in tasca al lavoratore. In base ad uno studio dell'istituto di statistica nazionale sui dati del 2012, viene fuori che "i contributi sociali rappresentano la componente più elevata del cuneo fiscale, 28% a carico del datore di lavoro e 6,7% a carico del lavoratore". Non solo, oltre a queste ritenute, in busta paga "ai lavoratori vengono trattenute le imposte sul reddito (14,5%) inclusive dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali". "I percettori di un solo reddito da lavoro dipendente ricevono in media, nel 2012, una retribuzione netta di 16.153 euro circa all'anno, di poco superiore alla metà del valore medio del costo del lavoro (31.719 Euro)" ha spiegato ancora Golini, ricordando che una famiglia con un solo percettore paga, a parità di reddito familiare e di deduzioni e detrazioni, un'aliquota media più alta rispetto a un'altra in cui lo stesso reddito sia guadagnato da più persone.

La perdita del potere di acquisto – Nella sua audizione in Parlamento il presidente Istat ha ricordato anche la spaventosa perdita del potere di acquisto da parte delle famiglie italiane, dovuta sopratutto alla elevata pressione fiscale. "Mentre tra il 2000 e il 2012 la pressione fiscale nei 27 paesi dell'Ue è diminuita complessivamente di 0,5 punti percentuali, in Italia è aumentata di quasi 3 punti" ha sottolineato Golini. Una pressione fiscale che ha "notevolmente contribuito alla forte contrazione del reddito" delle famiglie che nel 2012 ha fatto segnare un -2%. Di conseguenza anche il potere d'acquisto delle famiglie nel 2012 è calato quasi del 5%. Una caduta "di intensità eccezionale" prodotta proprio dall'aumento del prelievo fiscale.

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