Xavier Niel (ERIC PIERMONT/AFP/Getty Images)
in foto: Xavier Niel (ERIC PIERMONT/AFP/Getty Images)

Per spiegare la scalata francese a Telecom Italia senza ricorrere a termini tecnici che renderebbero noiosa l'intera trattazione dobbiamo necessariamente far partire l'indagine dal passato imprenditoriale e familiare del magnate francese Xavier Niel. Approfondire le sue relazioni, significa riportare alcune illazioni giornalistiche che trattano i rapporti ben noti che questo imprenditore ha con la politica e con la finanza, non solo in Francia ma in molte aree del pianeta, dalla Russia all'America.

Gli amici di Niel tra politica e finanza
Molti osservatori hanno ricondotto tutto alla politica ed ai rapporti sereni tra l’imprenditore Niel ed il premier francese Francois Hollande. Qualcuno ha perfino azzardato l’ipotesi che ci fossero connivenze anche in Italia da parte di un grande manager di Vipiteno suo conoscente, ed il nostro Premier Matteo Renzi, per cercare di creare un contrappeso al potere di Vincent Bollorè nell’azionariato Telecom. Lo stesso Bollorè, secondo azionista in Mediobanca e vicino a Mediaset per via di Vivendi sarebbe stato – secondo alcuni delatori – interessato a muovere amici nei diversi board in cui entrambi sono rappresentati. Obiettivo del complotto – prontamente negato da Niel – sarebbe stato aggirare alcuni obblighi tipici di chi investe in società quotate. Proprio per questo la nostra Consob ha aperto un’inchiesta: per verificare cioè se sono stati aggirati gli obblighi che scattano per un’OPA al superamento di una determinata percentuale di acquisto di azioni. Consob che, lo ricordiamo, è un’autorità italiana che vigila sulle Società e sulla Borsa, si occupa dunque del livello finanziario di questa vicenda e nulla dice su quelle che possono essere le criticità legate alla concorrenza (settore dell’Autorità Antitrust e, per le TLC, dell’AGCom).

Il punto di vista della dirigenza della Telecom Italia
C’è chi invece ha descritto Xavier Niel come un imprenditore rivoluzionario nelle TLC pronto a fare investimenti di lungo periodo, anche in Italia. Tra essi spiccano le figure di Giuseppe Recchi, Presidente di Telecom, e Marco Patuano suo AD. Per certi versi è davvero interessante il punto di vista della dirigenza di Telecom Italia che da subito ha accolto il nuovo entrato come un investitore illuminato, probabilmente perchè era già noto alla presidenza, non fosse altro per il fatto che nessuno del board di Telecom, ha mai creduto che in questa operazione ci fossero delle volontà negative e collusive tra Niel e Bollorè. Al contrario, il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi – atterrato in poche ore a Parigi – ha incontrato personalmente l’imprenditore francese dal quale ha ricevuto tutte le rassicurazioni che cercava, e che è andato immediatamente a riportare al nostro ministro dell'economia Padoan. E' vero che "i capitali non hanno passaporto" – come dice il Presidente Recchi – e quindi in ogni caso il nuovo investitore resta il benvenuto. Ma poiché stiamo parlando di un’azienda strategica come Telecom Italia non possiamo e non dobbiamo sottovalutare nessun aspetto, nè possiamo accontentarci di informazioni derivate dai giornali.

Il fronte dei complottisti ed il silenzio del governo italiano
E infine c’è il versante piu’ caldo, quello dei complottisti, pronti a ricondurre la figura dell'imprenditore francese ad un raider della finanza, pronto a ordire incursioni in borsa, sfruttando la vicinanza parentale, per il tramite della moglie, anche a Vincent Bollorè, gran capo di Vivendi ed oggi maggior azionista di Telecom Italia. Siamo per ora nel campo delle ipotesi, tutte legittime, ma tutte straordinariamente parziali ed accompagnate solo da un silenzio indecifrabile del governo italiano che ha lasciato trapelare qualche dichiarazione di stupore insieme a poche timide parole di chi si sente escluso perché nessuno aveva informato il nostro esecutivo. Vero è che quando un finanziere decide di fare investimenti pesanti in un operatore estero non si mette certo ad attaccare cartelli lungo le strade o a fare altro tipo di pubblicità che possa ledere la sua operazione, tantomeno si preoccupa di informare gli operatori concorrenti o i decisori che a qualsiasi titolo potrebbero ostacolarlo. Sia così di Niel.

Last but not the least: siamo di fronte ad un intrigo internazionale?
La giornalista Antonella Olivieri – da sempre fonte autorevolissima di notizie legate a Telecom Italia – riporta oggi su Il Sole24Ore altre numerose ipotesi collusive tra Xavier Niel e una serie di imprenditori:

  • Mickhail Fridman, magnate russo che controlla Vilpecom e quindi Wind in Italia si è mostrato interessato a una fusione di OI con Tim Brasil – operatore telefonico brasiliano controllato da Telecom Italia. Un’offerta considerata irricevibile da parte di Telecom Italia. Fridman ha un amico in comune con Niel, ed è Berrebi.
  • Jeremie Berrebi, è stato socio fino a maggio di Xavier Niel in KIMA Venture (un incubatore di Startup) ed ora è membro dell’advisory board di LetterOne il braccio finanziario di Fridman con cui ha fatto un’offerta considerata irricevibile per comprare TIM BRASIL.
  •  Olivier Rosenfeld ex CFO di Iliad (società di Niel) è amico di Claudio Costamagna, attuale presidente di Cassa Depositi e Prestiti. Rosenfeld risulta essere il gestore delle finanze personali di Niel che infatti ha acquistato le quote di Telecom Italia senza usare Iliad per ovvi motivi di Antitrust.

Conclusioni
Se da un lato questa operazione è interessante perché porta nuova linfa a Telecom Italia impegnata in grandi investimenti infrastrutturali per la banda ultralarga, sembra opportuno che l’istruttoria avviata dalla Consob su questa operazione non si riduca solamente ad un intervento d'ufficio di natura finanziaria, ma cerchi di fare chiarezza andando – se necessario – ad aprire anche un procedimento antitrust che possa rassicurare i mercati e dare evidenza certa e non supposta del fatto che questi imprenditori abbiano volontà di fare investimenti finanziari di lungo periodo nel nostro campione nazionale della banda larga, possibilmente senza amputargli le due principali risorse: la rete in rame e le attività in Brasile.