Quanti danni può fare un'apparentemente innocua cimice di pochi millimetri? Ben 600 milioni di euro, suddivisi in 350 milioni nelle regioni del nord e 250 milioni in quelle del centro e sud Italia. E' questo l'ammontare dei danni causati al comparto agricolo, soprattutto frutticolo, dalla cimice asiatica che ha colpito 300 specie vegetali. Ad annunciarlo due giorni fa è stato Piero Genovesi, responsabile del servizio per il coordinamento delle attività della fauna selvatica dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), intervenuto in audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati per il contrasto alla diffusione della cimice. Ora dopo il via libera con Dpr alle norme necessarie all'immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone identificate nelle vespe samurai per contrastare la diffusione di insetti alieni come la cimice "si lavora – ha detto Genovesi – ai criteri in deroga. Le Regioni dovranno presentare i piani di rischio. E l'Ispra avrà parere non vincolante, ma di fatto obbligatorio. Prevedo un tempo di lavoro non breve".

Cimice in agricoltura. In Friuli Coldiretti chiede lo stato di calamità naturale

Nel frattempo sempre dalle regioni ci si sta cominciando a muovere e ad esempio in Friuli Venezia Giulia il presidente della Coldiretti Fvg, Michele Pavan, ha chiesto che venga riconosciuto lo stato di calamità: "La vespa samurai è una soluzione, ma non è sufficiente a risolvere in tempi brevi una situazione che ha messo in ginocchio numerose aziende del Friuli Venezia Giulia. Per questo chiediamo alla Regione che, in risposta all'invasione delle cimici, venga decretato lo stato di calamità per dar modo agli agricoltori colpiti di ottenere sgravi sui contributi e la sospensione dei mutui". Secondo Coldiretti l'insetto ha causato danni fino al 100% al raccolto, a cui si è aggiunta la spesa per la raccolta di un prodotto invendibile. Come se non bastasse le cimici si sono spostate su altre colture e stanno entrando nelle case dei cittadini. "Gli agricoltori – dice Pavan – denunciano un nuovo aggravarsi di un disagio quotidiano, in assenza di soluzioni immediate che possano evitare la compromissione di altri mesi di lavoro".