La BCE alza i tassi d’interesse: l’economista Salcioli spiega gli effetti sui mutui e la strategia di Lagarde

La Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi d'interesse dello 0,25%. L'aumento fa sì che il tasso sui depositi – quello più influente per quanto riguarda i mutui – salga al 2,25%. Era dalla fine del 2023 che la Banca centrale non aumentava i tassi d'interesse. Fanpage.it ha intervistato Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex (associazione degli operatori dei mercati finanziari), per chiarire quali sono le conseguenze di questo rialzo. Paradossalmente, chi sta cercando un mutuo a tasso fisso potrebbe ritrovarsi con condizioni più favorevoli, mentre per chi ha un prestito a tasso variabile le rate potrebbero crescere in modo limitato. Il punto è che dalle decisioni della BCE dipende ben poco: la questione più importante è quella energetica, che passa dallo Stretto di Hormuz e dalla possibile pace tra Stati Uniti e Iran.
Che ricadute ha questo nuovo aumento sui risparmiatori?
Anche se può apparire un paradosso, in questo momento l'azione della Banca centrale europea non ha modificato le prospettive sui tassi. È stato semplicemente un atto dovuto, promesso al mercato in ottica di assicurazione preventiva contro la crescita dei prezzi. In realtà, bisogna guardare più che altro a quello che sta succedendo a Hormuz.
Per i risparmiatori l'aspetto più importante è la questione energetica. Tutti i rialzi degli indici dei prezzi sono arrivati in settori in cui c'era una forte componente energetica. Sembra una banalità, ma non lo è: le componenti di fondo dell'inflazione, al contrario, sono state stabili e in alcuni casi c'è addirittura una prospettiva di riduzione. Il motivo è che, a causa dei maggiori costi energetici, i consumatori spendono meno in altri settori.
Dunque, il prezzo dell'energia è la cosa che influisce di più sull'aumento dei prezzi. Questo cosa significa per chi ha un mutuo oggi, o vorrebbe chiederne uno?
Se la crisi energetica dovesse essere limitata, come potrebbe avvenire con una pace tra Iran e Stati Uniti, sarebbe una fantastica notizia soprattutto per chi ha intenzione di stipulare un mutuo a tasso fisso, perché i tassi potrebbero scendere e si potrebbero trovare condizioni migliori.
Il tasso variabile, invece, potrebbe vedere uno stop: se arrivasse una pace duratura, le nostre aspettative sono di vedere un altro rialzo da parte della BCE entro fine anno e forse un terzo nel 2027, per portare i tassi brevi al 2,75%.
Non saremmo di fronte a un'impennata dei tassi d'interesse come avvenne nel 2022, quindi.
La BCE in questa fase non è in grado di fermare l'inflazione esclusivamente alzando i tassi, perché sa che alzandoli riduce la spinta all'economia, rallentandola.
Aggiungo: si è molto parlato della necessità di non ripetere l'errore del 2022, quando la Banca centrale ritenne che la crisi ucraina fosse un passaggio temporaneo e quindi fu troppo lenta ad alzare i tassi; ma la preoccupazione è che la BCE ripeta invece l'errore del 2011.
Cosa avvenne in quel caso?
Furono alzati i tassi quando l'economia era già in fase di rallentamento. Ed è esattamente quello che sta succedendo adesso: siamo una fase di ‘stagflazione', cioè l'inflazione sale ma la crescita economica rallenta.
Se la BCE insistesse con aumenti continui, correremmo il rischio di una nuova crisi?
Queste forze contrarie – la stagnazione della crescita e l'aumento dell'inflazione – mi fanno pensare che la Banca centrale sia restia ad alzare molto i tassi . A meno di scenari peggiori, di forte escalation dei prezzi dell'energia, che per il momento non consideriamo probabili. Se dovesse aprirsi uno scenario di pace, la BCE potrebbe stare ferma in modo costante.
Questo è il primo rialzo da parte della Banca centrale europea dopo due anni e mezzo. Perché ha deciso di intervenire proprio adesso?
La BCE ha come mandato la stabilità dei prezzi, che viene raggiunta in diversi modi. Segue un modello preciso che indica come reagire in diversi scenari, ad esempio con un aumento dell'inflazione dovuto ai costi dell'energia. E questo modello, basato su moltissimi dati tecnici, al momento non suggerisce di alzare più di tanto i tassi perché l'inflazione tenderà a rientrare. Ma qui entra in gioco un altro aspetto fondamentale.
In questo momento la Banca centrale, per tutelare la sua credibilità, deve trasmettere l'immagine di protettrice e frenare le aspettative di inflazione, evitare che si ‘disancorino', come si dice tecnicamente.
Cioè?
La Banca deve evitare gli operatori economici – tra cui anche i cittadini comuni, i piccoli imprenditori e così via – pensino che l'inflazione sia così alta da doversi adeguare: alzare i prezzi, richiedere stipendi maggiori…
Questo effetto a catena si scaricherebbe su tutti i settori, e la Banca centrale deve fare sì che non accada. Concettualmente, sarebbe simile al panico che si scatena quando catta la ‘corsa agli sportelli': di colpo, anche una banca perfettamente sana non può reggere a tutte le richieste di prelievo, e così la crisi che era solo percepita diventa reale.
Quindi la BCE interviene più che altro per dare un segnale: l'inflazione non salirà più di così. Giusto?
Sì, questo rialzo dei tassi è simbolico – con il massimo rispetto per chi si può ritrovare con delle rate del mutuo leggermente più alte – e il suo principale obiettivo è rassicurare tutti, dicendo: "Non vi preoccupate, ci siamo noi qui a difendere l'inflazione e siamo pronti ad agire se necessario". Si fa leva sulla credibilità della Banca centrale europea per tranquillizzare gli operatori.
Un'ultima domanda: da esponenti politici di maggioranza e opposizioni, così come dai vertici dell'industria italiana, sono arrivate reazioni negative all'aumento. Hanno ragione a lamentarsi?
Nel mio parere da analista, è un pirandelliano gioco delle parti. È comprensibile e ragionevole, ma la sostanza della questione è altrove.
La Banca centrale deve fare la voce grossa per frenare le aspettative di inflazione, compiendo una mossa simbolica totalmente scontata dai mercati, che gli stessi banchieri avevano fatto trapelare da mesi. Dall'altra parte i governi, che subiscono la decisione, anche per una questione di consenso devono dire che un rialzo non serviva.
Resta il fatto che Hormuz è la cosa più importante da monitorare. Senza contare che, nella teoria della politica monetaria, alzare i tassi a breve non fa altro che evitare che i tassi a medio e lungo termine salgano. È vero che questo incide sui mutui nell'immediato, ma aumentare i tassi di per sé non è negativo, per chi deve indebitarsi facendo i prezzi a 5, 10 o 15 anni. Può essere una cura dolorosa nel breve termine, ma che serve a evitare che i tassi a lungo termine salgano ancora di più.