Opinioni
21 Luglio 2016
20:54

L’incertezza del settore bancario dà una mano a chi deve chiedere un mutuo

Il settore bancario sta meglio che nel 2012, secondo Mario Draghi. Ma il numero uno della Bce ammette: bisogna migliorare la redditività e con vincoli patrimoniali crescenti e tassi bassi non sarà facile, se non agendo sui costi. In compenso lo scenario si prospetta sempre più favorevole per chi deve chiedere un mutuo…
A cura di Luca Spoldi

Le banche europee stanno meglio oggi di come stavano nel 2012. Lo ricorda Mario Draghi, numero uno della Bce, che oggi ha lasciato i tassi invariati rinviando a settembre ogni eventuale ulteriore allentamento di politica monetaria (taglio dei tassi o ulteriore estensione del programma di acquisto di titoli sul mercato), notando come “il Cet1 (Core equity tier 1, il capitale di migliore qualità, ndr) medio delle banche vigilate direttamente dalla Bce era del 9% nel 2012 ed è ora del 14% circa”.

Tutto bene? Non proprio, visto che i mercati continuano a giudicare le banche l’anello debole della stentata ripresa europea, ma se non altro, spiega Draghi, “il problema ora è gestire la redditività debole del sistema bancario e non più la solvibilità” dello stesso. Quasi una risposta indiretta a chi, come l’European banking authority (Eba) continua a far pressione per ricapitalizzare gli istituti. Con tassi bassi e che rischiano di scendere ulteriormente se la Brexit produrrà effetti negativi che per ora tutti prevedono, dall’Fmi alla Commissione Ue, ma nessuno ha ancora visto, ulteriori aumenti di capitale avranno in realtà l’effetto di deprimere ulteriormente la già modesta redditività.

E questo, par di capire, Draghi non lo vuole, dunque occorrerà trovare un modo per consentire al tempo stesso di rafforzare patrimonialmente le banche più deboli, ad esempio varando misure anche “straordinarie” da parte dei governi per agevolare la nascita e la crescita dei mercati dei crediti deteriorati (gli Npl), ma anche per recuperare redditività, ad esempio tramite un taglio dei costi che probabilmente significherà ulteriori riduzioni delle reti di sportelli e del personale, misure che rischiano di colpire proprio le banche italiane, storicamente rimaste ancorate a un modello di business superato fatto di una copertura capillare del territorio con sportelli il più delle volte troppo “pesanti” e poco redditizi.

Se il settore bancario è dunque tuttora a metà del guado di una lenta e non certo indolore, per quanto inevitabile e necessaria trasformazione, lo scenario attuale e prospettico sembra regalare qualche soddisfazione per la clientela bancaria. Per recuperare redditività gli istituti europei, ed anche italiani, stanno tornando gradualmente ad aprire i cordoni della borsa. Questo e tassi sempre più ridotti stanno giocando a favore di chi prova a chiedere un prestito o un mutuo, dato che anche gli spread applicati sono in lento ma costante calo ed a fine giugno non era impossibile riuscire a spuntare su un mutuo, secondo le rilevazioni di Mutuisupermarket.it, di spread anche dell’1,15% sui mutui a tasso variabile o di solo l’1% su quelli a tasso fisso per mutui a 20 anni d’importo pari a 120 mila euro.

Si noti che da qualche settimana le banche italiane stanno proponendo operazioni principalmente a tasso fisso e si capisce perché: l’IRS, utilizzato solitamente come tasso guida, oscilla su valori di poco superiori allo 0,7%, il che significa che non è impossibile riuscire a spuntare un mutuo ad un tasso attorno al 2%, mentre l’Euribor, che si usa come benchmark per le operazioni a tasso variabile, è addirittura negativo e pari a circa -0,3%, il che significa riuscire a spuntare nel migliore dei casi tassi anche pari o inferiori all’1%. Stranamente, o forse no essendoci di mezzo la stagione estiva, a giugno la domanda di mutui ha segnato una lieve contrazione (-5%, dopo il +9% segnato in aprile e il +3% di maggio), interrompendo una striscia di 35 risultati mensili positivi consecutivi.

A rallentare sono in particolare le surroghe, il cui peso si è ridotto dal 65% del totale dei mutui erogati nel terzo trimestre 2015 al 56% nel secondo trimestre 2016, sempre secondo dati Mutuisupermarket.it. Dopo alcuni anni di continui “traslochi” si è infatti ridotto il bacino di potenziali mutuatari interessati a surrogare il proprio mutuo. Il che significa che solo chi vuole accendere un nuovo contratto potrà, verosimilmente, godere di condizioni ancora più competitive che sembrano destinate a permanere almeno fino a fine anno e forse anche per la prima parte del 2017. Periodo, non a caso, in cui non solo la Bce di Mario Draghi ma anche la Bank of England, la Bank of Japan e in qualche misura la Federal Reserve, ossia tutte le maggiori banche centrali mondiali, metteranno da parte il desiderio di tornare ad una politica monetaria “normale” e saranno particolarmente disponibili a smussare eventuali scossoni indotti dalla Brexit o da altre esogene.

Luca Spoldi nasce ad Alessandria nel 1967. Dopo la laurea in Bocconi è stato analista finanziario (è socio Aiaf dal 1998) e gestore di fondi comuni e gestioni patrimoniali a Milano e Napoli. Nel 2002 ha vinto il Premio Marrama per i risultati ottenuti dalla sua società, 6 In Rete Consulting. Autore di articoli e pubblicazioni economiche, è stato docente di Economia e Organizzazione al Politecnico di Napoli dal 2002 al 2009. Appassionato del web2.0 ha fondato e dirige il sito www.mondivirtuali.it.
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