L’annus horribilis della disoccupazione: nel 2013 all’11,5%

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Secondo la Cgia di Mestre il numero medio dei disoccupati è aumentato di 609.500 unità e l’anno prossimo i senza lavoro saranno quasi tre milioni.

Anno nuovo, lavoro nuovo? Non è proprio così secondo una stima dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che sottolinea come nel 2012 siano cresciuti a dismisura i senza lavoro presenti in Italia: secondo quanto riportato dall'analisi, il numeri dei disoccupati italiani è cresciuto di ben 609.500 unità raggiungendo così il totale di 2.717.500 di cittadini senza occupazione, per una percentuale vicina all'11% della popolazione. La situazione peggiorerà nel corso del 2013, quando la disoccupazione si avvicinerà ai tre milioni di unità che significano un tasso dell’11,5%. "Una situazione allarmante che sta diventando una vera e propria piaga sociale – afferma il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – Purtroppo le condizioni generali della nostra economia sono pessime e questo si riflette negativamente sulla tenuta occupazionale anche delle piccole imprese. Giovani, donne e stranieri sono le categorie più a rischio, senza contare che tra questi ex lavoratori sta aumentando drammaticamente il numero dei disoccupati di lungo periodo".

A peggiorare la situazione generale sono i rapporti con le banche, la cui contrazione dei prestiti erogati nei confronti delle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%). A ciò si aggiunga che la produzione industriale è calata del 6,5% e gli ordinativi del 10,4% (nel periodo gennaio-settembre). E' evidente, dunque, come per le imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, il quadro sia peggiorato in modo drammatico. La Cgia di Mestre sottolinea inoltre che quest'anno il Pil è previsto attorno al -2,3/-2,5%. Non va meglio per i consumi privati (-3,4%) e pubblici (-0,7%), così come gli investimenti, destinati a subire un vero e proprio collo: -8,1%, con una punta del -10,9% per quelli relativi alle attrezzature e ai macchinari. C'è da dire che per questi settori la caduta subirà una frenata nel prossimo anno, ma davanti a tutti gli indicatori ci sarà sempre il segno meno.

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