Perché la Spagna sta svoltando a destra nonostante Maricarmen e le proteste sulla casa

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Le proteste in Spagna contro i rincari degli alloggi
Se gli spagnoli votassero sulla base alla crescita del PIL e alla riduzione della disoccupazione, il governo di centrosinistra di Sánchez dovrebbe essere popolarissimo. E allora perché la destra, con Vox, è avanti nei sondaggi?

Natalia è un’impiegata di 45 anni. Vive a Sabadell, una trentina di chilometri da Barcellona. A lei non interessa molto la politica, ma l’inflazione sì, eccome. "Cerco da mesi un appartamento in affitto, un po’ più vicino a dove lavoro, ma non ti puoi immaginare i prezzi, è una missione impossibile." – spiega – "Non posso permettermi un affitto di 1.250 euro al mese da sola. Potrei andare in un appartamento condiviso, ma comunque sarebbero cinquecento euro per una stanza. Per fortuna la mia attuale padrona di casa è un’amica, e mi ha fa pagare un affitto ragionevole". Natalia è furiosa. "I prezzi non sono alle stelle, di più. Ormai per una persona normale è impossibile acquistare un appartamento. Fuori da Barcellona ti chiedono almeno 400mila euro. E Barcellona è impossibile. Puoi comprare solo se ti aiutano i genitori, con i loro risparmi".

Nella Spagna motore economico d’Europa, con il PIL reale che quest’anno dovrebbe crescere del 2,5 per cento, molte persone hanno sempre più difficoltà a far quadrare i conti. E sono sempre più arrabbiate. Manuel, piccolo commerciante cinquantenne dell’extrarradio di Madrid, ha già deciso per chi voterà. "Alle prossime elezioni voterò Vox. Non credo che faranno miracoli, però sono un partito giovane, almeno non sono corrotti come gli altri". Da quando Pedro Sánchez è al potere, sottolinea Manuel, le cose sono peggiorate: la gente non spende, il costo della vita è altissimo, e se continua così sarà costretto a chiudere la sua attività. Ecco perché voterà l’estrema destra, pur considerandosi un uomo di centro. "Il nostro capo del governo si preoccupa più per i palestinesi e i migranti che per noi spagnoli. Forse punta a una carriera alle Nazioni Unite, come quel portoghese", dice riferendosi all'ex primo ministro portoghese António Guterres, attuale segretario generale dell'Onu.

Se gli spagnoli votassero sulla base del tasso di crescita del PIL, il governo di centrosinistra guidato dal socialista Sánchez (che ha sciolto le camere questo lunedì) dovrebbe essere popolarissimo: nel 2025 il PIL reale è cresciuto del 2,8 per cento, nel 2027 dovrebbe aumentare dell’1,9 per cento. Anche il tasso di disoccupazione, storico tallone d’Achille dell’economia spagnola, è in calo, pur rimanendo ben al di sopra della media UE: 10,5 per cento ad agosto 2025 e 10 per cento nello stesso periodo di quest'anno. Nei sondaggi però i socialisti del PSOE sono dati intorno al 26 per cento, mentre il PP (conservatori) al 33 per cento e l'estrema destra di Vox al 18 per cento. Con numeri simili il PP e Vox dovrebbero ottenere una maggioranza schiacciante alle Corti Generali (il parlamento spagnolo), persino più di quanto avesse l’allora leader del PP Mariano Rajoy nella X legislatura. Le elezioni, che si terranno il 29 novembre, potrebbero avere effetti molto profondi su un paese in forte polarizzazione dal 2017, anno del referendum (dichiarato illegale dal Tribunale costituzionale) sull’indipendenza della Catalogna.

Il problema, spiega Antonio Losada Trabada, ordinario di Scienza politica all’Università di Santiago di Compostela, "non è tanto la creazione della ricchezza, quanto come essa viene redistribuita. Si discute di questo oggi. C’è una fetta significativa di elettori che, per ragioni varie, pensa che la redistribuzione della ricchezza venga fatta a favore di tutti fuorché loro. Costoro però ritengono di avere più diritto a tale redistribuzione. Perché? Perché loro sono veramente spagnoli".

Per Vox il nesso tra le difficoltà economiche dei cittadini e immigrazione illegale è lampante. Come ha dichiarato a febbraio un influente deputato del partito alle Corts Valencianes, il giurista David Muñoz Pérez, "siamo di fronte a un’invasione migratoria promossa dalla Moncloa [sede della presidenza del governo], con conseguenze nefaste pagate dai cittadini: una carenza di alloggi, una saturazione di servizi pubblici come la sanità o l’istruzione, un deterioramento delle condizioni di lavoro, un welfare che non arriva agli spagnoli, l’aumento dell’insicurezza e della delinquenza nei nostri quartieri".

Secondo il partito di estrema destra, fondato alla fine del 2013, la Spagna deve adottare una politica migratoria "chiara e ferma", rimpatriando tutti gli immigrati che risiedono in Spagna illegalmente, "garantendo così il rispetto della legalità e la protezione del nostro stato del benessere". "Vox ha trasformato i migranti nel capro espiatorio di tutti i mali della Spagna" dice Rafa, barista trentenne, anche lui dell’area di Madrid. Ecco perché alle prossime elezioni voterà per il PSOE, "anche se a me Sánchez non piace minimamente. Pensa solo al potere".

In effetti l’immagine del presidente del governo, alla Moncloa dal 2018, si è molto appannata nell’ultimo periodo. La bocciatura al Congresso dei due decreti per alleviare la gravissima crisi degli alloggi che attanaglia il paese (simboleggiata dalla vicenda di Maricarmen Abascal, una ottuagenaria invalida sfrattata dalla sua casa di Madrid dove risiedeva da ben 71 anni, e che è venuta a mancare pochi giorni dopo, questo mercoledì) è stata solo l’ennesimo inciampo di un governo fragile, privo di una maggioranza solida, bersagliato dagli scandali, anche familiari. E dagli attacchi sempre più duri dell’opposizione di destra e soprattutto estrema destra.

Sia chiaro: non è solo colpa di Sánchez. Si pensi all’Andalusia, nella Spagna del sud. Un tempo era il granaio di voti del PSOE, ma dal 2019 ha una giunta di centrodestra guidata da Juan Manuel (detto Juanma) Moreno Bonilla. "Il declino del PSOE in Andalusia è stato causato soprattutto da pratiche clientelari e da casi di corruzione che il partito non ha affrontato in modo esemplare, e ha raggiunto il suo apice in un momento in cui il PP ha saputo presentare un candidato che non suscitava repulsione, e in cui Vox è diventato un tale richiamo che quello andaluso è stato il primo parlamento [regionale] in cui è riuscito a ottenere rappresentanza", spiega Rafael Durán Muñoz, professore di scienza politica all’Università di Malaga. "Da allora l’immagine di cordialità che Moreno Bonilla ha saputo trasmettere gli ha permesso di evitare di essere considerato responsabile del deterioramento dei servizi pubblici, peraltro molto apprezzati dai cittadini".

Ma non tutti i politici appaiono agli elettori cordiali come il presidente della giunta andalusa. "Ormai la politica spagnola mi ricorda il pugilato" dice Rafa, che come Manuel si considera un centrista. Ha fatto il giro del web il durissimo scontro tra Santiago Abascal, leader di Vox, e Sánchez: a seguito dei ben noti fatti di Ceuta, Abascal ha accusato il governo di tradimento, e di aver trasformato la Spagna in un "protettorato del Marocco" (accusa bizzarra, specie se si considera che è esistito un Protettorato spagnolo del Marocco sino al 1956), chiedendo di attivare l’articolo 102 della Costituzione spagnola, così da far processare Sánchez e i membri del suo gabinetto dalla sezione penale del Tribunale Supremo; Sánchez ha risposto accusando Vox di essere "una minaccia per la democrazia" e di diffondere solo odio, disinformazione e xenofobia, concludendo con la frase a effetto "io sarò un cane [come lei dice], ma non ho un padrone".

Ma a prescindere dalla sua fondatezza, la comunicazione di Vox funziona molto bene, specie sui social media, e per gli esperti questo spiegherebbe almeno in parte la crescita nei sondaggi del partito di estrema destra, in un paese dove, peraltro, si passa tanto tempo sullo smartphone. Si tratta di una comunicazione semplice, ripetitiva, a sensazione, focalizzata (come accade del resto in molte altre parti d’Europa) su pochi messaggi facili da memorizzare. Perfetta in un paese polarizzato e spaventato.

Luiz Peres è professore di giornalismo all’Università Autonoma di Barcellona, specializzato in comunicazione politica. "In tutto il mondo i messaggi dei partiti politici con un’ideologia di estrema destra hanno trovato nei social network il terreno ideale, un modo di comunicare che fa al caso loro e che, in qualche modo, diventa virale", spiega Peres. "In Spagna alcuni messaggi dell’estrema destra, proprio perché sono così grossolani e semplicistici, finiscono per riscuotere ampio consenso, perché in qualche modo offrono risposte semplici a problemi complessi".

Un esempio è il concetto di remigrazione. "Da un punto di vista giuridico è incostituzionale, contrario alla Dichiarazione dei diritti umani. È praticamente inaccettabile in un contesto di normalità politica. Ma è una parola. Facciamo la remigrazione. Magari non lo faranno, magari non ha alcun senso, ma il titolo per i media c’è, e ha un forte impatto comunicativo", aggiunge Peres.

Sánchez però ha un'astuzia politica non comune. E proprio sciogliendo le Camere dopo la bocciatura dei due decreti sulla crisi degli alloggi per andare a nuove elezioni il 29 novembre, il leader socialista ha cercato di riorientare il dibattito. In linea con le proteste scatenate dal caso Maricarmen che da giorni agitano (quasi sempre pacificamente) il paese, con centinaia di migliaia di spagnoli nelle strade e nelle piazze.

Osserva il politologo Rafael Durán Muñoz: "La preoccupazione per la questione abitativa è trasversale a tutta la cittadinanza, indipendentemente dall’età, dal sesso e dall’appartenenza politica. Certamente, è un tema che preoccupa maggiormente i potenziali elettori di sinistra rispetto a quelli di destra, ma c’è anche un ampio settore della cittadinanza che decide il proprio voto (e persino se votare) nel periodo che intercorre tra la convocazione delle elezioni e il giorno delle urne". Uno di questi cittadini è Natalia, che tra meno di due mesi potrà scegliere se recarsi alle urne o meno, ed eventualmente chi votare. Saranno persone come lei a decidere il futuro della Spagna, rendendo possibile il trionfo del centrodestra oppure dando un’insperata vittoria al centrosinistra.

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