Cos’è successo nell’incidente tra treni in Spagna: il guasto, gli errori della centrale e il segnale rosso
Almeno 68 persone sono morte e decine sono rimaste ferite nello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto nella mattinata di mercoledì 28 ottobre nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo. Il bilancio è purtroppo provvisorio e potrebbe aggravarsi con il proseguire delle operazioni di soccorso. La collisione ha coinvolto un treno AVE di Renfe e un convoglio della compagnia privata Iryo, entrambi diretti a Siviglia. Secondo le informazioni diffuse dalla Delegazione del governo in Castiglia-La Mancia, 40 delle vittime viaggiavano sull'Iryo e 24 sull'AVE.
A bordo di uno dei convogli risulterebbero cinque italiani: quattro di loro stanno bene, mentre sono in corso verifiche sul quinto. Tra le vittime c'è anche Fátima Báñez, ex ministra dell'Occupazione e della Sicurezza Sociale nei governi di Mariano Rajoy. Le prime ricostruzioni indicano un possibile problema al sistema di segnalamento e un eventuale errore umano, ma le cause dell'incidente devono ancora essere accertate.
La dinamica dell'incidente in Spagna tra i due treni
Lo scontro è avvenuto nella mattinata di mercoledì 28 ottobre, lungo la linea ferroviaria ad alta velocità tra Madrid e Siviglia, nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo. Un treno AVE di Renfe, partito da Madrid alle 8, ha urtato un convoglio della compagnia privata Iryo che si trovava fermo sui binari.
Le prime ricostruzioni hanno indicato un possibile problema al sistema di segnalamento. Secondo quanto riportato dai media spagnoli, intorno alle 8:38 il personale dell'Iryo avrebbe comunicato alla centrale operativa di non riuscire a ripartire. Questo messaggio, secondo le ricostruzioni pubblicate, potrebbe non essere stato trasmesso al macchinista del treno Renfe.
Una nuova ricostruzione è arrivata dal ministro dei Trasporti spagnolo, Óscar Puente, stando a quanto riferito da El País. Intorno alle 8:30, il sistema di sicurezza LZB sarebbe andato in avaria a causa di un problema di comunicazione tra tre computer della rete, provocando l'arresto automatico dei treni in transito su un tratto di 63 chilometri. La gestione sarebbe quindi passata al centro di controllo di Adif a Madrid-Atocha.
Puente ha inoltre riferito che la centrale operativa avrebbe impartito diverse disposizioni errate prima dell'incidente. In uno degli episodi citati, un macchinista avrebbe dovuto correggere l'operatore, che aveva ordinato ai treni fermi nella zona di riprendere la marcia a velocità normale. Il conducente gli avrebbe fatto notare che avrebbero invece dovuto procedere secondo il regime di "marcia a vista", che impone di adeguare la velocità a ciò che si vede lungo il percorso e prevede un limite massimo di 40 km/h.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministro, il centro di controllo avrebbe poi autorizzato la ripartenza dell'AVE nonostante fosse presente un segnale rosso che la impediva. Tra le 8:36 e le 8:52, il treno Renfe avrebbe percorso 25 chilometri a circa 200 chilometri orari prima di urtare l'Iryo fermo. Puente ha definito "inspiegabile" la decisione del centro di controllo.
L'ingegnere José María Goicolea, rappresentante dell'Associazione degli ingegneri delle opere pubbliche, ha invitato alla cautela ma ha dichiarato che, "con tutte le riserve, tutto fa pensare a un errore umano". Ha anche sottolineato che "questo tipo di guasti non è davvero abituale".
La ricostruzione fornita dal ministro aggiunge quindi elementi sulle decisioni prese dalla centrale operativa prima dello scontro. Resta da verificare, nell'ambito dell'inchiesta, come siano state impartite le disposizioni e quale ruolo abbiano avuto il guasto al sistema di sicurezza e le comunicazioni tra i convogli e il centro di controllo.

Quante sono le vittime: il bilancio provvisorio
Il bilancio provvisorio è salito ad almeno 68 morti, secondo quanto confermato dal presidente della Castiglia-La Mancia, Emiliano García-Page, che teme un ulteriore aumento. Secondo gli aggiornamenti di El País, sono 58 i feriti ricoverati, 15 dei quali in condizioni molto gravi. Altri circa 50 feriti lievi sono assistiti nei palazzetti di Urda e Consuegra. García-Page ha parlato complessivamente di circa 80 feriti. I soccorritori stanno lavorando tra le carrozze più danneggiate per assistere i passeggeri e recuperare le persone rimaste intrappolate.
Secondo le informazioni diffuse sul posto, tutte le 24 vittime individuate sul treno AVE si trovavano nella carrozza di testa. Due delle tre carrozze dell'Iryo risultano gravemente danneggiate. Le operazioni di soccorso proseguono anche per verificare la presenza di altre persone tra i resti dei vagoni.
Tra le vittime del treno Iryo c'è anche Fátima Báñez, ministra dell'Occupazione e della Sicurezza Sociale durante i due governi guidati da Mariano Rajoy, dal dicembre 2011 al giugno 2018. Dopo aver lasciato la politica nel 2018, in seguito alla mozione di sfiducia che portò Pedro Sánchez alla presidenza del governo, aveva avviato un'attività imprenditoriale.
Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, Guardia Civil, Protezione civile e personale sanitario, con elicotteri e unità mobili di terapia intensiva. Le autorità hanno inoltre invitato la popolazione a donare sangue per sostenere gli ospedali impegnati nell'assistenza ai feriti. L'Unità militare di emergenza spagnola (UME) ha raddoppiato il dispositivo dispiegato nella zona, portando a 200 il numero dei militari impegnati nella ricerca e nel soccorso delle persone intrappolate.
Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato di essere in contatto con il ministro dei Trasporti Óscar Puente e con García-Page. In un messaggio pubblicato sui social ha scritto: "I servizi di emergenza stanno lavorando sul posto per assistere le persone coinvolte e garantire la loro sicurezza, in coordinamento con tutte le autorità competenti". Sánchez ha poi rivolto "pensieri, solidarietà e sostegno a tutte le vittime e alle loro famiglie". Il premier ha annunciato che si recherà sul luogo dell'incidente nel pomeriggio, accompagnato dal ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska.
Il racconto dei sopravvissuti: "È stato un impatto violentissimo"
Tra i passeggeri del treno AVE di Renfe c'era Jesús, che viaggiava nella seconda carrozza. Intervistato da Cadena SER, ha raccontato di essere stato colto di sorpresa dall'urto mentre lavorava al computer. "Stavo lavorando tranquillamente con il mio portatile e all'improvviso c'è stata una specie di frenata. Sono volati tutti", ha spiegato.
Nei primi istanti, ha raccontato, i passeggeri non avevano capito cosa fosse successo. "Abbiamo preso un colpo molto forte e abbiamo cominciato ad aiutare le persone che stavano peggio. Il treno era inclinato sulla linea e avevamo paura che potesse ribaltarsi". Jesús ha riportato una possibile frattura al naso e un taglio a una mano, ma ha sottolineato di essere stato fortunato rispetto a chi si trovava nelle carrozze più danneggiate: "Ho avuto molta fortuna. Niente in confronto alle persone che erano nella parte peggiore del treno".
Dopo essere uscito dal convoglio, il passeggero ha cominciato ad aiutare i feriti e a collaborare con i soccorritori. "Ci sono molti feriti e ci sono morti. C'è bisogno che venga molta gente, perché ci sono tantissimi feriti. Siamo in mezzo alla campagna ed è complicato, ma è una situazione di emergenza assoluta", ha detto durante l'intervista.
Jesús si trovava accanto a una carrozza finita lungo il terrapieno. "È ribaltata e completamente distrutta. È quella che ha subito le conseguenze peggiori", ha raccontato. Molti passeggeri sono stati evacuati attraverso i finestrini e, prima dell'arrivo di tutte le squadre di soccorso, i viaggiatori hanno cercato di aiutare chi era rimasto ferito. "Continuiamo a tirare fuori persone dai finestrini. Abbiamo cercato di fare tutto quello che potevamo".

Il sopravvissuto ha descritto anche il senso di impotenza provato durante i soccorsi: "Cerchi di fare tutto quello che puoi per aiutare, ma ci sono situazioni molto dure".
Anche Miguel Ángel Pérez Laguna, giornalista che viaggiava in una delle ultime carrozze dell'AVE, ha raccontato a Capital Radio la violenza dell'impatto. "Il colpo è stato fortissimo", ha detto. Il giornalista ha aggiunto di aver visto la struttura del treno Iryo "volare da una parte all'altra" dopo la collisione.
Anche un passeggero che viaggiava nella carrozza numero 7 dell'Iryo ha descritto a El Mundo la devastazione provocata dall'urto. "È un relitto contorto. È come se fosse esplosa una bomba", ha raccontato. Secondo la sua testimonianza, diverse carrozze erano deragliate: quelle dalla numero 1 alla 4 o 5 sarebbero state coinvolte nell'impatto, mentre alcune carrozze dell'AVE si sarebbero ritrovate nella zona occupata dal convoglio Iryo.
Un sacerdote di Consuegra, cittadina a pochi chilometri dal luogo dell'incidente, ha raccontato di essere arrivato sul posto intorno alle 10 e di aver impartito l'estrema unzione a due persone vicino ai binari. "Ciò che mi sono trovato davanti era infernale: molte vittime, in condizioni davvero orribili. Si trattava per lo più di giovani. Non mi ero mai trovato di fronte a una situazione del genere", ha riferito a El País.