Le disuguaglianze tra famiglie più ricche e famiglie più povere in Italia non accennano a diminuire. E il divario tra i redditi è più alto che in altri Paesi, soprattutto nel Sud e nelle Isole. L'analisi dell'Istat contenuta nel rapporto ‘Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie – Anno 2018', si basa sull'indice di Gini, una delle misure principalmente utilizzate nel contesto europeo per valutare la disuguaglianza tra i redditi degli individui.

Sulla base dei redditi netti senza componenti figurative e in natura (secondo la definizione armonizzata a livello europeo), nel 2017, il valore stimato per l'Italia è pari a 0,334, stabile rispetto al 2016 e più alto rispetto agli altri grandi Paesi europei (Francia con 0,285 e Germania con 0,311). Nella graduatoria crescente dei Paesi dell'Ue28 per i quali è disponibile l'indicatore (25 paesi), l'Italia occupa la ventunesima posizione. In Italia l'indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,346) rispetto al Centro (0,326), al Nord-ovest (0,312) e al Nord-est (0,289).

Cresce il reddito medio ma non calano le disuguaglianze

Nel 2017 il reddito netto medio delle famiglie (31.393 euro annui) cresce ancora sia in termini nominali (+2,6%) sia come potere d'acquisto (+1,2%). Ma la disuguaglianza non si riduce: il reddito totale delle famiglie più abbienti continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere. Pur restando molto elevata, nel 2018 la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale si riduce rispetto al 2017 (a 28,9% da 27,3%) per una minore incidenza di situazioni di grave deprivazione materiale. La quota di individui a rischio povertà resta ferma al 20,3%. Rispetto all'anno precedente, nel 2017 i redditi familiari medi in termini reali (esclusi gli affitti figurativi) sono cresciuti di più al Centro (+1,5%) e nel Nord-ovest (+1,4%) rispetto al Mezzogiorno (+1,1%) e al Nord-est (+0,6%). I maggiori incrementi si osservano per le coppie senza figli (+3,2%) e per le persone sole (+2,6%), seguono le coppie con figli (+1%); in riduzione invece i redditi familiari reali per le famiglie monogenitore (-1,1%).

Nonostante la crescita registrata nel 2017, la contrazione complessiva dei redditi rispetto al 2007, anno che precede il manifestarsi dei primi sintomi della crisi economica, resta ancora notevole, con una perdita in termini reali pari in media all'8,8% per il reddito familiare e al 6,8% per il reddito equivalente (che tiene conto delle economie di scala, rendendo confrontabili i livelli di reddito di famiglie di diversa numerosità).

Redditi ridotti per le famiglie più numerose

A livello territoriale la contrazione del reddito familiare è pari all'11,9% nel Mezzogiorno, all'11% nel Centro, al 6,7% nel Nord-ovest e al 6% nel Nord-est. Guardando alle diverse tipologie familiari, rispetto al 2007, la diminuzione dei redditi familiari in termini reali è più alta per le famiglie più numerose (rispettivamente -8,2%, -11,4% e -14% per le famiglie con tre, quattro e cinque o più componenti), mentre è decisamente più contenuta per le famiglie con due componenti (-1,8%); si osserva invece un lieve incremento per le famiglie con un solo componente (+0,7%).

"Per confrontare le condizioni economiche delle famiglie di proprietari e inquilini (un quinto delle famiglie) è opportuno considerare nel calcolo del reddito disponibile anche l'affitto figurativo delle case di proprietà, in usufrutto o uso gratuito – spiega l'Istat – Nel 2017, il reddito familiare inclusivo degli affitti figurativi è stimato in media pari a 36.293 euro; l'incremento in termini reali è pari all'1,7%, presentando, in virtù della crescita degli affitti figurativi (+4,8% rispetto al 2016), un aumento più elevato di quello registrato per il reddito familiare al netto di questa componente. Il reddito equivalente, inclusivo della componente figurativa, è cresciuto invece dell'1,8% in termini reali".

Poiché la distribuzione dei redditi è asimmetrica, la maggioranza delle famiglie ha percepito un reddito inferiore all'importo medio. Calcolando il valore mediano, ovvero il livello di reddito che separa il numero di famiglie in due metà uguali, si osserva che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha un reddito non superiore a 25.426 euro (2.120 euro al mese), con un incremento dell'1,3% in termini nominali (ma sostanzialmente invariato in termini di potere d'acquisto) rispetto al 2016, quando metà delle famiglie aveva percepito un reddito non superiore a 25.091 euro. Le famiglie del Nord-est dispongono del reddito mediano più elevato (29.785 euro), seguite da quelle del Nord-ovest, del Centro e del Mezzogiorno, con livelli del 93%, 88% e 73% rispetto a quello del Nord-est.

Il livello del reddito mediano varia in misura significativa anche in base alla tipologia familiare. Le coppie con figli raggiungono i valori più alti con 37.189 euro (3.100 euro al mese), trattandosi nella maggior parte dei casi di famiglie con due o più percettori (2,2 percettori in media). Le coppie con tre o più figli percepiscono un reddito mediano (35.732 euro) più basso di quello osservato sia per le coppie con un solo figlio (36.823 euro) sia per quelle con due (37.821 euro). Le famiglie monogenitore presentano un reddito mediano pari a 26.436, inferiore di circa 10.750 euro a quello delle coppie con figli. Gli anziani che vivono soli nel 50% dei casi non superano la soglia di 15.376 euro (1.281 euro mensili), 2.794 euro in meno circa rispetto ai single in età attiva (un differenziale di circa 230 euro al mese).

Anche le coppie senza figli percepiscono un reddito mediano più basso se la persona di riferimento è anziana (26.015 contro 32.551 euro delle coppie senza figli più giovani). Il livello di reddito mediano delle famiglie con stranieri è inferiore di 6.780 euro rispetto a quello delle famiglie composte solamente da italiani. Le differenze relative si accentuano passando dalle ripartizioni del Nord al Mezzogiorno, dove il reddito mediano delle famiglie con almeno uno straniero e' pari al 58% di quello delle famiglie di soli italiani.