Il drammatico contatore delle imprese che spariscono: oltre 4mila nel 2013

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Nei primi tre mesi dell’anno hanno chiuso 4.218 società, il 13% in più rispetto allo stesso periodo del 2012. In media falliscono 43 imprese al giorno. Numeri drammatici diffusi da una ricerca de Il Sole 24 Ore, in collaborazione con Cerved Group.

La crisi economica potrebbe portare il nostro Paese a registrare un nuovo, non invidiabile record. Da inizio anno, ben 4.218 imprese sono fallite, un numero del 13% superiore rispetto allo stesso periodo del 2012. Sono i numeri diffusi oggi dal Sole 24 Ore, che rilancia un'analisi del Cerved, gruppo specializzato nell'analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito. A parte la congiuntura che accinge un po' tutta l'Eurozona, a causare la chiusura dei battenti di così tante aziende sarebbe l'aumento sostanziale delle tasse, il perdurare dei problemi riguardanti l'accesso al credito e i ritardi per i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Problema quest'ultimo che dovrebbe essere risolto a breve, dal momento che il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che sblocca 40 miliardi di euro per le imprese.

Il peggioramento è costante con sempre più aziende costrette a portare i libri in tribunale. Secondo i dati del quotidiano economico, nel 2012 hanno chiuso ben 12442 imprese, circa 1000 al mese, in media 34 al giorno registrando così un +2,3% su base annuale (2011) e +32% sul 2009, l'anno dell'inizio dei guai per l'economia mondiale.  Se non bastassero queste cifre, si potrebbe osservare che nel solo quarto trimestre dell'anno il dato (3.596) è il peggiore dal 2008. Ma nel 2013 la media quotidiana è anche peggiorata, con 43 istanze di fallimento al giorno. Le regioni che sentono più di tutte i morsi della crisi sono sicuramente Friuli-Venezia Giulia e Marche dove oltre il 4% di tutte le imprese ha dichiarato fallimento.

"Purtroppo le nostre rilevazioni continuano a consegnare un quadro di crisi che non accenna a cambiare" lo afferma Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group. "Quel che è peggio è che sulle istanze di fallimento la crisi avrà un'onda lunga, con effetti che si sentiranno con ogni probabilità anche quando arriverà la tanto agognata ripresa". De Bernadis sottolinea inoltre come siano in peggioramento anche gli "indicatori più tempestivi delle istanze di fallimento". In particolare, il riferimento è ai dati sui protesti e ai ritardi dei pagamenti. Nel 2012 sono state circa 47.000 le società protestate, mentre l'allungamento dei tempi di pagamento (circa 2 mesi rispetto alle scadenze concordate) ha riguardato circa il 7,1% delle aziende.

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