Gli immobili pubblici valgono 340 miliardi. “Servono a ridurre il debito”
Crolla il mercato degli immobili: nel secondo trimestre le convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari risultano in calo del 23,6% su base annua. Lo rileva l'Istat con riferimento a dati sulla statistica notarile. Le cosa vanno meglio, invece, per il bene "mattone" pubblico. Il valore di mercato degli immobili dello Stato è di circa 340 miliardi di euro. Lo ha detto Francesco Parlato, della Direzione finanza e privatizzazioni del Tesoro, nel corso di un'audizione alla Camera, aggiungendo che il censimento del patrimonio pubblico ha come obiettivo la sua valorizzazione e dismissione «per la riduzione del debito pubblico» ha aggiunto il direttore del dipartimento del Tesoro.
La dismissione del patrimonio pubblico è un'operazione complessa ma rappresenta uno sforzo imprescindibile per la riduzione del debito pubblico. Operazioni ‘massive' e indifferenziate di privatizzazione e di vendita di asset pubblici non coincidono con una strategia di massimizzazione e tutela del valore. Si punta quindi su un meccanismo sostenibile e credibile, basato sulla maggiore conoscenza degli asset e sul progressivo accesso al mercato grazie all'attivazione di idonei strumenti finanziari".
I 340 miliardi di euro di stima si ottengono «valutando gli immobili dello Stato sulla base del valore di bilancio (circa 55 mld) e dei prezzi medi di mercato elaborati dall'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia del Territorio (circa 285 miliardi)» ha detto Parlato. A queste proprietà demaniali, vanno aggiunti 760.000 terreni, per una superficie di 1,3 milioni di ettari e un valore stimato «nell'ordine di 300 miliardi di euro», ha aggiunto. Parlato ha poi comunicato che «presto sarà emanato un decreto del ministero dell'Economia per la costituzione della società di gestione del risparmio», legato alla manovra estiva del 2011 che era stata varata dal Governo Berlusconi.
Parlato ha inoltre specificato che le amministrazioni pubbliche detengono partecipazioni in circa 7.300 società, di cui 6.000 sono dirette. L’80% delle partecipazioni è detenuto dagli enti territoriali. Lo Stato centrale possiede il 3% del totale.