Gli uomini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle di Bari, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo pugliese, hanno notificato questa mattina 21 avvisi di garanzia, 20 dei quali nei confronti di altrettanti funzionari e dirigenti di BNL Paribas (ex Banca Nazionale del Lavoro) e uno al rappresentante legale pro tempore della società di trasporto pubblico pugliese Ferrovie Sud Est s.r.l., società ora incorporata nel gruppo Ferrovie dello Stato. Tra gli indagati c'è anche Fabio Gallia, all’epoca dei fatti contestati amministratore delegato dell’istituto bancario, successivamente passato come amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, dal 2015 al 2018, ed oggi alla guida di altre società. Le ipotesi di reato contestate per tutti è quella di bancarotta fraudolenta preferenziale in favore di Ferrovie Sud Est e bancarotta fraudolenta impropria.

L'accusa: crediti milionari a Ferrovie Sud Est s.r.l.

Secondo l'accusa gli indagati della BNL avrebbero fornito crediti per milioni e milioni di euro a Ferrovie Sud Est s.r.l. nonostante la società versasse in condizioni economico-finanziarie disastrose; i fatti si riferiscono al periodo tra il 2009 e il 2017 e, come emerse da un'analisi dei conti di FSE effettuata nel 2016 da Deloitte (azienda di servizi di consulenza e revisione tra le più importanti del mondo) la società aveva accumulato nel corso degli anni 311 milioni di euro di debiti e 1.400 cause di lavoro. Ferrovie Sud Est – spiegava Linkiesta – aveva "1.393 dipendenti, la più bassa percentuale di sbigliettamento e nessun controllore o quasi, treni dall’età media di oltre vent’anni e locomotori del 1959. E ancora: locomotive comprate come rottami dalle ferrovie tedesche, vendute e rigenerate da un’azienda polacca e ricomprate a peso d’oro – 23 milioni di euro – per non essere mai utilizzate, così come del resto altri tre treni (5,6 milioni), 90 autobus e tre parcheggi da sei milioni di euro". Ad aggravare un quadro economico disastroso i 272 milioni di euro di servizi esternalizzati, la metà dei quali per spese legali, amministrative e di consulenza, a fronte di un fatturato di "appena" 150 milioni di euro. Tra gli incarichi spiccavano quelli ad amici e parenti e persino all'amministratore unico dell'azienda, Luigi Fiorillo, che tra il 2004 e il 2005 si sarebbe affidato incarichi per 13,7 milioni di euro.

Ebbene, nonostante Ferrovie Sud Est s.r.l. non versasse in condizioni economico-finanziarie floride dirigenti e funzionari avrebbero dato il via libera all'erogazione di crediti milionari che l’ex amministratore Fiorillo avrebbe usato per sostenere ingenti e sproporzionate spese indebitando ulteriormente la società, contribuendo in questo modo ad impoverire le casse di FSE. A partire dal 2012, poi, gli indagati avrebbero rimodulato i rapporti bancari a proprio beneficio, determinando il rientro della propria posizione di creditori in danno della massa degli altri creditori. Le condotte contestate risalgono agli anni che vanno dal 2009 al 2016, ma i reati di bancarotta ipotizzati sono datati 16 gennaio 2017, data di ammissione al concordato.

I ventuno avvisi di garanzia notificati oggi sono derivati da un'indagine che, nel 2018, portò all’interdizione di Giuseppe Maria Pignataro, responsabile Mercato pubblica amministrazione direzione centrale di Bnl-Paribas di Roma, all’epoca indagato in concorso con Fiorillo e altri due funzionari della filiale di Bari, Fabio Ferretti e Vito Colaprico. Come ricorda Il Fatto Quotidiano "i successivi accertamenti disposti dalla magistratura barese, con consulenze tecniche affidate ai commercialisti Massimiliano Cassano e Leo De Luca, hanno consentito di individuare le presunte responsabilità nei confronti degli altri vertici della banca, compreso l’allora ad Gallia, che ha firmato tutte le delibere, dal 2012 al 2015, di rimodulazione delle linee di credito a favore dell’istituto di credito". Secondo gli inquirenti Pignataro sarebbe stato il vero “promotore e artefice della concessione dei finanziamenti e delle linee di credito in favore della società pubblica”. Gli altri dirigenti sono indagati per aver proposto i contratti o dato pareri favorevoli agli stessi.