La Cina ha prodotto oltre 1.600 documenti che attestano la cause di forza maggiore per proteggere le aziende dai danni legali derivanti dal focolaio del coronavirus (COVID-19)Il China Council for the Promotion of International Trade (CCPIT) ha emesso 1.615 certificati fino a venerdì, 14 febbraio, per le aziende che operano in oltre 30 settori, per un valore contrattuale totale di 109,9 miliardi di yuan (circa 13 miliardi di euro). Il documento esonera le aziende dall'obbligo di adempiere totalmente o in parte ai propri obblighi contrattuali, dimostrando di subire circostanze che esulano dal loro controllo. L'epidemia COVID-19 ha ritardato la produzione per alcune società, poiché le misure di quarantena hanno impedito a molti operai di tornare ai loro posti di lavoro. Secondo il CCPIT, alcune aziende hanno presentato il certificato ai loro clienti e si sono accordate su una data successiva per evadere gli ordini senza dover affrontare responsabilità legali.    Un'azienda manifatturiera nella provincia di Zhejiang, in Cina orientale, è stata la prima ad ottenere il certificato il 2 febbraio per giustificare la mancata evasione di un ordine di 2,4 milioni di yuan all'estero, che avrebbe potuto comportare un risarcimento di 30 milioni di yuan.

In questo quadro l'Italia rischia di pagare un conto salatissimo. Nomura, importantissima banca d'affari giapponese, prevede che in seguito all’epidemia il nostro paese – che già cresce poco – quest’anno potrebbe finire in recessione con un Pil in calo dello 0,1% nello scenario migliore. In quello peggiore si arriva addirittura a -0,9 per cento. Lo scenario di base relativo alla zona euro presuppone che le misure di blocco della Cina durino solo fino alla fine di febbraio e che i contagi siano quasi interamente limitati al paese asiatico. In questo caso ci si attende solo un “modesto” impatto sull’economia europea, con la Germania che subirà un calo delle esportazioni. La diminuzione della spesa turistica dovrebbe invece avere un impatto negativo sulla crescita soprattutto in Italia, sostengono gli analisti del gruppo giapponese. "Prove aneddotiche sull’Italia suggeriscono che il paese ha già subito migliaia di cancellazioni negli ultimi giorni”, si legge nel rapporto. “Prenotazioni sono in calo in destinazioni turistiche come la Toscana e Venezia, mentre Milano, secondo il sindaco, sta perdendo 4 milioni di euro al giorno in vendite mancate e prenotazioni cancellate”. Quindi, “considerato il basso tasso di crescita da cui l’Italia parte quest’anno, ci aspettiamo che il Paese entri in recessione nel 2020, con un Pil in calo dello 0,1% nell’anno (molto al di sotto dello 0,6% previsto dal governo)”. Se da uno scenario base si passa ad uno negativo il calo è di 0,2% mentre nel peggiore dei casi si arriva a -0,9%.