L'emergenza per l'epidemia causata dal coronavirus rischia di avere effetti nefasti prima di tutto sulla nostra economia. È quanto prevede la banca d'affari giapponese Nomura in un rapporto.

Secondo il dossier l'Italia ha un'alta probabilità di scivolare in recessione nel 2020 a causa della diffusione del Covid-19. Per il nostro Paese Nomura stima un calo del Pil dello 0,1% quest'anno. Un passivo che sarebbe destinato a diventare dello 0,2% in caso di scenario negativo e, addirittura, dello 0,9% nell'eventualità che si materializzasse lo scenario peggiore in assoluto. Il governo italiano ha come obiettivo di crescita per quest'anno un tasso dello 0,6%.

Come vi abbiamo infatti raccontato qui, oltre al problema sanitario, e al numero di contagiati, che cresce ogni giorno di più, esiste un serio rischio che l'epidemia da coronavirus inneschi una crisi economia globale, considerando i grandi eventi cancellati, il blocco dei voli, e il congelamento del settore turistico. E le relazioni commerciali Italia-Cina fino ad ora sono state intensissime, pari a 44 miliardi di euro all’anno. Secondo l'Eurostat, nel 2018, anno dell'ultima analisi disponibile, l'Italia ha esportato in Cina beni per poco più di 13 miliardi di euro. Mentre i beni importati ammontano a circa 31 miliardi di euro.

Secondo il ministero per lo Sviluppo economico, prendendo in esame il nostro export, la Cina nel 2018 era nona nella classifica, (il 2,8 per cento dell'export totale); ed era terza tra i Paesi di provenienza del nostro import, dopo Germania e Francia, (con un valore pari al 7,3 per cento del totale).

Lo scenario di base relativo alla zona euro, spiega il rapporto, presuppone che le misure di blocco della Cina durino solo fino alla fine mese e che le infezioni da Covid-19 saranno principalmente confinate in Cina. In questo caso ci si aspetta solo un "modesto" impatto sull'economia dell'area, con la Germania tra i Paesi più colpiti nelle esportazioni e nella catena di approvvigionamento.

Il calo della spesa turistica dovrebbe invece avere un impatto negativo sulla crescita soprattutto in Italia, scrivono ancora gli analisti del gruppo giapponese: "Prove aneddotiche sull'Italia suggeriscono che il paese ha già sperimentato migliaia di cancellazioni negli ultimi giorni. Prenotazioni sono in calo in destinazioni turistiche come la Toscana e Venezia, mentre Milano, secondo il sindaco, sta perdendo 4 milioni di euro al giorno in vendite mancate e prenotazioni cancellate".

Nomura ha quindi rivisto al ribasso dello 0,3% il Pil per il primo trimestre di Germania e Francia, dello 0,2% dell'Italia e dello 0,1% della Spagna. Il basso tasso di crescita del nostro Paese gioca però a sfavore delle statistiche, facendo scivolare l'economia in recessione già nello scenario meno pessimistico. In quello negativo, in cui misure di blocco proseguono fino alla fine di aprile, l'economia dell'area euro soffrirà del rallentamento più prolungato e più acuto dell'economia cinese con un ulteriore indebolimento del commercio e ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento.

"In questo scenario vediamo Germania e Italia come i paesi più esposti, con Francia e Spagna che soffrono di meno". Nello scenario più grave le misure di blocco della Cina proseguono invece per l'intero semestre 2020. Se l'infezione dovesse diventare pandemia, la paura probabilmente aumenterebbe drammaticamente in Europa e l'attività in tutti i settori della vita economica ne risentirebbe in modo significativo. Sia la Germania che l'Italia cadrebbero in questo caso in recessione nel 2020 e non sarebbe escluso un ulteriore allentamento della politica monetaria, compresi tassi di interesse più bassi e, probabilmente, passi avanti nel programma di acquisto da parte della Bce.

La banca d'affari giapponese evidenzia poi che Pechino sta fronteggiando il peggior rallentamento della propria economia dai tempi della crisi piazza Tiananmen, nel 1989, e rischia di veder scivolare la crescita dell'intero anno ad appena il 3,9% nello scenario peggiore, dal 5,7% che rappresenta la precedente stima di Nomura. Il rapporto evidenzia che il "fattore paura" nella popolazione cinese è palpabile, con persone che evitano luoghi affollati come centri commerciali e ristoranti, riducendo i consumi, che hanno contribuito a quasi tre-quinti della crescita del Pil cinese lo scorso anno. Nel 2019 il Pil cinese era salito infatti del 6%.