Dal bonus nido al bonus bebè, dal congedo per paternità all’assegno universale di natalità. Il governo sta mettendo a punto alcune modifiche al pacchetto famiglia che la manovra dovrebbe in parte rivoluzionare. E non dovrebbe mancare qualche novità, insieme a delle conferme attese dalle famiglie italiane. È il Corriere della Sera a fare il punto della situazione e a spiegare in che modo potrebbero variare i bonus attualmente esistenti per incentivare la natalità e per aiutare le famiglie a sostenere le spese indispensabili per crescere un figlio. Ecco qual è la situazione, punto per punto, a partire dal bonus nido fino ad arrivare al congedo di paternità.

Come cambierà il bonus asilo nido

Il bonus nido oggi viene riconosciuto alle famiglie fino al terzo anno di età del bambino. Bisogna considerare che la retta media degli asili è di circa 500 euro al mese, ma anche più alta nei casi delle grandi città. Il contributo massimo ad oggi previsto è di mille euro l’anno e viene erogato in undici mensilità (con assegni da 90,91 euro). Il bonus vale non solo per l’asilo nido, ma anche per pagare – per chi lo preferisce – il servizio di baby sitting. Dal 2020 il bonus nido potrebbe cambiare ed essere legato al reddito del nucleo familiare. Inoltre, l’importo dell’assegno potrebbe anche aumentare. Si sta pensando a creare tre diverse fasce legate al reddito. Sarebbero, rispettivamente, da 1.500, 2.000 e 3.000 euro. Nel disegno di legge sulla famiglia presentato dal Pd si parla addirittura di un assegno mensile da 400 euro per ogni figlio fino a tre anni: un importo da utilizzare per l’asilo nido o per la baby sitter.

L’assegno universale di natalità

Per i nati a partire dal 2020 dovrebbe essere prevista l’erogazione di un assegno universale di natalità, che viene riconosciuto per i primi 12 mesi di vita. Vale per tutti, anche per i figli di lavoratori autonomi e di partite Iva. L’ipotesi è che venga erogato sulla base di tre fasce di reddito con importi da 80, 120 e 160 euro. Poi l’obiettivo è quello di renderlo strutturale nel 2021. Nella stessa proposta di legge del Pd l’assegno dovrebbe essere da 240 euro per ogni figlio a carico con meno di 18 anni, diventando poi di 80 euro tra i 18 e i 26 anni.

L’aiuto economico dovrebbe andare a tutte le famiglie con un reddito inferiore ai 100mila euro, con un progressivo decremento all'aumentare del reddito del nucleo. Il problema di questa misura è che necessita di molte risorse: si parla di cifre intorno ai 9 miliardi di euro. Una parte potrebbe essere recuperata dai vari assegni per la famiglia già esistenti e dalle detrazioni per i figli a carico finora sparse. Ma il riordino potrebbe non bastare per trovare i fondi necessari per l’assegno universale di nascita.

Il bonus alla nascita e il bonus bebè

Altra misura esistente è il bonus alla nascita: si tratta di 800 euro che vengono erogati indipendentemente dal reddito. Il bonus dovrebbe essere confermato, ma potrebbe sparire il prossimo anno, venendo inglobato dall’assegno di natalità. Lo stesso potrebbe accadere per il bonus bebè che oggi viene attribuito alle famiglie con un Isee inferiore ai 25mila euro. Al momento viene erogato mensilmente fino al compimento di un anno di vita del bambino: si tratta di 960 euro l’anno che aumentano fino a 1.920 per chi ha un Isee inferiore ai 7mila euro. Il nuovo bonus natalità sarebbe simile al bonus bebè ma verrebbe esteso a una platea più ampia, raggiungendo i nuclei con reddito fino a 100mila euro.

Il congedo di paternità

I giorni di paternità obbligatoria sono stati inseriti dal governo Monti nel 2012. Nel 2018 sono stati aumentati a cinque. Ora il ministero della Famiglia, guidato da Elena Bonetti, punta a innalzare ancora questo limite a sette. Anche se la richiesta dell’Ue nei confronti degli stati membri è quella di allinearsi con un minimo di dieci giorni. Anche in questo caso il punto è quello delle risorse da investire: ogni giorno di paternità obbligatoria costa allo Stato circa dieci milioni di euro. Quindi per arrivare ai sette che il governo vorrebbe ottenere nel 2020 servirebbero 70 milioni. Una cifra che potrebbe, comunque, essere trovata per aumentare i giorni per il congedo di paternità.