Un reddito di continuità, pensato per i lavoratori del settore dello spettacolo, che possa aiutare una delle categorie più colpite dalla pandemia di Coronavirus. Si tratterà di un sostegno economico che andrà insieme anche a una serie di novità che potrebbero essere introdotte per questi stessi lavoratori: si parte dall’adeguamento delle tutele in caso di maternità o malattia e dall’innalzamento della retribuzione giornaliera, arrivando a un bonus contributivo per ‘aggiustare’ i contributi pensionistici del 2020 e del 2021 e passando per una riduzione del numero di giornate necessarie per maturare il diritto alla pensione (ora è 120).

Il ddl sui lavoratori dello spettacolo

Il governo sta mettendo a punto un intervento che riguardi i lavoratori dello spettacolo, al fine di creare un nuovo sistema di welfare. Il disegno di legge, come spiega il Sole 24 Ore, dovrebbe essere predisposto in un paio di settimane ed è collegato all’ultima legge di Bilancio: sarà presentato dai ministeri della Cultura e del Lavoro. Il primo giro di consultazioni con le associazioni di settore si è già tenuto e dopo altri incontri il testo provvisorio dovrebbe sbarcare in Parlamento. La proposta sta prendendo forma dopo l’istituzione di un tavolo di lavoro al ministero della Cultura, avvenuta il 24 marzo, in seguito all’indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza portata avanti dalle commissioni Cultura e Lavoro della Camera. In Parlamento sono peraltro già stati depositati otto disegni di legge sul tema.

Le misure per i lavoratori dello spettacolo e il reddito di continuità

Dopo i primi incontri è stato redatto un documento parziale, nel quale si mettono insieme le misure da applicare ai soggetti iscritti al Fondo pensioni dei lavoratori dello spettacolo (Fpls): i lavoratori interessati potrebbero essere circa 300mila. La prima ipotesi di cui si parla è quella del reddito di continuità, ovvero un sostegno temporaneo per i lavoratori di un settore in cui il lavoro è discontinuo. La partenza del provvedimento è prevista per il primo gennaio del 2022 e potrebbe valere anche per i lavoratori subordinati, ma con un limite di reddito che deve ancora essere stabilito (secondo alcune associazioni potrebbe essere fissato a 50mila euro). Una parte del nuovo ddl potrebbe già confluire nel decreto Sostegni bis: si tratterebbe di un bonus contributivo per il 2020 e il 2021, consistente in una riduzione di due terzi dei contributi giornalieri richiesti come “requisito dell’annualità di contribuzione ai fini del diritto alle prestazioni pensionistiche”, pari a 120 o 260 giorni, in base al tipo di prestazione.