Irace (Kiss Kiss): “I tormentoni non sono più quelli di una volta. Oggi il pubblico sceglie la musica da solo”

La classifica Airplay Generale di EarOne ha restituito, nel perimetro delle ultime 12 settimane, un'anomalia: nessuna canzone è riuscita a mantenere la vetta per almeno due settimane consecutive. Questa frammentazione musicale nell'impatto radiofonico sembra annullare ormai l'esistenza di un "tormentone unico", come suggerisce Antonio Irace, responsabile Pubbliche Relazioni e Relazioni Esterne di Radio Kiss Kiss: "Se vogliamo andare alla ricerca di un vero e proprio tormentone estivo, secondo me oggi non esiste. I tormentoni estivi esistono ancora, ma non ce n'è uno molto più forte degli altri anche perché oggi il pubblico è estremamente frammentato".
Un cambio di abitudini degli ascoltatori che oggi integrano, come attività nel loro consumo musicale, la selezione propria all'interno di una playlist: "Oggi i ragazzi la musica se la scelgono attraverso le piattaforme digitali e si creano da soli le loro playlist: magari scoprono brani che in radio non arrivano affatto. Per questo dobbiamo distinguere il tormentone estivo per le radio, coincidente con la televisione, ma che non coincide molto spesso con la carta stampata e con i social".
Rimangono alcuni tratti tematici legati al racconto estivo che sembrano raccogliere maggior successo: è il caso di "Al mio paese" di Serena Brancale, Delia e Levante, l'unica insieme a "Sorry Scusa Lo Siento" dei Pinguini Tattici Nucleari a riprendersi, in settimane non consecutive, la testa della classifica Airplay Generale. Secondo Irace: "Brancale propone una canzone fatta proprio per coloro che vivono e lavorano in grandi città e poi tornano al Sud nel periodo delle vacanze". Ma quali sono i criteri di un brano estivo che possa raccogliere i favori della programmazione radiofonica?
Secondo Irace, c'è una necessità ben precisa: "Canzoni estive, molto semplici, che ci fanno cantare e che conservano quella struttura a filastrocca tipica del tormentone". Proprio sulla natura compositiva del brano sembra esserci la novità più dirompente, soprattutto per la programmazione radiofonica: "In 30 anni che lavoro in radio, le canzoni sono ormai passate dalla durata di 4 minuti a 2 minuti scarsi. Siamo sempre di più fagocitati dai contenuti che ci arrivano attraverso i social e questo permette alla radio di passare più brani nella propria programmazione: in un'ora posso passarne 13 invece di 11".
Questo cambio però, sembra aver alzato la soglia del rischio in merito alla fidelizzazione, con Irace che sottolinea: "Se sbagli un brano, può essere anche il momento in cui l'ascoltatore preme il tasto e cambia radio". Ritornando alla natura estiva del tormentone, Irace conferma anche come tra i criteri per la programmazione radiofonica ci sia la presenza di ritornelli nei primi secondi del brano: "Molto spesso i brani partono direttamente con il ritornello e questo diventa il nostro gancio con il pubblico".
Tra i parametri, c'è anche l'assenza di ghettizzazione dell'ascolto: "Una radio come la nostra deve intercettare un pubblico tra i 24 e i 54 anni, adulto ma dallo spirito giovanile. Se una canzone è nelle prime tre posizioni delle classifiche di tutte le radio – nazionali e locali – d'Italia, questa è la certificazione matematica che si tratta di un brano mainstream che ha raggiunto l'italiano medio. A quel punto è facilissimo che diventi un tormentone, di quelli che ti ritrovi a canticchiare in macchina o a casa senza accorgertene". In questo senso è interessante osservare, come nelle ultime 12 settimane, i tre brani con maggiore longevità siano "Sorry Scusa Lo Siento", presente in top ten da 10 settimane consecutive, tallonato da "Summer Funk" di Francesco Gabbani con 9 settimane e da "Bossa Nostra" di Gaia con 8.
Irace sottolinea anche la differenza di percorso nella scoperta e nel consumo di brani estivi, per chi ascolta musica attraverso le piattaforme digitali: "Entra in contatto con canzoni che hanno un percorso completamente diverso, che magari sulle scrivanie dei nostri programmatori musicali non ci arrivano proprio. Se poi guardiamo al target ancora più giovane, ci sono i tormentoni che esplodono su TikTok, pensati per gli adolescenti: spesso sono brani che nascono fuori dal circuito tradizionale delle etichette discografiche, pur venendo poi proposti e inviati in ascolto alle radio".
E in questo senso, la radio ha la necessità di fidelizzare il proprio pubblico, non solo attraverso la programmazione radiofonica, ma anche e soprattutto con gli eventi dal vivo: "Oltre a curare tutti questi canali digitali, c'è un altro aspetto vitale: essere presenti fisicamente in mezzo alla gente. È quello che abbiamo fatto col tour: incontrare le persone ti permette di consolidare ascoltatori fedeli. Con gli eventi dal vivo, il pubblico entra in contatto reale con la radio, assiste a uno spettacolo e impara a conoscere i conduttori e chi lavora dietro le quinte".
Ed è lì che appare evidente quale sia il banco di prova per i brani estivi che hanno il desiderio di tramutarsi in tormentoni: "Il benchmark definitivo è l'evento live. Quando sale sul palco un Gabry Ponte, un'Annalisa o i The Kolors, ti rendi conto se il pezzo è solo una hit radiofonica o se c'è un reale gradimento da parte delle persone. Per esperienza diretta, quest'estate gli artisti che hanno avuto più riscontro di pubblico dal vivo sono stati Fred De Palma e Samurai Jay. Quando li vedi sul palco, osservi la gente sotto che canta: capisci subito se sono in 10, 100, 1000 o 10mila a conoscerla".
Un processo crossmediale, tra airplay, la vetrina televisiva, quella social e la risposta del pubblico sotto al palco, che rendono attualmente la radio un contenitore molto più ampio: "Siamo delle media company a tutti gli effetti, che declinano i propri contenuti su YouTube, sul sito internet, su X". È proprio in questa sua evoluzione costante che risiede il segreto della sua resilienza. Se da un lato l'emittente si espande e si adatta ai nuovi linguaggi, dall'altro mantiene intatta la sua natura relazionale. "Per questo motivo la radio non morirà mai: perché riesce a trarre vantaggio da ogni innovazione tecnologica. E poi, a differenza della televisione, la radio è un mezzo che comunica alla pari con gli ascoltatori, li rende protagonisti e parte integrante della trasmissione".