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14 Marzo 2013
14:33

Modelli/Models: l’Architettura in miniatura, da Aldo Rossi a Zaha Hadid

Al Maxxi di Roma fino al 2 aprile 2013 una mostra racconta l’importanza del modello architettonico come filo conduttore per leggere i cambiamenti intercorsi nel processo progettuale dal Novecento ad oggi.
A cura di Clara Salzano
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MassimilianoFuksas_Centro Congressi EUR

Nell’era del modello virtuale, dei render fotografici e in cui si lavora principalmente con il CAD, l’uso del modello in architettura può sembrare pratica obsoleta. Traspare oggi la tendenza a considerare le tecnologie informatiche come valore di base e sostegno per le attività di didattica e ricerca dell'architettura. Le nuove tecnologie forniscono sicuramente alla storia dell'architettura strumenti di analisi straordinari: la loro potenza è tale da rendere attivabili tipi di indagini finora assolutamente impensabili nei campi dell'archiviazione e consultazione dati (disegni, fotografie, testi, dati quantitativi), analisi spaziale, verifica di progetti non realizzati, ecc. Tuttavia l’uso del modello architettonico sembra essere irrinunciabile per alcuni progettisti per i quali il modello diviene il documento più completo, la testimonianza più diretta ed efficace del lavoro svolto, sia nelle sue fasi progettuali che definitive. Così nasce la volontà  di presentare al  pubblico del Maxxi una parte significativa e di grande fascino della collezione Architettura del Museo: 80 modelli di oltre 60 autori che hanno segnato la storia dell’architettura dal ‘900 ad oggi.

Nella storia dell'architettura il modello ha svolto un ruolo di rilievo; ha sempre rappresentato una prima verifica dell'invenzione spaziale (“drawing follows models” secondo l’espressione lecorbuseriana), una modalità per governare la complessità tridimensionale indagando le relazioni tra le parti o tra le parti e il contesto. Le potenzialità delle odierne rappresentazioni digitali e i rendering sono debitrici di questo strumento che nelle sue diverse e molteplici forme ha prodotto nel tempo una sequenza di immagini forti, una città di oggetti dotati di un'estetica autonoma, capaci di rappresentare insieme la realtà e le diverse teorie del progetto architettonico.     (Margherita Guccione, Direttore del MAXXI Architettura)

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In un’epoca quindi di smaterializzazione del disegno di architettura, l’intenzione è di riflettere sui molteplici significati del modello, che tuttora continua a essere utilizzato come medium tra il progetto e l’opera, prefigurazione dell’edificio o strumento di elaborazione teorica e concettuale. Il modello invece rappresenta un momento simbolico dell’oggetto reale. È la rappresentazione tridimensionale della forma esteriore di un oggetto, realizzata allo scopo di meglio valutarne le qualità estetiche o funzionali. Esso dà inoltre la possibilità di innovare e inventare lo spazio rappresentato bidimensionalmente per giungere, attraverso una ulteriore ricerca progettuale, alla soluzione migliore.

“Il modello è un gioco o piuttosto un dispositivo di giochi urbani. ”
John Hejduk
La mostra, curata da Maristella Casciato e Esmeralda Valente, è una delle prime occasioni per apprezzare e mettere a confronto un grande numero di modelli di opere moderne e contemporanee, realizzati con i materiali e le tecniche più disparate: dal legno alla ceramica, ai gessi, ai metalli e alle materie plastiche. Il modello non costituisce esclusivamente un metodo per rappresentare un edificio prima che venga realizzato, ma un'anticipazione di una realtà in continua evoluzione e va utilizzato come vera e propria matrice creativa, spesso capace di riportare un'idea in modo allegorico, con richiami astratti. In esposizione è possibile osservare modelli di studio o realizzati per concorsi, maquettes per la presentazione del progetto alla committenza, plastici di contesto o di dettaglio, di manufatti del XX e XXI secolo, dalla ricostruzione agli anni del boom.

Maurizio Sacripanti, Concorso per il Padiglione Italiano a Expo 70, Osaka, Giappone (legno, metallo, plexiglass, rete sintetica, tempera)

Si parte dal modello ligneo del Foro Italico di Enrico Del Debbio, che ricostruisce l’assetto architettonico urbano e paesaggistico dell’area del Foro al 1960, anno delle olimpiadi a Roma; passando per quelli inediti di Maurizio Sacripanti per il grattacielo Peugeot a Buenos Aires, il Teatro di Cagliari e il Padiglione Italiano all’Expo di Osaka, tra le ultime acquisizioni del Museo, di cui il modello ci permette di percepire quell’architettura fisicamente in moto (con i suoi 24 telai oscillanti) figlia delle avanguardie rivoluzionarie; fino ai due modelli del Palazzo dei Congressi di Roma progettato da Massimiliano Fuksas , donati al museo dall’architetto stesso, e in fase di ultimazione; e al bassorilievo in ceramica dell’opera più recente, la nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana nell’area romana di Tor Vergata, dello studio 5+1 AA, Afonso Femia e Gianluca Peluffo.

Aldo Rossi, Concorso per Deutsches Historisches Museum di Berlino(legno, vetro, metallo, cotone, elemento natuarle essicato)

Dunque il modello spesso non rappresenta la realtà, ma indica un processo in atto, che prefigura più soluzioni e risoluzioni nell'ambito del reale, le soluzioni possibili anticipate sono in grado di sconvolgere lo stato delle cose rilevando nuovi punti di vista. È il caso degli spettacolari modelli dei progetti di Aldo Rossi, tra cui il modello del concorso per il Deutsches Historisches Museum di Berlino del 1988, mai realizzato. Rossi immagina una grande architettura civile composta dall’aggregazione di più corpi di fabbrica: l’edifico del settore educativo a cui si accede attraverso alte scalinate, il museo vero e proprio diviso in due da una galleria vetrata centrale, il volume cilindrico del foyer, verso il fiume una torre belvedere a pianta ottagonale. Tra gli altri suoi modelli in mostra ricordiamo il progetto per il museo di Marburg (Germania) del 1987, il progetto per un nuovo stabile amministrativo per la UBS a Lugano (Svizzera) del 1990, e il Complesso alberghiero e ristorante Il Palazzo a Fukuoka in Giappone, l’unico realizzato tra il 1987 e il 1990.

Sartogo Architetti Associati, Chiesa del Santo Volto di Gesù a Roma, 1998 (forex, plexiglass, legno)

Sul filo dell’ambiguità tra rappresentazione del reale e pensiero critico dell’architettura, Modelli/Models offre tre livelli di lettura: “la collezione di architettura”, i progetti e gli autori per addentrarsi nelle molte vicende dell’architettura italiana dal Novecento a oggi, tra cui ricordiamo i modelli di Corviale di Mario Fiorentino, il modello per il Cimitero di Parabita di Alessandro Anselmi e la chiesa del Sacro Volto a Roma di Piero Sartogo; “i modelli” dotati di un’autonoma logica formale segnata dalla loro stessa massa, sono oggetti a sé stanti da apprezzare per materia, colori e forma e nello stesso tempo sono, molto spesso, la più efficace visione complessiva del progetto, come il modello della Città compatta di Franco Purini, quello per un teatro a Gibellina di Francesco Venezia e la casa unifamiliare a Zahara di Alberto Campo Baeza; infine “le narrazioni unidirezionali” o multiple, spesso si incrociano nei temi, come nel caso dei concorsi, o si rincorrono nei linguaggi e nelle attitudini dei progettisti, con diversi approcci spaziali o formali. A quest’ultima categoria appartengono appunto i modelli di tutte le proposte finaliste del concorso del MAXXI, vinto poi da Zaha Hadid.

Michele De Lucchi, progetto per il Concorso Internazionale di progettazione del Centro per le Arti Contemporanee, Maxxi di Roma 1998 (modello scala 1:500, legno, cartoncino, acetato)

La progettazione del museo MAXXI è frutto infatti di un concorso internazionale, bandito dal Ministero per i Beni e le Attività culturali nel 1998 in cui, nella fase finale ad inviti, parteciparono 15 gruppi di progettisti, tutti nomi di eccellenza dell’architettura contemporanea: Adam Caruso e Peter St John, Francesco Cellini e Franco Ceschi, Achille Castiglioni e Italo Lupi, Vittorio Gregotti, Zaha Hadid, Steven Holl e Guy Norderson, Toyo Ito, Pieluigi Nicolin e Italo Rota, Christos Papoulias, Mosé Ricci, Carmen Andriani, Aldo Aymonino, Pippo Ciorra e Filippo Spaini, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, Eduardo Souto de Moura, Cino Zucchi e Stefano Boeri. Per esempio il modello di Michele De Lucchi, visibile con altri nella nostra galleria, propone una piccola città illuminata da luce naturale che si completa con un’alternanza di spazi chiusi e aperti a creare un sistema di cortili e percorsi alberati racchiusi da muri che proteggono il visitatore dal traffico, dai rumori e dai messaggi visivi che la città produce. Il principale motivo architettonico è costituito da un sistema di elementi filtranti a vele che coprono gli ambienti chiusi.

Jean Nouvel, progetto per il Concorso Internazionale di progettazione del Centro per le Arti Contemporanee, Maxxi di Roma 1998 (modello scala 1:500, legno e cartoncino)

Jean Nouvel aveva previsto la conservazione dell’edifico perpendicolare a via Guido Reni e la creazione di un museo-terrazza con atelier, piccole case, ristoranti e bar. L’immagine è di una sovrapposizione di piazze, terrazze coperte e scoperte dove poggiano piccole costruzioni, mobili, giardini. Al piano terra, l'ingresso da via Guido Reni avviene sotto una grande pensilina: tutto è aperto e sotto, all'ombra, diversi piccoli edifici autonomi si organizzano intorno a un passaggio coperto attraverso il quale raggiungere via Masaccio. Il progetto di Rem Koolhaas invece prevedeva la divisione dell’area in due zone separate da un muro, una pubblica e una privata. Una strada interna, fiancheggiata da gallerie private, ristoranti e negozi, porta alla piazza coperta, l’atrio d’ingresso del museo e a una grande torre che ospita la collezione permanente, la biblioteca e gli spazi per le attività educative. Nella parte pubblica un giardino accoglie tram, autobus e parcheggi. La zona privata, lungo via Guido Reni, ospita l'amministrazione del museo, i servizi ma anche spazi per la produzione artistica e la sperimentazione.

Progetto per il Concorso Internazionale di progettazione del Centro per le Arti Contemporanee, Maxxi di Roma 1998, Rem Koolhaas (modello scala 1:500, legno, cartoncino, plexiglass)

I progetti, attraverso i modelli e la loro matericità, acquistano una nuova dimensione, costituiscono un paesaggio animato aperto all'interpretazione che, di fatto, li differenzia dall'edificio che deve essere realizzato. La scelta della scala di rappresentazione e l'uso di materiali differenti, ad esempio trasparenti, indica una volontà precisa: il tentativo di creare una permeabilità dell’architettura stessa, di mostrare oltre e di concedere all'esperienza visiva una possibilità in più. Non solo strumento di verifica quindi, o mezzo per prefigurare un’architettura che verrà, il modello è un veicolo di interpretazione dell’opera a scala reale. Il modello serve a esprimere concettualmente l’opera e a evidenziarne le peculiarità in termini di linguaggio, di relazioni con il contesto, di significati che porta con sé. Contemporaneamente esso stesso è una forma di comunicazione dotata di estetica autonoma. Una forma d’arte.

Il modello di architettura si trova all'incrocio di un itinerario tra desiderio e ricerca. È un qualcosa che pretende di aprirsi, un destino. È previsione e utopia, zona di sospensione, vero e proprio territorio dove si dà corpo a configurazioni e assemblaggi, a metà tra scultura e architettura.             (Germano Celant)

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