Marisa Laurito ricorda Peppino Di Capri: “Le nostre serate insieme a cantare. Ho fatto in tempo a dirgli tutto”

Era l'ottobre 2024 quando grazie a Marisa Laurito, direttrice del Teatro Trianon, si inaugurò la stagione con una serata omaggio dedicata a Peppino Di Capri, morto oggi a seguito di una malattia. A Fanpage una delle artiste più poliedriche e amate del panorama culturale italiano ha voluto ricordare l'amicizia che la legava al cantante di Champagne e Roberta, raccontandolo come un uomo semplice ed elegante, ma anche come un artista che è riuscito a innovare. Le scriviamo sabato mattina per chiederle un ricordo ed è così che apprende la notizia. Ci chiede un po' di tempo per elaborare questo dolore. Al telefono la voce trema, si sente la malinconia, ma anche sprazzi di gioia nel ricordo di momenti indelebili.
Signora Laurito, è un momento di dolore…
Sono veramente molto addolorata. Sapevo che stava molto male, ma quando scompaiono persone così importanti, che hanno segnato tanto la nostra vita, fa sempre malissimo. Nella mia, in particolare: eravamo amici, abbiamo passato tantissime di serate insieme a cantare. Di recente gli ho organizzato l'ultima serata di omaggio in vita (al Teatro Trianon di Napoli, ndr). Penso che i grandi artisti vadano celebrati prima, non da morti, così che possano godersela. E lui quella sera era davvero felice. È stato un momento magico che ricordiamo tutti con grande affetto.
Sì, poi era attorniato da persone che lo amavano e lo stimavano: c'erano i figli e tantissimi colleghi.
C'erano i figli e una marea di artisti. Bruno Garofalo aveva fatto realizzare una poltrona con sopra scritto "The King" a neon colorati e moderni, proprio come è sempre stato lui. Peppino ha avuto la capacità unica di unire le famiglie con la sua musica, che era al tempo stesso moderna e melodica.
La sua caratteristica principale era proprio questa: da una parte si inseriva perfettamente nella tradizione della musica italiana – andando ben oltre l'idea del semplice folklore – e dall'altra era un innovatore.
È stato un artista internazionale che lascia una grande eredità. Ha portato l'eleganza e la tradizione rivisitata, ma senza mai distruggere il passato. Ha avuto una carriera straordinaria: ha portato il twist in Italia, ha vinto Sanremo… e mi faccia sottolineare che nessuno gli ha mai dato le medaglie che meritava, cosa che trovo ridicola.
Sì, abbiamo dovuto aspettare la serata celebrativa a Sanremo nel 2023, quando purtroppo già non stava bene ed era in una condizione difficile.
Non stava bene, esatto. Poi ha cantato con i Beatles, ha attraversato l'epoca d'oro dei night club fino ad arrivare al Carnegie Hall di New York. Ha avuto una carriera davvero a 360 gradi. Poi era un pittore, ha persino progettato barche… Insomma, era un uomo che faceva cose straordinarie.
Voi come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa a Capri, in vacanza. Poi, quando sono diventata popolare con Domenica In, l'ho ospitato moltissime volte nelle mie trasmissioni e siamo diventati amici. Avevamo frequentazioni comuni come Enzo e Annalisa De Paola, Luciano De Crescenzo, Renzo Arbore, Francesco Caccavale. Passavamo serate meravigliose insieme. Per quel che mi riguarda, se ne va un pezzo di vita importante, un intero mondo.

Deve essere stato un periodo florido, pieno di creatività.
Esatto, un periodo pieno di creatività, di serietà, di bella musica e di voglia di stupire il mondo con cose originali e nuove. Questa purtroppo è la verità, ed è qualcosa che oggi non c'è più. C'è un andamento un po' piatto, fatto di copie e scopiazzamenti.
Sapendo come stava, pensa di essere riuscita a dirgli tutto quello che voleva dirgli?
Gli ho detto tutto e di più proprio in quella serata che abbiamo organizzato per lui. Ho aperto la stagione del Trianon con questo omaggio: è stato bellissimo, lui si è divertito tantissimo ed era felice. Ricordo che a fine serata il figlio voleva portarlo via perché era stanco, non voleva farlo venire a cena con noi. C'era anche Claudio Mattone, che ha collaborato molto con lui, e io per l'occasione gli avevo fatto incontrare i nuovi cantautori napoletani che amo, come Dario Sansone, Giovanni Block e Lorenzo Hengeller. Peppino era entusiasta di conoscere questi ragazzi. Quando il figlio gli ha detto "Papà, andiamo che sei stanco", lui ha risposto: "Non mi voglio perdere neanche un minuto di questa serata". È venuto a cena e siamo rimasti fino alle due di notte, come al solito, a chiacchierare, ad abbracciarci e a parlare d'arte. Aveva una disponibilità speciale.
Era un avanguardista…
È stato un grandissimo innovatore della musica.
E nella quotidianità?
Nella vita di tutti i giorni era semplice, elegante e alla mano, ma sul lavoro era un professionista estremamente preciso. Ricercava la perfezione.
Come tutti i grandi artisti, d'altronde.
Assolutamente.