video suggerito
video suggerito

Marco Mengoni: “È stato un anno buio, ho perso la persona più importante. I concerti aiutano a conviverci”

Marco Mengoni ha esordito per il suo tour negli stadi al Maradona di Napoli. In un incontro coi giornalisti – a cui ha partecipato anche Fanpage – tenutosi subito dopo il concerto, il cantante ha parlato del momento che ha attraversato: “Era un momento buio, lo è ancora e lo sarà sempre” ha detto ricordando la scomparsa della madre nel 2024. E poi nei concerti negli stadi: “Ho detto molti no, per rispetto del pubblico volevo farli quando ero pronto”
A cura di Francesco Raiola
4.969 CONDIVISIONI
Mengoni dopo il concerto incontra i giornalisti
Mengoni dopo il concerto incontra i giornalisti

Dopo il concerto allo stadio Diego Armando Maradona di Napoli, prima tappa del suo tour negli stadi, Marco Mengoni ha incontrato un gruppo di giornalisti per raccontare la genesi di questo spettacolo basato sulla tragedia greca e nato in un momento complesso della propria vita: "Era un momento buio, lo è ancora e lo sarà sempre" ha detto ricordando la scomparsa della madre nel 2024. Mengoni ha poi raccontato del viaggio che ha immaginato, della società che vede costruita intorno a lui, dei fan che lo aspettavano e anche dei concerti negli stadi: "Ho detto molti no, per rispetto del pubblico volevo farli quando ero pronto".

Quando il cantante arriva in sala stampa è mezzanotte, da qualche minuto è sceso dal palco. Polo bianca con spalle blu e colletto rosso e pantaloni di pelle, il viso del cantante racconta la fatica delle oltre due ore e mezzo di concerto, ma anche la felicità per come è andata (e lo racconta anche il volto di Marta Donà). L'incontro coi giornalisti avviene così tardi perché il cantante ha voluto che prima potessimo vedere lo spettacolo – uno show complesso da comprendere, come ammette lui stesso – per parlarne, raccontare dove nasce, e descrivere cosa ha significato costruire questo show in un momento molto difficile.

Di cosa parla il concerto di Mengoni

"In questo spettacolo c'è molto di me e di quello che succede intorno a noi, della nostra società e di come si è ricostruita dalle macerie – spiega seduto su una cattedra -: è una città di cristallo che non so dove porterà me come persona dopo tutto quello che ho vissuto nell'ultimo anno, che è stato molto difficile, e a questo punto non so dove porterà la nostra società, dato che si è ricostruita in una città fragile, molto bella, apparentemente, ma evidentemente ha delle lacune, delle fragilità che sono più grandi di quelle che ci aspettavamo". Che sia stato un anno difficile lo sanno tutti quelli che erano al Maradona e non solo, la perdita della madre ha segnato questi mesi e gli ha rotto la voce durante la prima di Luce nella data zero di Lignano.

"Questa opera parla di questo percorso, riflette su tantissimi punti con i quali mi sono trovato a combattere anche in questi ultimi mesi di riassestamento di me, della mia emotività, della mia fragilità, del non avere forse più paura di niente perché avevo perso la cosa più importante della mia vita. Questo è il viaggio che racconto". È emozionato, Mengoni che arriva al tour senza un album: a Lignano si è scusato col pubblico per questo lungo silenzio ma i fan avevano già risposto acquistando centinaia di migliaia di biglietti – e nessuno a 10 euro – sulla fiducia, perché il legame che si è creato tra loro è impressionante e lo ha dimostrato anche questa prima data.

Marco Mengoni al Maradona di Napoli – ph Comunicarlo
Marco Mengoni al Maradona di Napoli – ph Comunicarlo

Un lungo momento buio

"È la magia della fede e della fiducia – dice sorridendo, prima di tornare serio ed emozionato -. Mi sono fermato, mi sono preso un po' di tempo perché ultimamente il mondo musicale ti porta a correre un sacco e a fare cose che non riesci neanche a sostenere". A questo punto, Mengoni torna proprio su questa frattura nella sua vita: "Era un momento buio, lo è ancora e lo sarà sempre perché il buco nero in quella cameretta esiste – continua -. Però la musica, i concerti, le persone ti aiutano a mettere delle lucette intorno a quel buco lì, e impari a conviverci un po' di più. Non si rimargina quella cosa".

"Mi sono scusato coi fan perché è un bel po' di tempo che non pubblico anche se mi sono ovviamente concentrato tantissimo sul concerto. L'ho fatto solo perché sono stato in silenzio, ma era una scusa tra virgolette, ovviamente, perché non bisogna sempre scusarsi per essere stati in silenzio, però sentivo tanto che il mio pubblico mi richiedeva. Io stavo arrivando e lo sapevo che sarei arrivato e lo avrei fatto con un sacco di cose nel bagaglio".

Le critiche per il corsetto

Mengoni ha anche parlato del corsettogate, ovvero delle critiche arrivate per la scelta di indossare alcuni corsetti durante il concerto, e proprio sul palco partenopeo, durante Voglio, ha urlato "Voglio vestirmi come mi pare": "Le mie parole sicuramente non fermeranno la violenza del giudizio delle persone però siamo noi e tutte le persone che vogliono vivere la propria vita come vogliono a fottersene. Mi metto quello che mi fa stare bene, punto. E non ci sono dietrologie, se pensate che sono costumi di scena vi sbagliate, io mi piaccio proprio così, punto. E tutti dovrebbero fare la stessa cosa, quindi se riesco a portare anche questo con il concerto sono ancora più contento".

Marco Mengoni al Maradona di Napoli
Marco Mengoni al Maradona di Napoli

In uno spettacolo lungo, costruito sulla tragedia greca, con ballerini, scenografie imponenti e tanta musica, quel corsetto, racconta il cantante, non era il messaggio principale, anche se lo è diventato: "C'erano tantissimi messaggi e ce ne sono tantissimi all'interno di questo concerto, non era previsto questo, ma son contento che sia arrivato, che ci sia anche dibattito su questo e che molte persone che magari si sentono in difficoltà a dover essere all'interno di canoni prestabiliti da chi? Non lo so, ma non ci interessa, si sentano proprio liberi di essere se stessi. Ripeto, ho avuto la riprova, dopo 37 anni di vita, quasi, che veramente la vita è una sola e non so se ce n'è un'altra quindi se non sono me stesso adesso non lo potrò essere mai più".

Il rifiuto degli stadi quando non era pronto

Nelle scorse settimane si è molto parlato dei famigerati biglietti a 10 euro e dei finti sold out, insomma, di un gigantismo della musica live che non sempre è supportato dai numeri. Prima dell'intervento di Mengoni aveva preso la parola Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, che aveva ricordato come ci avesse messo anni per organizzare Mengoni negli stadi: "sappiamo che una casa si costruisce dalle fondamenta e non dall'attico" e racconta del percorso che ha portato Mengoni a fare un tour negli stadi: "Ci ho messo 13 anni a fare il primo concerto negli stadi: c'è chi se la sente e chi no, ma non è un giudizio, magari gli altri sono pure più coraggiosi di me" ha spiegato il cantante.

Ai tempi del successo di Atlantico si era parlato di un probabile tour più grande, ma non successe. Il cantante ricorda così quei momenti: "Si vociferava che si potessero fare gli stadi, avevamo fatto nove Forum di Assago di seguito quindi è normale che uno possa pensare di fare un San Siro. Mi sembrava, però, anche rispettoso nei confronti del mio pubblico l'essere pronto e capace di avere tutti gli strumenti per arrivare agli stadi, non mi volevo neanche mettere troppo alla prova. Io un minimo mi ascolto, mi analizzo e so come sono fatto, volevo arrivarci da grande, quando mi sentivo pronto".

Un messaggio contro la guerra

Tutto lo spettacolo è costruito come un messaggio di unità e inclusione, come spiega lo stesso cantante in un libretto in cui c'è la genesi e la spiegazione della nascita del concerto come lo vediamo. Sul palco ha portato la bandiera della Palestina e ha mandato a quel Paese: "Stop a questa roba orribile che ancora l'uomo continua a fare e non sa perché, però noi continuiamo a ripeterlo e magari arriva anche a quelle teste di cazzo". Ai giornalisti ha spiegato che lo show nasce proprio da questa riflessione sulla società e sulla città di vetro che ha costruito sul palco: "Abbiamo votato delle persone che hanno permesso tutto quello che sta succedendo nel mondo. Chi è salito sul carro di questo concerto e di questo spettacolo era assolutamente a conoscenza di questi messaggi. Poi è ovvio che la società abbia dei problemi non lo deve dire il mio spettacolo, basta accendere radio, televisione o leggere due righe di un giornale e si capisce già che c'è un qualcosa che non va".

4.969 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views