
Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere un'intervista radiofonica in cui Geolier rispondeva ad alcune domande in dialetto napoletano. Per un paio di volte l'intervistatore ha tradotto in italiano quello che il rapper diceva in dialetto, provocando la risposta ironica del cantante e non poche polemiche sui social. C'era chi difendeva la scelta di Geolier di parlare in napoletano e chi, invece, pretendeva un italiano perfetto. Domenica 1 febbraio Geolier è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, dove si è prima esibito in "Stelle", una canzone tratta dall'ultimo album "Tutto è possibile" e poi è stato intervistato dal conduttore. Un'intervista in cui il napoletano è stato protagonista.
Ma cosa c'è di male? Perché si è creata questa polemica? Se da una parte il conduttore radiofonico ha tentato di rendere più fruibile la parlata del cantante, dall'altra il rapper non ha fatto altro che applicare il suo credo che potremmo riassumere in "Napoli first". Geolier parla un napoletano comprensibile, come facevano ai loro tempi, anche i giovani Pino Daniele e Massimo Troisi. I due spesso portavano la propria lingua in televisione, anche nei programmi della tv pubblica, ma non solo. Se Pino Daniele lo faceva con meno frequenza, cercando di tenersi in un italiano standard, Massimo Troisi basava molta della sua comicità anche sull'inflessione dialettale.

Forse è colpa dell'assenza dei social se non si sentivano proteste così vibranti per questo napoletano che invadeva lo spazio televisivo. Ci sono tante interviste in cui Troisi e Daniele usavano la loro lingua madre, il dialetto. Tra quelle storiche c'è quella in cui i due sono ospiti di Gianni Minà ad Alta Classe, un pezzo di televisione che è rimasto nella storia (specie per un bel siparietto tra il conduttore e il comico di San Giorgio a Cremano). Ma sono tante le apparizioni televisive in cui all'italiano si mescola il napoletano. Ce n'è una, addirittura, sulla televisione svizzera, RSI, in cui Valter Chiari dichiara il suo amore per Pino Daniele, paragonandolo a George Gershwin e parlando proprio in napoletano col bluesman partenopeo.
C'era, però, anche un altro lato della medaglia, ovvero i live. Perché se è vero che non c'era la presenza assidua dei commentatori sui social, quindi il rumore di fondo era impercettibile, capitava che durante i live e gli spettacoli qualcuno lamentasse di non capire. È leggendaria la risposta che Pino Daniele diede sul palco di Pescara a chi gli urlò "Impara a parlare". Un concerto che fu ripreso anche dalle telecamere della Rai. Il cantautore era sul palco a presentare le canzoni, spiegando come per lui il pubblico fosse uno solo, quando arriva dal pubblico questa provocazione. Daniele non si scompone, lo guarda, sorride e sornione dice: "L'importante nun è parlà, ma suonà".
Un altro video che è rimasto nella storia è quello in cui una giovanissima Isabella Rosselini, durante Mixer, chiedeva al comico perché parlasse sempre in napoletano: "Perché è l'unico modo in cui so parlare. Anzi, ora mi sto sforzando di parlare in italiano perché siamo in televisione" rispose Troisi. Il comico, incalzato, continuò: "Io penso in napoletano, sogno in napoletano, mi riesce proprio facilissimo. All’inizio che so venuto via da Napoli per cominciare sto lavoro ci stava effettivamente un po' di rabbia, l’imporsi con la propria cultura, con il proprio dialetto, perché ci stava sempre sta prevenzione, quel non capimm’, ma che invece è mancanza di disponibilità… per cui ho detto no, dovete capire il napoletano". Che è, appunto, la filosofia anche del rapper napoletano.
Nel napoletano con cui Geolier ha raccontato dell'incontro del padre con 50 Cent, in un locale di Miami, è uscita fuori la sua autenticità. Tutto quello che diceva era comprensibilissimo, non siamo al Gomorra sottotitolato al cinema. È un'esasperazione incomprensibile. Il cantante, inoltre, è uno dei massimi rappresentanti del napoletano nel Paese, le sue canzoni sono tutte in napoletano, è una forza, non un punto debole. Geolier è l'esempio di come la sostanza conti più della forma: le sue canzoni, infatti, sono amate e ascoltate in tutta Italia, mica solo in Campania! E l'unione con Pino Daniele, con cui duetta in "Tutto è possibile", è un passaggio di testimone interessante. Un testimone che è stato criticato dall'ortodossia di alcuni fan di Pino Daniele. Non sappiamo cosa il Mascalzone latino direbbe oggi, ma sappiamo che, quando era in vita, è stato un esempio di apertura al mondo e ad altri linguaggi, rap in primis.