L’influencer K-Pop Mina Chan suicida in diretta a 26 anni: ancora un caso legato alla tossicità dei fan

Immagine
Mina Chan, via IG
Il suicidio dell’influencer Mina Chan riapre il dibattito sul cyberbullismo, il doxing e le rigide logiche legate ai fandom e l’industria K-Pop.

La scomparsa a 26 anni di Mina Chan, influencer giapponese soprattutto nota per la sua vicinanza alla scena K-Pop mainstream, racconta un capitolo decisamente controverso legato all'industria musicale sudcoreana. La giovane donna, di cui non sono stati resi ancora noti i dati personali dalla polizia di Yongsan, si è tolta la vita lo scorso 5 agosto durante una diretta su TikTok. Seguita da oltre 80mila persone sulla piattaforma, a cui si uniscono più di 78mila utenti su Instagram e quasi 12mila utenti su X, la donna avrebbe, sin dai primi secondi della diretta, compiuto atti autolesionistici, culminati poi nel suicidio.

Il suicidio in diretta su TikTok dell'influencer giapponese Mina Chan: aveva 26 anni

Secondo le ricostruzioni, oltre 5mila persone avrebbero assistito all'episodio violento, e sin dai primi secondi della diretta, molti fan allarmati avrebbero contattato la polizia, preoccupati dalle possibili conseguenze di quell'atteggiamento. Come riportato da Northeast Times, gli agenti della stazione di polizia di Yongsan, distretto della capitale sudcoreana Seoul, avrebbero fatto ingresso nell'abitazione della vittima solo alle 5:30 di mattina, constatando il decesso. La donna è stata ritrovata senza vita all'interno della sua abitazione, situata in un complesso residenziale nel quartiere di Hangang-ro-dong.

Ciò che rende la scomparsa di Mina Chan un racconto piuttosto controverso, legato soprattutto alla musica K-Pop, ci riporta agli ultimi giorni di luglio, quando la ragazza giapponese si trovava negli Stati Uniti, dove aveva seguito il gruppo K-Pop ENHYPEN, formato da Yang Jung-won, Lee Hee-seung, Park Jong-seong, Sim Jae-yun, Park Sung-hoon, Kim Sun-woo e Nishimura Riki. Proprio gli ultimi due, i cui pseudonimi sono rispettivamente Sunoo e Ni-ki e che insieme formano il duo Sunki, sarebbero stati oggetto di un particolare interesse da parte dell'influencer.

Le cause sarebbero legate al bullismo ricevuto dai fan del gruppo K-Pop ENHYPEN

Dopo aver acquistato i biglietti e la possibilità di incontrare gli artisti, attraverso i firmacopie del gruppo, Mina Chan avrebbe consegnato dei girasoli a Sunoo, chiedendo al giovane vocalist di consegnare a Ni-Ki delle rose. Questo avrebbe permesso a Mina Chan di ottenere una foto con entrambi i membri del gruppo K-pop, un atteggiamento che avrebbe infastidito prima il ballerino, ma successivamente l'army (il fandom) degli ENHYPEN. Infatti, solo pochi giorni dopo, proprio Ni-ki avrebbe sottolineato, in una diretta streaming, quanto alcuni fan partecipino agli eventi per poter ottenere attenzioni personali dai membri del gruppo, e non per sostenere lo stesso. Senza aver specificato le generalità dell'influencer, il fandom degli ENHYPEN, chiamato Engene, ha subito ricollegato le parole del ballerino all'episodio di Mina Chan.

Le limitazioni legate all'incontro con gli artisti K-Pop di etichetta e fandom

Sono molte infatti le limitazioni applicate dalla Belift Lab, etichetta sud-coreana parte del gruppo HYBE (etichetta dei BTS). Com'è possibile osservare su Weverse, tra le regole imposte ai fan per poter accedere a eventi dal vivo, è "severamente vietato presentarsi presso uffici, sale prove, dormitori o aeroporti". Ma è anche proibito cercare di imbarcarsi sugli stessi voli degli artisti acquistando illegalmente le loro informazioni di viaggio.

I fan, anche durante eventi come i firmacopie, non possono registrare video o audio, che verranno consentiti solo in alcuni momenti autorizzati dallo staff, come i press time. Vengono generalmente cronometrati anche i minuti concessi al fan durante il momento di incontro con gli artisti, escludendo il contatto fisico, se non concesso dall'artista. Ma soprattutto escludendo lettere e regali se non tramite le rigide procedure di filtraggio del personale autorizzato. A queste si aggiungono anche alcune "regole interne" della comunità K-Pop, ma nello specifico anche del fandom Engene.

I motivi per cui Mina Chan aveva ricevuto odio online

Tra i principi più importanti e che descrivono il caso di Mina Chan c'è l'One True. Sebbene sia normale per un fan avere un membro preferito, vige l'obbligo morale di mostrare rispetto paritario per tutti i componenti. In questo senso, è assolutamente vietato ed è considerato un affronto diretto utilizzare un membro come tramite per arrivare a un altro. C'è anche la definizione del "Akgae", ovvero un fan che supporta ossessivamente un membro, ignorando palesemente gli altri.

Ma senza dubbio, a concorrere alla risposta del fandom nei confronti di Mina Chan nei momenti successivi al firmacopie, c'è il processo di eguaglianza dei fan. Infatti, secondo le regole interne del fandom, è severamente vietato avanzare richieste personali, come quella di chiedere un ritratto con due membri, poiché viola la regola secondo cui nessun fan deve spiccare verso gli altri. Tutta questa regolamentazione interna, unita al messaggio distinto del ballerino Ni-ki, sembrano aver innescato una campagna d'odio del fandom nei confronti dell'influencer.

Immagine
I fiori nel suo ultimo post su X

La stessa, dopo aver ricevuto minacce verbali da altri fan del gruppo, lo scorso 31 luglio è stata costretta a chiedere scusa sul suo profilo X. Nel testo in cui spiega perché avesse portato girasoli e rose per i due membri, l'influencer sottolineava il pentimento e descriveva il suo errore, come legato alle sue partecipazioni a più firmacopie: "Partecipando a diversi fansign degli ENHYPEN, mi ero illusa di essere più vicina ai membri di quanto non fossi in realtà. Mi pento profondamente del comportamento scortese che ho avuto in America. Ho rovinato l'atmosfera del luogo dando priorità al mio desiderio di incontrare Niki piuttosto che al tempo prezioso che Niki, che ama così tanto l'America, meritava".

Il commento dei fan e la dinamica del potere tossico di alcuni fandom

Una riflessione che si sarebbe chiusa con "close", che suggeriva una temporanea chiusura dei suoi profili social e da membro del fandom del gruppo. La chiusura del profilo X non ha risparmiato la giovane donna da minacce online, come i messaggi pubblicati nelle storie sul suo profilo Instagram. Tra le accuse, un complesso di superiorità legato ai numeri raggiunti sui social e l'invito a ritirarsi dal fandom, sostenendo che gli artisti fossero educati con lei solo per stretti obblighi lavorativi e contrattuali. La scomparsa successiva di Mina Chan, soprattutto legata all'episodio suicidale, ha riaperto le polemiche relative al bullismo online in alcuni fandom K-Pop. Ma anche da parte di moltissimi utenti che hanno sottolineato l'imprudenza di Ni-ki durante la diretta. L'artista sarebbe accusato di non aver calcolato bene il potere, anche tossico, della propria fanbase. Nel frattempo, la BELIFT Lab, sotto l'egida HYBE, non si è pronunciata in merito, né difendendo il proprio artista, né esprimendo dolore per la scomparsa di Mina Chan.

Questo apre un dibattito sul tipo di pratiche che si costituiscono attorno a un particolare tipo di fanatismo che segue solo una frangia del pubblico. Infatti la condanna al doxing, ovvero alla rivelazione di dati personali, sembra tutelare in questo senso solo gli artisti, mentre la pratica viene ampiamente utilizzata in merito ai fan "disobbedienti".

E la morte di Mina Chan può essere inserita in un più ampio capitolo legato alla natura perfezionistica legata ai personaggi dell'industria musicale sudcoreana. Solo negli ultimi anni, si sono susseguiti decessi, di natura suicidale, legati al mondo K-Pop. Per esempio quello di Jonghyun, nome d'arte dell'allora 27enne Kim Jong-hyun, tra i volti principali della band SHINee. Secondo una lettera pubblicata postuma dal cantante, con il consenso della famiglia, l'uomo soffriva di una grande depressione, legata alla solitudine e alla vita sotto i riflettori, con le sue regole stringenti.

Lo stringente percorso per diventare un idol in Corea Del Sud

È necessario anche aprire una parentesi sul percorso che avvicina ragazzi e ragazze molto giovani al mondo dell'intrattenimento sudcoreano. Un processo che solitamente vede i protagonisti partecipare a casting o ad audizioni dagli 11 anni ai 18, in cui vengono valutate, oltre alle abilità canore e sceniche, anche il potenziale visivo e la malleabilità estetica e caratteriale dell'artista. Nel caso in cui venga scelto, lo stesso diventa un apprendista, con il candidato che firma un contratto di esclusiva con l'etichetta che si fa carico dell'addestramento, del vitto e dell'alloggio.

Secondo le testimonianze fornite negli anni, gli apprendisti, nei dormitori rispettano regole come il coprifuoco o l'inaccessibilità ai dispositivi mobili, oltre che programmi di gestione dei media molto rigidi. A questi si legano corsi di lingua straniera che vengono valutati sia con cadenza mensile, sia trimestrale. Ma anche un mantenimento rigoroso del peso, un allontanamento da affetti personali che trasformano pian piano il protagonista in un asset aziendale, alcune volte privato della sua natura intellettuale.

Un percorso gerarchico che si autoalimenta attraverso l'idea della formazione collettiva di un successo, equidiviso tra il lavoro del fan e il lavoro della band. Una dinamica che non si allontana dal modello militare, e in questo senso è interessante rileggere anche ciò che è accaduto, per alcuni anni, ai membri dei BTS. Infatti, ai membri era stato reso possibile rinviare il periodo di leva, obbligatoria invece per tutta la popolazione, soprattutto dopo il successo e i record mondiali. Un percorso non privo di cadute, come quella occorsa al membro Suga nel 2024.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views