Musei Capitolini di Roma
in foto: Musei Capitolini di Roma

"A volte un'emergenza aiuta a porre l'attenzione sui nodi irrisolti che erano lì da tempo". Ad elaborare le linee guida per la tutela e la conservazione del patrimonio culturale nel nostro Paese un gruppo di lavoro composto da tredici esperti, tra restauratori specializzati, chimici, biologi, geologi ed esponenti di tutte quelle professionalità che potevano contribuire alla definizione di procedure chiare, semplici e soprattutto uniformi, da Nord a Sud. Serena Di Gaetano, funzionario presso l'Istituto Centrale per il Restauro, specializzata in materiali lapidei, dipinti murali, mosaici e stucchi, ha partecipato alla definizione delle linee guida, rispondendo a qualche domanda sulle modalità con cui i nostri musei, pinacoteche, siti archeologici e chiese, si stanno organizzando alle riaperture che, alla spicciolata, si susseguono l'una dopo l'altra. Tra questa settimana e la prossima, infatti, si stima una sostanziale riapertura del patrimonio culturale nazionale, tra cui il Parco Archeologico di Pompei (26 maggio) e le Gallerie degli Uffizi di Firenze (settimana successiva).

Dottoressa Di Gaetano, qual è stato lo spirito con cui il vostro gruppo di lavoro ha elaborato le linee guida?

Di grande cooperazione e sostegno reciproco. Le difficoltà sono tante, ma un dato secondo me è incontrovertibile: direttori di musei e siti archeologici, ma anche i restauratori che andranno concretamente ad operare, non saranno colti alla sprovvista dalle nostre linee guida. Non siamo all'anno zero in fatto di tutela e conservazione del patrimonio culturale, al contrario.

Eppure, nei giorni scorsi, sono circolate alcune immagini dove si notavano azioni di sanificazione che anche un occhio inesperto avrebbe giudicato quantomeno "naif"…

Erano immagini di azioni di sanificazione in alcune chiese adottate singolarmente dai parroci. Su quel versante, in effetti, bisogna fare di più. Ma sono certa che l'adozione dei nostri suggerimenti, unito al lavoro dei colleghi sul territorio, consentirà anche in quei casi un approccio adeguato alla conservazione delle opere.

Quali sono i danni che potrebbero derivare a un'opera d'arte dall'uso di prodotti e procedure errate?

Molto gravi. Purtroppo l'uso di procedure non corrette potrebbero mostrare i loro danni anche tra diversi anni, il che dal punto di vista del tempo di un'opera d'arte sarebbe comunque gravissimo. Non possiamo permettercelo.

Come si potrà verificare che tutto sia stato fatto secondo protocollo?

Abbiamo previsto, al fine di migliorare la comprensione dei fattori di rischio, la presenza delle schede tecniche dei prodotti usati. Una sorta di diario di bordo della sanificazione.

Quali sono i prodotti che non devono essere usati in ambienti dove sono presenti opere d'arte?

Abbiamo ribadito nello specifico quali sono le sostanze utilizzabili e quali dannose. Candeggina e ozono, per esempio, non possono essere usati, perché sono molto pericolose. Così come non vanno assolutamente bene le azioni di nebulizzazione. In generale, per la sanificazione, spesso è sufficiente il passaggio di un semplice panno con prodotti facilmente reperibili  in commercio, sicuri e individuati anche dall’ISS.  Tutti gli strumenti e le procedure indicate nelle linee guida sono decisamente più economiche e veloci delle altre. Mi sia consentito di dire anche che, in questa fase, diventa fondamentale ribadire l'importanza della conservazione preventiva. In ogni caso, oltre le linee guida, l'ICR ha creato una casella mail a cui è possibile scrivere per ricevere chiarimenti sulle procedure  e per avere un supporto a disposizione di enti ed operatori della conservazione.

Quali sono gli aspetti a cui prestare maggiore importanza durante la sanificazione di un "ambiente culturale"?

Maniglie, corrimani, oggetti di uso comune, ambienti di passaggio. C'è poi tutto il capitolo relativo alle audioguide, che vanno regolamentate con procedura specifiche, già individuate nel protocollo recentemente sottoscritto.

E sulle singole opere?

Siccome è scientificamente provato che il virus si trasmette attraverso fluidi biologici e le opere in un museo non vanno toccate, mi pare evidente che non sussistano particolari problemi in questo senso. Le opere vanno trattate secondo le procedure standard di tutela già previste.

E nel caso di azioni di restauro e allestimenti di mostre?

Chiunque sia autorizzato a toccare o movimentare oggetti d'arte dovrà farlo con dispositivi di protezione personale atti a impedire ogni possibile trasmissione del virus sulle superfici.

Quanto ha influito il lockdown sullo stato di conservazione delle opere?

Con la riduzione dei fattori inquinanti e antropici, le opere ne hanno beneficiato in termini di salute complessiva. Tuttavia è evidente che il nostro mestiere ha un senso se le testimonianze che ci sono state consegnate vengono trasmesse e fruite. Negli ultimi anni tanto è stato fatto per ridurre l'effetto dei fattori antropici sulle opere, attraverso strumenti di controllo, prenotazioni on line, rispetto delle distanze e contingentamento degli ingressi in un dato ambiente.

Una riflessione generale che è possibile trarre da quest'esperienza?

Quest'emergenza ha rappresentato un brutto colpo sotto tanti punti di vista per tutto il comparto culturale, ma volendo trovare qualcosa di positivo potrei dire che il virus ci ha spinto a una riflessione comune che si doveva assolutamente mettere in atto. Potenziare di più e meglio il livello di protezione del nostro patrimonio artistico ci consente oggi di fissare alcuni tasselli che domani, ad emergenza conclusa, resteranno validi. A ciò andrà aggiunta una riflessione sulla responsabilità individuale, perché un bene culturale appartiene a tutti. Non è del ministero, né dell'Istituto o dei restauratori. Tutti i cittadini sono responsabili dello stato di di conservazione di un'opera d'arte e dell’eredità che lasciamo alle future generazioni.