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31 Maggio 2013
18:51

Le nuove chiese italiane

21 studi di architettura italiani, 21 progetti, 3 vincitori per costruire a Ferrara, nella provincia di Olbia e di Cosenza, tre nuove chiese cattoliche: è 21 per XXI, la mostra al Maxxi di Roma fino al 2 Giugno 2013.
A cura di Clara Salzano
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Mentre quest'anno la Santa Sede ha partecipato per la prima volta alla Biennale delle Arti Visive di Venezia, tornando così alla tradizione del mecenatismo artistico che ha contraddistinto i papi del Rinascimento e dei secoli successivi, chi guarda le grandi architetture del passato non può evitare di considerare i loro autori -Brunelleschi, Bernini, Bramante- come geni assoluti. E ci si chiede: esistono ancora personaggi di tale levatura? È ancora possibile ricostruire il dialogo interrotto tra arte e fede? Sono le domande a cui tenta di rispondere la mostra “21 per XXI. Nuove chiese italiane” al Maxxi di Roma: un viaggio attraverso i 21 progetti della sesta edizione del concorso nazionale, indetto dalla CEI, per la realizzazione di nuovi complessi parrocchiali al Nord Italia, Centro e Sud.

Parrocchia ‘S. Maria Goretti’ in Mormanno (CS), Mario Cucinella
Parrocchia ‘S. Maria Goretti’ in Mormanno (CS), Mario Cucinella

La collaborazione tra Chiesa italiana e Maxxi è il «segno tangibile dell’alleanza tra arte e fede, tra cultura e spiritualità sulla strada tracciata dal Concilio. Un’alleanza feconda e irrinunciabile, come irrinunciabile è la relazione tra verità e bellezza», così si è espresso monsignor Mariano Crociata, segretario generale delle Conferenza Episcopale Italiana. Da 15 anni la CEI propone concorsi per la realizzazione di progetti architettonici, nell’ambito di una più ampia operazione culturale che promuova la qualità dell’architettura sacra. Questo programma è il segno di un ritrovato dialogo tra la Chiesa e il mondo della cultura e di come una committenza illuminata possa favorire la diffusione della qualità sul territorio. Facendo eco a Crociata, Margherita Guccione, direttore del settore Architettura del Maxxi, ha sottolineato che i progetti dei concorsi della Cei «sono la più avanzata frontiera nella ricerca sullo spazio sacro». E i finanziamenti? La Cei finanzia per il 75% le opere, il resto è a carico della comunità che è responsabile e partecipe dell'operazione.

Parrocchia ‘S. Ignazio da Laconi’ in Olbia (OT), Francesca Leto
Parrocchia ‘S. Ignazio da Laconi’ in Olbia (OT), Francesca Leto

Le 21 proposte progettuali di questa edizione del concorso, bandita nel 2011, riguardano la realizzazione di tre chiese: una al nord (Ferrara), una al centro (Olbia) e una al sud d’Italia (Mormanno, Cosenza), formulate da 7 gruppi di progettazione per ogni area d’intervento. Tre i progetti vincitori: Benedetta Tagliabue, vincitrice per la sezione Nord Italia ha proposto per la Parrocchia di S. Giacomo apostolo in Ferrara (diocesi di Ferrara – Comacchio) un edificio dalla architettura leggera e organica che si distingue e dialoga con la solida e compatta matericità dell’edilizia storica ferrarese; Francesca Leto, vincitrice per la sezione Centro Italia, per la Parrocchia di S. Ignazio da Laconi in Olbia (diocesi di Tempio Ampurias) ha progettato un edificio che si staglia in altezza col suo volume perfettamente delineato, bianco, privo d'interruzioni tra la copertura e le pareti; Mario Cucinella, vincitore per la sezione del Sud Italia, per la Chiesa di S. Maria Goretti in Mormanno (diocesi di Cassano all’Jonio) ha disegnato un elemento solitario, unico e irripetibile, in cui il  portale di ingresso e la croce diventano elementi essenziali ispirati alle curve dell’architettura barocca.

Parrocchia ‘S. Giacomo apostolo’ in Ferrara (FE), Benedetta Tagliabue, progetto primo classificato area geografica Nord
Parrocchia ‘S. Giacomo apostolo’ in Ferrara (FE), Benedetta Tagliabue, progetto primo classificato area geografica Nord

Il complesso parrocchiale di San Giacomo apostolo, a Ferrara, si propone come elemento catalizzatore dell’area in cui si inserisce. Il profilo longilineo dei sottili alberi esistenti racchiude la parcella, creando un ambiente intimo e familiare, in cui l’edificio domina la scena con le sue forme scultoree, ma al contempo dialoga con la natura circostante grazie ad un linguaggio ispirato ad essa. Lo esemplifica nel suo disegno naturalistico la grande piazza antistante la chiesa, naturale estensione del sagrato e insieme luogo della socialità. Posta in asse visivo e spirituale con il nuovo ponte e la città al di là del fiume, l’accesso avviene tuttavia tramite due direttrici laterali che si congiungono nel disegno della piazza fino alla chiesa, come due braccia aperte verso la comunità. Il disegno del suolo continua poi lateralmente connettendo la piazza ad una serie di strutture annesse che offriranno servizi educativi, associativi e ricreativi alla comunità, nonché dei nuovi spazi polifunzionali alla vicina scuola, con la quale il complesso parrocchiale dialoga anche formalmente con una volumetria attenta al rapporto con le adiacenze. Un campanile visibile dai due lati del fiume marca inconfondibilmente la chiesa nel territorio, diventando landmark e al contempo tornando a scandire il tempo della quotidianità familiare e dei suoi riti.

Parrocchia ‘S. Ignazio da Laconi’ in Olbia (OT), Francesca Leto, progetto primo classificato area geografica Centro
Parrocchia ‘S. Ignazio da Laconi’ in Olbia (OT), Francesca Leto, progetto primo classificato area geografica Centro

La chiesa di S. Ignazio da Laconi in Olbia dà ordine con forza ad un intorno quasi casuale. Gli edifici parrocchiali, con le coperture verdi rimarcano la loro “emersione” per corrugamento della roccia sottostante e, mentre i fronti paralleli al lotto risultano rettilinei, il loro margine interno è irregolare, così come appare irregolare il profilo dei volumi che compongono le parti più basse della chiesa. Immediata la comprensione delle forme, che presenti nella memoria con quel profilo, non potranno non essere che quelle appartenenti ad una chiesa. È come se la parte rocciosa emergente fosse stata ulteriormente scavata per separare gli edifici circostanti dalla chiesa. Il grande taglio luminoso definisce l'abside, recide il volume permettendo al cielo di entrare nell'edificio e all'abside di tentare di raggiungerlo. All'interno pitture murali scandiscono con ritmo ortogonale lo spazio dell'aula e si distribuiscono con una chiara ed esplicita reinterpretazione di affreschi catacombali e pagine miniate.

Parrocchia ‘S. Maria Goretti’ in Mormanno (CS), Mario Cucinella, progetto primo classificato area geografica Sud
Parrocchia ‘S. Maria Goretti’ in Mormanno (CS), Mario Cucinella, progetto primo classificato area geografica Sud

Nella chiesa progettata dall’architetto Cucinella, la facciata principale si apre sulla nuova piazza della chiesa e risulta caratterizzata da pochi ma essenziali elementi che definiscono i principali segni di riconoscibilità della tradizione cristiana: il portale di ingresso e la croce. La pianta dalla forma organica è disegnata partendo dalle curve di alcune delle più belle chiese barocche, venendo a creare uno spazio centrale dinamico che si confronta e si rapporta in maniera differente con le cappelle laterali. Le opere d’arte sono state ideate tenendo conto del progetto architettonico e delle sedi indicate per la loro destinazione. Per queste ci si è avvalso di materiali legati alla tradizione come il marmo, il bronzo e il mosaico, che si confrontano e dialogano con l’eco del barocco che si percepisce nell’innovativo carattere dell’architettura. Gli edifici sono stati progettati secondo i principi della progettazione passiva per attingere alle risorse naturali: essi infatti ‘respirano’ grazie alla ventilazione e sono illuminati naturalmente, limitando il ricorso agli impianti meccanici e promuovendo un rapporto armonioso con il creato.

La sfida è il confronto col mondo dell’architettura e dell’arte contemporaneo, per dare un segno tangibile di come tra Chiesa e modernità non vi sia contrapposizione. La testimonianza consegue dal camminare nel solco della tradizione, come sempre ha fatto la Chiesa: con lo sguardo volto in avanti, liberi da tentazioni nostalgiche ma coscienti che è possibile tradurre il messaggio evangelico nella lingua viva. Così anche attraverso l’arte e l’architettura cerchiamo di fare nostra l’esortazione di papa Francesco a non essere "collezionisti di antichità o di novità", ma a scoprire il senso vero della bellezza. E questo è percepito come fondamentale da tutti, artisti, progettisti, critici, osservatori.  (Giuseppe Russo, responsabile del Servizio nazionale edilizia di culto della Chiesa italiana)

Le nuove chiese nelle periferie urbane tornano ad essere, dunque, ciò che erano le cattedrali nei centri storici: luogo di riferimento per la società, momento identitario, fattore di aggregazione, memoria di una presenza.

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