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Non dovessero bastare tutte le polemiche che da anni il Napoli Teatro Festival Italia genera, dal classico "Ma dove sta Napoli in questo festival?" fino ai milioni di euro bruciati per costruire teatri per spettacoli di nove ore (nove, nemmeno nel ‘700 si facevano così lunghi) in zone calde come quella della Birreria Peroni, tristemente smantellati alla fine della fiera, adesso arriva questa foto a gettare altra benzina su un fuoco che stenta a spegnersi. La foto in questione ritrae l'allegra festicciola degli addetti ai lavori del Festival per celebrare la fine della prima parte della programmazione. E' stata scattata il 27 giugno dopo il concerto di Noa al Pausilypon, la cantante al centro delle polemiche per essersi più volte espressa a favore del governo israeliano e all'attacco contro Gaza tra il 2008 e il 2009 che produsse 1400 morti e 5000 feriti, quasi tutti civili.

I tuffi in piscina all'Hotel Royal/Continental con il direttore del NTFI, Luca De Fusco, a fare da mattatore microfono alla mano, il bagno in stile Anita Ekberg di Caterina Miraglia, assessore regionale alla cultura e presidente della Fondazione Campania dei Festival, sta scatenando un putiferio sui social network. Doveva essere un festival sobrio, visto che al Comune di Napoli per iniziative culturali e sociali è stato più volte fatto presente che i rubinetti sono chiusi. Proprio ieri, il sindaco Luigi De Magistris sul suo profilo Facebook sottolineava che "se non cambia la politica del governo per comuni e Sud, non ci impiego nulla a scendere da palazzo e protestare in piazza". Qui di acqua ne vediamo abbastanza, tutta questa sobrietà, allora, chi la paga? Chi ha dimenticato il rubinetto aperto?

Tuffi in piscina

Alcune cifre raccolte dall'Assemblea permanente sulle arti della scenaLa Fondazione Campania dei Festival, a cui fa riferimento il NTFI, dalla sua costituzione ad oggi si è aggiudicata, di fatto in un regime di sospensione della concorrenza, notevoli fondi ministeriali, 41 milioni di euro di fondi europei, l'uso gratuito di strutture pubbliche e la supremazia nel settore delle arti sceniche in Campania. Con il nuovo Statuto, approvato in giunta regionale il 30 dicembre 2011, la Fondazione diventa uno “strumento operativo regionale sottoposto alla dipendenza economica e funzionale della Regione Campania”. Qui avviene un conflitto di interessi per finalità che appaiono estranei alle attività di una pubblica amministrazione. La Fondazione si trasforma da soggetto intermedio, cui la Regione poteva affidare, nel rispetto delle regole dei Fondi Strutturali, la parziale gestione delle risorse della Misura 1.10 del POR, a beneficiario. Per quanto riguarda assegnazioni, interventi, progettazioni ed attività, la Regione avrebbe dovuto aprire, come d'altronde recita la Misura, "alle proposte progettuali presentate dagli attori del mondo culturale del territorio". Cosa mai avvenuta.

Luca De Fusco

Alcune riflessioni. In un momento dove per tutto il settore dello spettacolo c'è stato un taglio del 40% dei fondi ordinari, appare paradossale che la Regione Campania abbia permesso alla Fondazione di comportarsi come una Società monopolistica sul territorio. Come appare paradossale che Luca De Fusco sia Direttore Artistico della Fondazione (e quindi del NTFI) e Direttore del Teatro Stabile di Napoli, organismi dallo Stato finanziati quando il D.M. 12.11.2007 del Ministero per i Beni della Attività Culturali parla chiaro: “l’attività teatrale stabile (…) è caratterizzata da: comma g) “autonomia e comprovata qualificazione professionale della direzione, con esclusione dello svolgimento di altre attività manageriali, organizzative, di consulenza e prestazione artistica presso altri organismi sovvenzionati dallo Stato nel campo del teatro”. C'è qualcosa che non va in questo Napoli Teatro Festival Italia, ma c'è tempo per riparlarne. Per adesso, tutti in piscina.