Gloria Gaynor: “Oltre a I will survive ho 19 album dimenticati. L’odio per Trump ha oscurato un premio meritato”

Nella storia del pop i veri primati sono roba per pochi. Un primato che possiamo certificare è quello della prima canzone a conquistare la vetta della classifica dei singoli Billboard di genere Disco negli Stati Uniti, e quel record è da attribuire a Gloria Gaynor con la sua versione di "Never Can Say Goodbye", nell’ottobre 1974. Il primato della classifica principale, la Hot 100, sarebbe arrivato cinque anni dopo con un’altra canzone che definire celebre è poco, "I Will Survive". Questi sono due dei punti imprescindibili di qualsiasi scaletta che la cantante americana abbia imbastito nei 48 anni a seguire, e possono aspettarsi di sentirli anche gli spettatori che all’Arena Flegrea di Napoli vedranno la regina della Disco esibirsi con l’Orchestra del Teatro San Carlo, il prossimo 27 giugno. A seguire, il 29 giugno Gaynor si esibirà al Parco della Musica di Segrate, alle porte di Milano. Fanpage ha raggiunto telefonicamente la cantante per parlare dello show orchestrale, della sua eredità e dell’onore ricevuto da Donald Trump che ha smosso alcune polemiche online.
Comincerei dal concerto. Come sarà?
Beh, farò qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di preso in prestito e… niente di triste ("nothing blue", ndr). Farò alcune delle canzoni, ovviamente, che il pubblico italiano conoscerà grazie ai miei dischi, e alcune cose nuove che forse non conosceranno, ma che spero apprezzeranno comunque. E passeremo semplicemente dei momenti meravigliosi cantando dell’ottima musica, specialmente con l’orchestra. Sono così felice di cantare con l’orchestra. È qualcosa che amo davvero fare.
In che modo cantare con un’orchestra influenza il suo modo di prepararsi e di esibirsi?
Non influisce sul mio modo di prepararmi, ma cambia decisamente il mio modo di esibirmi, perché ci sono diversi tipi di canzoni che suonano davvero bene con un’orchestra. Canzoni che non riesco a cantare molto spesso solo con la band, perché suonano molto meglio con tutti gli strumenti che fanno parte di un’orchestra.
Ricorda la prima volta che ha suonato in Italia?
La prima volta? Oh mio Dio. Sono passati così tanti anni. No, temo di non ricordare. È stato negli anni ’70.
Visto che suona con l’organico di un teatro che ha fatto la storia dell’opera viene naturale chiederle: l’opera le piace?
Non sono una grandissima esperta di opera. Però, quando sento artisti come Leontyne Price, Pavarotti o Bocelli, la adoro.
Curiosamente, l’opera era una sorta di musica popolare che ha resistito alla prova del tempo e ora è considerata colta ed elitaria. Pensa che la musica disco sia invecchiata altrettanto bene in questi 50 anni?
Penso che la musica disco sia viva e vegeta nei cuori degli amanti della musica in tutto il mondo. Ha semplicemente cambiato nome! La gente ama la disco perché unisce le persone di ogni età, nazionalità, razza, fascia d’età. È una musica che tira su il morale.
Nel suo documentario I Will Survive la definisce "un modo poco costoso per alleviare lo stress in un momento di ansia e crisi".
E questo è il mio scopo quando scelgo le canzoni. Cerco qualcosa che sollevi il morale, che dia forza.
Ma ai tempi le passava per la mente che 50 anni dopo avrebbe ricevuto una delle onorificenze più alte del suo Paese, il Kennedy Center Honor, per queste canzoni?
No, mai. L’unica cosa a cui penso quando mi esibisco è… essere pagata alla fine del concerto! (ride) I riconoscimenti, se arrivano, sono solo un meraviglioso valore aggiunto.
A proposito di concerti, so che nella sua scaletta di solito canta anche brani di artisti pop contemporanei come Sia, Bruno Mars e così via. Si tiene aggiornata sulle novità?
Non direi che mi tengo aggiornata, ma le ascolto. A volte seguo gli artisti sui social media. A volte mi arrivano dai giovani che fanno parte della mia vita e del mio team.
E pensa che tra le novità ci siano dei classici che dureranno come I Will Survive?
Non credo. Penso che oggi viviamo in una società usa e getta. Sai, nulla sembra che sia stato addirittura creato per durare. Si pensa solo a quello che succede ora, a quello che serve ora, e non si guarda molto al futuro. Lo trovo molto triste.
L’anno scorso ha pubblicato un EP, Happy Tears, in cui canta un brano firmato da Michael Pollack, autore peraltro di Flowers che a sua volte è chiaramente ispirata a I Will Survive, quindi un cerchio che si chiude. Ero curioso di sapere cosa l’ha spinta, in questo clima di musica usa e getta come diceva, a registrare nuove canzoni pop. Cosa le ha dato l’ispirazione?
Mi stavo esercitando con la mia vocal coach, come faccio prima di ogni spettacolo. Stavamo provando "I Will Survive" e, quando siamo arrivate alla parte che dice "if I had known for just one second you’d be back to bother me", quelle parole si sono illuminate per me e le ho detto: "Devo scriverci una canzone". Lei ha chiesto: "Con cosa?". Io ho detto: "Fida known" ("se l’avessi saputo", ndr). Lei ha detto: "If I had known?". Io ho detto: "No, siamo americani, non diciamo ’if I had known’, diciamo ’fida known’. È il nostro modo di mangiarci le parole". Quindi l’idea per quella canzone è nata da lì, e così mi sono seduta, ho ripensato alla mia vita, a tutti i “se avessi saputo”, e ho scritto una canzone che pensavo potesse essere d’ispirazione per gli altri, per aiutarli a riconoscere quanta strada hanno fatto: nonostante gli errori, li hai superati e sei andato avanti. È vero che il mercato favorisce l’usa e getta, ma ci sono altre persone che custodiscono gelosamente la musica: è per queste persone la facciamo.
A proposito, diverse sue canzoni sono state elette come inni dai gruppi LGBTQ. Come la fa sentire questo? Le ha mai messo pressione?
No, non mi mette alcuna pressione. Mi aiuta. Aggiunge significato e scopo alla mia vita e alla mia carriera. Va oltre il fatto che qualcuno ascolti la canzone oggi e domani passi a qualcos’altro. Perché quando sento che la mia musica ha fatto una differenza permanente e profonda nella vita di qualcuno, allora questo aggiunge significato e scopo alla mia.
Prima abbiamo parlato del Kennedy Center Honor: essere stata premiata dall’attuale amministrazione ha creato qualche tensione nel rapporto con i suoi fan queer?
Probabilmente è successo con le persone che non riconoscono che l’onorificenza non proviene da questa amministrazione. Questo premio viene conferito agli artisti da molto tempo e non ha nulla a che fare con una particolare amministrazione. Ha a che fare con il fatto che un artista merita di essere riconosciuto per il lavoro che ha svolto e per le differenze positive che ha apportato nella vita del pubblico.
Sì, certo. Lo chiedevo solo perché l’attuale presidente, Donald Trump, si è insediato direttamente nel board del Kennedy Center.
Quando sono andata lì, ho scoperto dalle persone del Kennedy Center con cui abbiamo lavorato che era stata una loro idea, non sua. Se non ti trovi lì, non è una cosa che puoi sapere, e posso capire che guardando la cosa si possa pensare "oh, che narcisista…", ma poi quando parli con le persone che sono effettivamente coinvolte, ti dicono: "No, lui non c’entrava niente. Siamo stati noi a dirgli che la volevamo onorare".
Per inciso, questo non significa che pensi non lo meritasse…
Grazie. Lo apprezzo. Ho ricevuto molti feedback negativi sui social media per questo. E anch’io credo che nessuno di loro pensasse che non lo meritassi. Penso solo che fossero così concentrati su di lui e su quanto non lo sopportino, che questo ha messo in ombra qualsiasi altra cosa.
Se ci fossero stati i social media negli anni ’70 non sarebbe stato uno spasso fare questa carriera già allora?
Non c’è modo di saperlo. Vedi, io credo che i social media e internet in generale siano come il fuoco. Puoi usare il fuoco per riscaldare la tua casa o puoi usarlo per bruciarla.
Parlando di eredità artistica in generale, c’è una parte della sua carriera per la quale prova una sorta di rimpianto, per cui crede di non aver ricevuto il riconoscimento che meritava?
Oh, assolutamente sì. La maggior parte delle persone non sa che ho all’attivo 19 album. E questo perché la casa discografica non li ha promossi. Le persone non possono apprezzare ciò che non conoscono, e il pubblico in generale non conosce buona parte di questa musica. Ho registrato delle canzoni meravigliose che nessuno o quasi ha ascoltato.
E quale sarebbe il suo “Monte Rushmore" delle canzoni non riconosciute e quasi introvabili?
È difficilissimo perché ce ne sono così tante. Una sarebbe "In All Ways A Woman", per me davvero bellissima. Ne ho fatta una intitolata "Rippin’ It Up", che è una canzone che andrebbe benissimo per oggi, perché si chiede come mai ci distruggiamo a vicenda, come mai distruggiamo il mondo e non ci sosteniamo a vicenda. Una canzone di cui ci sarebbe davvero bisogno in questi tempi. E poi un’altra intitolata "We Can’t Go On This Way". Di nuovo, non possiamo davvero andare avanti così. Tante canzoni oggi sarebbero attuali come quando le ho registrate.
Le piacerebbe dare un’altra possibilità a queste canzoni? Magari registrandole di nuovo?
Ho intenzione di farlo molto presto con un paio di esse, specialmente con "We Can’t Go On This Way".
Prima di salutarla, e rivederla in Italia, ha qualche programma particolare per il 250° anniversario degli Stati Uniti?
Non mi esibirò. Probabilmente farò solo una piccola festa a casa per festeggiare con i miei amici, un barbecue, un normale 4 luglio in giardino.