L‘antico Egitto è una storia che non smette mai di affascinare. Ecco riemergere, come riporta Ansa, il muso di un "leopardo disegnato con colori vivacissimi sul coperchio ligneo di un sarcofago". È quanto si è scoperto dopo ulteriori scavi archeologici a cura della missione italo-egiziana Eimawa, che vede alla guida l'egittologa Patrizia Piacentini dell'Università Statale di Milano. Un leopardo-guardiano che aveva il compito di accompagnare i defunti nell'aldilà:

Sebbene il leopardo fosse un simbolo frequente in Egitto, è rarissimo trovarlo dipinto. Il supporto ligneo del II secolo a.C. era fragilissimo, la sabbia si era infilata nelle fibre, quindi abbiamo deciso di staccare lo stucco per salvare il disegno: un'operazione delicatissima che ci ha tenuti col fiato sospeso, avevamo le lacrime agli occhi.

Il leopardo guardiano di Assuan, in Egitto

La scoperta del sarcofago contenente una mummia e del leopardo "guardiano" dipinto sopra – così come degli altri resti – è stata realizzata un anno fa, ma soltanto oggi abbiamo a disposizione le immagini e i risultati delle prime indagini. Qualche mese fa balzò subito all'onore della cronaca la scoperta di una tomba all'interno dell'antica necropoli ad Assuan, in Egitto, sulla riva occidentale del Nilo, nei pressi del Mausoleo dell'Aga Khan III.

Si trattava di una grande stanza con all'incirca trenta corpi sepolti intorno al II sec. a.C. e in compagnia di diversi oggetti, tra cui coperture per i corpi stuccate e dipinte con oro, ma anche diversi oggetti "mortuari", tra cui un letto funerario, sarcofagi e parti di sarcofagi, una barella per le mummie e diverso vasellame. In questa stanza c'era il leopardo, simbolo di forza che veniva messo in corrispondenza della testa del defunto per offrirgli protezione nel viaggio nell'aldilà. Ma non è tutto, a quanto pare.

I pinoli importati in Egitto

Altra scoperta a suo modo eccezionale, sempre secondo quanto riferito da Piacentini ad Ansa, è stata fatta nella stanza accanto a quella del leopardo: pinoli risalenti al I secolo d.C.. Il che testimonia della presenza di una rarità dal momento che la pianta era di importazione. L'uso dei questi semi era noto ad Alessandria d'Egitto per la preparazione di salse e piatti, erano un bene di lusso, il che ci fa capire che le tombe scoperte appartenevano a personaggi importanti, certamente benestanti. Presto sarà possibile ricostruirne la storia grazie alla nuova missione italo-egiziana, tra cui storici, paleopatologi, archeobotanici, chimici, informatici e restauratori. Tutti insieme lavoreranno per scoprire anche dieta, malattie e motivi di morte delle persone sepolte nella necropoli di Assuan.