La questione sembra farsi anche seria, perché surreale la era già da un pezzo. Il mondo del teatro, infatti, torna a esternalizzare l'implosione di quest'ultimo anno spostando i contrasti interni tra i cosiddetti "garantiti" dalle risorse pubbliche e precari puntando nel mirino Sanremo 2021.  L'ultimo in ordine di tempo ad aizzare il contrasto con il Festival di Sanremo è Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova, che alla Stampa ha rilasciato un articolo dagli intenti bellicosi: "Assisteremo a Sanremo con il pubblico in sala? Allora noi apriremo i teatri e sul palco ci sarà il nostro festival: primo concorrente Shakespeare".

L'argomento è tuttavia caldo e molto sentito da tutto il mondo teatrale, dilaniato al proprio interno, messo al tappeto da un anno ormai di chiusure e impossibilità di programmare il futuro: "È possibile immaginare che improvvisamente il pubblico si materializzi all’Ariston e l’immagine passi sulla testa china dei templi della Scala, il San Carlo, l’Opera di Roma, il Carignano e il Teatro Nazionale?" continua Livermore, che su Sanremo proprio non ci sta: "Tutti i teatri sono in sofferenza, sono arrabbiati e indignati, ma siamo stati alle regole, ora però con Sanremo non ci stiamo, è discriminazione politica".

L'idea di Livermore è quella di provocare una scintilla di reazione nel mondo del teatro, una protesta collettiva, con maratone che a nostro avviso porterebbero il comparto istituzionale a deragliare fuori dai binari del consentito, alla stregua della protesta dei ristoratori. Tuttavia sulla questione regole, lo stesso Livermore nella già citata intervista, non pare transigere: "Noi staremo alle regole, se valgono per il Festival, valgono anche per noi: riapriamo e riempiamo di comparse contrattualizzate i nostri teatri. Si ha un’idea di quanta gente del mondo teatrale, dagli attori ai tecnici, è senza lavoro da mesi? E ogni comparsa potrebbe fare una donazione al teatro, che sarà il costo del biglietto. E tutti saranno tamponati". Mentre sul tema della responsabilità (o irresponsabilità) di tale gesto, che potrebbe spingere ad aprire anche i cinema i ristoranti e quant'altro, dice: "Vero, i cinema soffrono, ma sono esercizi privati. E a teatro io sto alla distanza necessaria con mascherina, non mangio una pizza".

Più interessante, invece, un altro tema, quello della redistribuzione delle risorse. Forse Sanremo potrebbe, con i suoi utili, ridistribuire "sul mondo della cultura. Il teatro non si occupa di promozionare case discografiche o tour come fa Sanremo" conclude il direttore del teatro di Genova.

Così un'altra puntata del teatro contro Sanremo è fatta, si attendono risposte dal ministro Franceschini. Crisi di governo permettendo.