Una questione solo apparentemente formale. Perché di sostanziale, nel fatto che in Italia non vi sia una Giornata Nazionale dedicata a Dante Alighieri, il sommo poeta, inventore della lingua italiana, di cui nel 2021 ricorreranno i 700 anni dalla morte, c'è molto. Anzi.  Di più. C'è di politico. Perché nel nostro Paese, come rileva oggi Paolo Di Stefano sul Corriere, le fazioni che tendono ad accaparrarsi il "santino" Dante Alighieri sono tante, forse troppe, e non sempre tutte remano nella stessa direzione. Col risultato che finora, nel Paese che giustamente festeggia e ricorda Leonardo da Vinci, il poeta Ovidio e tanto altro, manca ancora un'idea di celebrazioni e una giornata nazionale dedicata all'autore della Divina Commedia.

Il punto, ovviamente, non è celebrare per celebrare. Perché, al di là di vetrine istituzionali e finanziamenti da far girare, chi ha da guadagnarci veramente dalla riscoperta e dalla valorizzazione del padre della lingua italiana? Tutti. Soprattutto i più giovani. Quindi il punto sostanziale è e sarà anche nel 2021: possono tutte le accademie, le Istituzioni e soprattutto il sistema scolastico e universitario italiano trovare un modo per "vivificare" la poetica di Dante e fare in modo da renderle viva e utile per le generazioni future? L'appuntamento è tra due anni.

L'inizio della Divina Commedia: 7 aprile del 1300?

Secondo alcuni riferimenti interni alla Divina Commedia è possibile datare nella notte tra il 7 e l’8 aprile 1300 l’incipit dell’opera più famosa della letteratura italiana. Dante Alighieri si sarebbe smarrito nella “selva oscura, ché la diritta via era smarrita” nella primavera dell’anno in cui fu indetto il Giubileo da Papa Bonifacio VIII.