Il 2021 è l'anno in cui, si spera, usciremo dalla pandemia. Anche per rilanciare un settore, quello culturale, colpito più di altri dai blocchi e dalla chiusure per il contenimento del virus. Motivo per cui l'anno è iniziato nel segno di due importanti novità, entrambe vedono il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini tra i promotori, cosciente del fatto che i lavoratori della cultura sono ormai allo stremo e per cui non potrebbero nemmeno le cospicue risorse messe a disposizione nel 2020. Partiamo da ciò che al momento appare più concreto: l'aggiunta di 50 milioni di euro a sostegno dello spettacolo dal vivo. Come comunicato il 2 gennaio dal MiBact, è ufficiale l'arrivo di ulteriori 50 milioni per il Fus, il Fondo unico dello spettacolo, che per la prima volta raggiungerà anche settori finora esclusi dagli aiuti statali, come la musica contemporanea e d’autore, il jazz e i live club.

I jazz e i live club entrano nel FUS, arricchito di 50 milioni

“Cinquanta milioni di euro in più per il Fondo unico dello spettacolo e nuovi criteri di attribuzione delle risorse per ampliare il numero dei beneficiari, estendere i contributi a settori finora mai raggiunti e proseguire e rafforzare le azioni di tutela e protezione dei lavoratori” ha dichiarato il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, che ha annunciato la firma del decreto che determina nuovi criteri e modalità per l’erogazione, l’anticipazione e la liquidazione dei contributi allo spettacolo dal vivo.

Un provvedimento – evidenzia il ministro – che riconosce agli attuali beneficiari gli stessi importi ricevuti nel 2020, a condizione che siano adottate adeguate misure di tutela dei lavoratori. È previsto anche un incremento del contributo ordinario alla produzione di spettacoli in streaming e vi è  il riconoscimento di un contributo a favore di nuove istanze, sia per soggetti che operano in settori già previsti, sia per nuovi settori quali la musica contemporanea e d’autore, il jazz e i live club. Un risultato importante – conclude il ministro – frutto dell’importante confronto avuto con le associazioni di categoria, anche all’interno del tavolo permanente dello spettacolo dal vivo. Un ringraziamento alle Regioni e agli enti locali che hanno consentito una rapida finalizzazione del decreto, così da poter accelerare la erogazione dei contribuiti FUS per l’anno 2021”.

In queste ore, poi, si è aggiunta la proposta di una "zona bianca", uno strumento che potrebbe essere adoperato per alleviare le restrizioni in campo culturale, in particolare per teatri, cinema e musei, e che naturalmente potrà essere realizzata soltanto dopo un'attenta disamina dei dati di diffusione del virus in questo periodo. A tal proposito è da ricordare l'esperienza francese. Meno di un mese fa, infatti, Macron annunciò la riapertura di teatri e cinema, subordinandola al calo dei contagi giornalieri sotto quota cinquemila, soglia mai raggiunta, con relativo stop ai luoghi della cultura e slittamento delle riaperture a data da destinarsi. Ma in cosa consisterebbe la zona bianca?

Zona bianca: che cos'è e come funzionerebbe

Con questo siamo alla seconda iniziativa intrapresa, per il momento sotto forma di proposta politica, sempre dal ministro Franceschini, cioè l'istituzione di una "zona bianca" che ha trovato una sponda nel ministro della Giustizia Bonafede. Nelle Regioni in cui il virus circola meno potrebbero riaprire non solo i luoghi della cultura, come cinema, teatri, sale da concerto, musei, ma anche palestre e piscine. Mentre bar e ristoranti potrebbero riaprire senza limiti di orario, nel rispetto naturalmente delle misure di sicurezza, come il distanziamento sociale, l'obbligo di mascherina, e il divieto di assembramenti. La zona bianca potrebbe essere introdotta già nel prossimo dpcm, anche se bisognerà attendere un serio confronto con i dati sulla diffusione del virus in questi giorni.