La paranoia del contagio si sta diffondendo contro ogni ragionevole limite. Motivo per cui, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, non è il Coronavirus la vera malattia di cui preoccuparsi, che è piuttosto l'"infodemia", neologismo che gli specialisti dell'Oms stanno usando per indicare "quell'abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno". Troppe fake news in giro, secondo gli esperti medici. Nessuno avrebbe potuto trovare parole migliori per spiegare quello che sta accadendo, nemmeno i linguisti della Treccani.

Infodemia vs. Coronavirus: cosa fa più paura?

Per ora, dunque, l'allarme non è la Coronavirus, ma quello relativo all'approvvigionamento di informazioni, non necessariamente errate, ma che per moltitudine e mancata di accuratezza, rimandano a significati distorti e  un quadro informativo e linguistico complesso, per non dire critico. Per l’Organizzazione mondiale della Sanità a complicare la gestione dell’epidemia concorre la diffusione di fake news sul virus, sulla pericolosità e sui rimedi.

L'Oms contro le fake news

A citare per prima l'infodemia è stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità all’interno del suo report sul coronavirus. Nel rapporto l’Oms punta il dito contro una sovrabbondanza di informazioni legate a quello che sta accadendo nel mondo in questi giorni. Tra le fake news principali, quelle secondo cui esistano antibiotici e cibi come l’aglio necessari alla cura del virus o che l’infezione si trasmetta attraverso lettere e pacchi postali provenienti dalla Cina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, impegnata nel rintracciare false notizie sul virus che ha particolarmente colpito la città di Wuhan e da oggi in poi darà “informazioni basate sull’evidenza” sui propri canali social e sul sito web dell’Oms.