La Brexit è nella sua fase più complicata, quella degli accordi. Come riportano diverse testate oggi, in una bozza di documento trapelato ai media, una clausola dell'accordo tra Europa e Gran Bretagna afferma che "le Parti affrontano le questioni relative al ritorno o alla restituzione di oggetti culturali rimossi illegalmente nei propri Paesi di origine". Il che vuol dire, ad esempio, che la famosa controversia sui marmi del Partenone, ad Atene, in Grecia, detenuti dal XIX secolo dagli inglesi, dovrebbe chiudersi con il ritorno ad Atene dei famosi fregi che anticamente ricoprivano i frontoni del monumento posto in cima all'Acropoli ateniese. Ma per il British Museum di Londra, da sempre contrario a "perdere" i preziosi marmi, il ritorno dei marmi in Grecia è da ecludere, perché "furono acquisiti con un contratto legale".

La querelle tra Grecia e Inghilterra sui marmi del Partenone

(Photo by Donald Miralle/Getty Images)
in foto: (Photo by Donald Miralle/Getty Images)

Tra il 1801 e il 1804, infatti, i marmi del Partenone furono acquistati da Lord Elgin, che quietanzò i governanti ottomani, all'epoca dominanti sull'intera Grecia, e li fece trasportare in Inghilterra, dove vennero esposti a partire dal 1816 nel British Museum, la più prestigiosa istituzione culturale britannica, uno dei musei più importanti al mondo, frequentato ogni anno da milioni di visitatori che passano da qui anche, se non soprattutto, per ammirare quei favolosi marmi greci, che un tempo decoravano i frontoni del Partenone.

Perché i marmi del Partenone sono patrimonio della Grecia

Dal 440 al 432 a.C., infatti, l'artista Fidia si mise alla testa di un gruppo di scultori per la realizzazione della decorazione dei frontoni del Partenone, il grande tempio voluto da Pericle sull'Acropoli dedicato alla protettrice della città, Atena. L'opera venne avviata probabilmente dopo la realizzazione del simulacro crisoelefantino di Atena Parthenos e prima della realizzazione delle metope e del fregio interno.