Un mese dopo la tragedia del ponte Morandi, crollato la mattina del 14 agosto, la città è ancora pietrificata. Genova si ferma per rendere omaggio alle 43 persone morte. Alle 11,36, ora del disastro, dopo il suono delle sirene delle navi e i rintocchi delle campane, i genovesi hanno osservato un minuto di silenzio: i negozi hanno abbassato le saracinesche, taxi e bus hanno spento i motori, la gente in strada si è fermata in raccoglimento. È un momento di grande commozione: ci sono anche il governatore Toti, il sindaco Bucci, il prefetto Fiamma Spena, il vicario mons. Anselmi, il sottosegretario Rixi e il presidente del consiglio Regionale Alessandro Piana con i parenti delle vittime, e alcuni sfollati, con gli occhi colmi di lacrime rivolti verso i monconi del viadotto, hanno portato le mani sul cuore; altri hanno fiori tra le mani. Contemporaneamente sono state ammainate le bandiere della Repubblica, dell'Europa e di Genova sulla facciata della Regione Liguria e dei palazzi istituzionali. Anche il tribunale ha interrotto le sue attività: cancellieri e avvocati si sono ritrovati nel cortile di palazzo di giustizia in raccoglimento.

I figli di alcune vittime si sono stretti in un girotondo a piazza De Ferrari. A loro si sono uniti decine di giovanissimi atleti genovesi, accompagnati dagli allenatori e dai dirigenti delle società: "Ci è sembrato doveroso invitare il mondo dello sport a partecipare a questo momento così importante", spiega Rino Zappalà, delegato Coni di Genova. Persino la fontana della piazza è stata fermata: alla fine di quest'abbraccio collettivo della città per i bimbi orfani, il silenzio è stato rotto da un lungo applauso. "Per questo minuto di silenzio abbiamo scelto di raccogliere i bambini, i più giovani, qui in piazza De Ferrari in un girotondo, una stretta di mano collettiva per permettere anche a loro di vivere questo momento tutti insieme, anche assieme a chi ha sofferto per questa tragedia: non era giusto che fossero da soli", ha spiegato l'assessore regionale all'istruzione Ilaria Cavo.

"Noi chiediamo solo la verità – ha detto Giuseppe, padre di Luigi Matti Altadonna, morto nel suo furgoncino precipitato nel collasso del viadotto – Ci dicano perché è crollato quel ponte. Ce lo devono, per mio figlio e per tutte le altre 42 vittime Al momento non abbiamo ricevuto aiuti dallo Stato. È passato un mese e abbiamo zero notizie e zero sostegni da parte delle istituzioni".

"Per noi genovesi il crollo del Morandi è stata una tragedia terribile – ha detto il sindaco Bucci – Come ground zero per New York, città che ha saputo uscire dal disastro molto bene. Noi vogliamo fare la stessa cosa. Genova non è in ginocchio. Oggi ricordiamo le vittime e pensiamo alla ricostruzione per uscire dalla tragedia con la città più forti e grande di prima".

Le indagini sul crollo

Prosegue l'inchiesta sul crollo del ponte, che vede coinvolti 20 indagati. Questa mattina si è svolto l'interrogatorio di Salvatore Bonaccorso, uno degli ingegneri del Provveditorato e membro del comitato tecnico che approvò il progetto di retrofitting strutturale del viadotto (i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10), arrivato in procura con il suo avvocato Giovanni Ricco. Bonaccorso si è avvalso della facoltà di non rispondere, davanti al pm Massimo Terrile. Il legale Giovanni Ricco: "Ci siamo avvalsi perché nell'avviso a comparire non ci è stata data una indicazione sommaria di cosa ci viene contestato. Tra una settimana ci faremo interrogare di nuovo quando vedremo un po' di atti". Non ha risposto nemmeno Antonio Brencich, membro anche lui del comitato tecnico che approvò il progetto di retrofittinged ex membro della commissione ministeriale d'indagine: "Le indagini sono in una fase primordiale – ha spiegato l'avvocato Anna Francini, dello studio Padovani di Pisa – e quindi non è ancora opportuno parlare. Quando la procura circostanzierà le accuse, il professore non avrà remore a rispondere ai magistrati".