A quasi tre mesi dall’approvazione del codice di condotta per le Ong che effettuano operazioni di salvataggio di migranti in mare nel Mediterraneo, voluto dal ministero dell’Interno, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa si rivolge in una lettera al ministro dell’Interno Marco Minniti chiedendo chiarimenti sulle operazioni che l’Italia ha messo in campo da luglio nelle acque territoriali libiche e chiedendo garanzie sul rispetto della Convenzione europea dei diritti umani nel momento del salvataggio dei migranti in mare. Il punto, secondo il Commissario, riguarda l'aiuto offerto ai migranti nelle acque libiche e il rischio che l'Italia metta a repentaglio i loro diritti collaborando con le autorità della Libia, dove questi diritti spesso non vengono rispettati.

Il Commissario Nils Muiznieks ha chiesto a Minniti maggiori informazioni e chiarimenti sulle operazioni al largo delle coste libiche intraprese per la gestione dei flussi migratori. Pur esprimendo apprezzamento per gli sforzi compiuti dall’Italia nel salvare vite e accogliere i migranti sbarcati nelle sue coste nell’ultimo anno, Muiznieks sottolinea che “uno Stato, anche quando incontra difficoltà nell’affrontare il flusso dei migranti, ha comunque il dovere di proteggere e salvaguardare i loro diritti umani”. Il Commissario avanza quindi dubbi sul rispetto dei diritti umani dei migranti, anche “alla luce dei report delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni non governative riguardo alla situazione dei diritti umani dei migranti in Libia. Lasciandoli in mano delle autorità libiche o di altri gruppi del paese, si espone loro a un rischio reale di torture o di trattamenti umilianti oltre che a punizioni”, secondo quanto riportato nella lettera inviata a Minniti.

Per questo motivo, il Commissario richiede con urgenza al governo italiano di “chiarire le modalità dell’operazione di supporto che pensano di attuare con le autorità libiche nelle acque territoriali del paese”. E chiede, inoltre, che tipo di salvaguardia l’Italia abbia messo in campo per assicurare che le persone intercettate o salvate dalle imbarcazioni italiane in Libia non debbano affrontare una situazione che si oppone all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani.

“Il fatto che le operazioni avvengano nelle acque territoriali libiche non assolve l’Italia dai suoi obblighi nei confronti della Convenzione europea”, è la posizione del Commissario che sembra essere molto scettico rispetto al modo in cui le operazioni vengono condotte. La Convenzione, quindi, vale anche per le operazioni riguardanti un altro territorio come avviene per l’Italia nelle acque libiche, secondo quanto scritto dal Commissario.

Infine, in considerazione del recente codice di condotta per le organizzazioni non governative che lavorano nel campo delle operazioni di salvataggio in mare, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa chiede ulteriori “informazioni sulle misure per assicurare che le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo possano essere portate avanti in sicurezza e con efficacia”.

La risposta di Minniti: ‘Mai respingimenti dall'Italia'

Nessuna nave italiana o che collabora con la Guardia costiera italiana ha mai riportato in Libia migranti salvati in mare, secondo Marco Minniti, che ha così replicato alla lettera del Commissario del Consiglio d'Europa. "L'Italia non sottovaluta affatto" il tema del rispetto dei diritti umani in Libia, afferma ancora il ministro dell'Interno. Secondo Minniti l'Italia non ha nulla da rimproverarsi perché i migranti non verrebbero rispediti in Libia e il suo piano d'azione sarebbe "condiviso ed apprezzato a livello europeo". Il ministro dell'Interno sottolinea che il rispetto degli standard internazionali di accoglienza è un punto fermo nel dialogo tra l'Italia e la Libia. "L'attività delle autorità italiane è finalizzata alla formazione, equipaggiamento e supporto logistico della Guardia costiera libica, non ad attività di respingimento", conclude Minniti.