Il Parlamento britannico boccia nuovamente la Brexit. Quella presentata oggi dalla premier Theresa May. Una bocciatura con ampio margine. Che rischia di gettare nel caos il Paese. Con l’Ue spettatrice interessata e, senza dubbio, preoccupata. Ma cosa succede ora? La data fissata per la Brexit è quella del 29 marzo. Sempre più vicina. Mancano poco più di due settimane e il voto di stasera rimette tutto in discussione. La possibilità di una Brexit senza accordo è sempre più vicina, come ricorda anche il portavoce del presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Mentre il negoziatore Ue, Michel Barnier, sottolinea che i “preparativi al no deal sono più importanti che mai”. Le possibilità ora sono sostanzialmente tre: un no deal, con conseguente hard Brexit; un rinvio di qualche settimana o mese; un ritiro unilaterale di Londra, magari con l’ipotesi di un nuovo referendum.

A spiegare cosa succede ora, nell’immediato, ci ha pensato la premier May: domani i deputati dovranno esprimersi sulla possibilità che la Gran Bretagna lasci l’Ue nella data prestabilita, quella del 29 marzo, senza un accordo. L’impressione è che il Parlamento rifiuterà questa opzione, che preoccupa tutti. Dentro e fuori il Paese. In caso di bocciatura, molto probabile, si rivolta giovedì: stavolta per chiedere un rinvio della Brexit all’Ue. E se la Gran Bretagna dovesse decidere per il rinvio, spetterà comunque all’Ue l’ultima parola. Il problema è che serve l’unanimità dei 27 stati membri. Con la difficoltà, non di poco conto, che l’Ue ha già detto no a ulteriori negoziati. Un eventuale rinvio, quindi, non troverebbe poi una facile soluzione.

C’è poi un altro nodo da risolvere: in caso di rinvio si rischia di arrivare a maggio. Quando i cittadini europei saranno chiamati a eleggere il nuovo Europarlamento. E se non ci fosse l’accordo entro quella data, cosa succederebbe ora che dalle elezioni sono stati esclusi i seggi britannici e la Brexit non è poi così scontata? Ma non solo, perché ci sono altri scenari possibili, già anticipati prima del voto di oggi: uno potrebbe essere un voto anticipato per uscire dall’impasse. Ma non è detto che basti. Così si parla anche di un secondo referendum. Che anche stasera viene chiesto dal sindaco di Londra, Sadiq Khan: “Ora la premier deve mettere il nostro Paese davanti a tutto e revocare l’articolo 50. È tempo di dare al popolo britannico la parola definitiva sulla Brexit”. Ma intanto, prima dell’ultima parola, di strada da fare ce n’è ancora tanta. E gli scenari aperti, a questo punto, sono tanti e di ogni genere: da un rinvio a un nuovo referendum.