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World Press Photo 2026, una famiglia separata dall’ICE è la foto dell’anno: lo scatto è di Carol Guzy

La Photo of the Year 2026 è “Separati dall’ICE” della fotografa Carol Guzy che mostra una famiglia divisa dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement negli USA. Svelati dal World Press Photo anche gli scatti degli altri due finalisti.
A cura di Eleonora Panseri
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La Foto dell’Anno 2026 è "Separati dall’ICE" di Carol Guzy (ZUMA Press, iWitness), per il Miami Herald.
La Foto dell’Anno 2026 è "Separati dall’ICE" di Carol Guzy (ZUMA Press, iWitness), per il Miami Herald.

La Photo of The Year 2026 è "Separati dall’ICE" della fotografa Carol Guzy (ZUMA Press, iWitness) per il Miami Herald. Lo ha annunciato il World Press Photo, l'organizzazione del più grande e prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale.

Oggi sono stati resi noti anche i nomi degli altri due finalisti del World Press Photo Contest 2026, che premia il miglior fotogiornalismo e la miglior fotografia documentaria al mondo.

I vincitori di questa edizione rappresentano le migliori proposte tra le 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Il vincitore della Photo of the Year e i due finalisti sono stati selezionati tra tutte le immagini premiate nel concorso 2026, realizzate nel corso del 2025.

Quando e dove è stata scattata la foto della fotografa Carol Guz

La fotografia vincitrice è stata scattata all’interno di uno degli edifici federali statunitensi dove è stato consentito l’accesso ai fotografi: un singolo corridoio in cui Guzy e altri professionisti si sono presentati giorno dopo giorno per documentare ciò che stava accadendo. L’immagine cattura il momento in cui una famiglia viene separata dallo Stato. 

Nella foto si vede Luis, un migrante ecuadoriano, che secondo la famiglia non ha precedenti penali. L'uomo, l’unico sostegno economico della famiglia, è stato fermato dagli agenti dell’ICE dopo un’udienza presso il tribunale per l’immigrazione, all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, il 26 agosto 2025.

La moglie Cocha e i loro tre figli, di 7, 13 e 15 anni, sono stati costretti ad affrontare immediate difficoltà economiche immediate e un profondo trauma emotivo.

"Quello documentato da Carol Guzy non è un caso isolato, ma l’effetto di una politica applicata in modo indiscriminato a persone che si presentano alle udienze in buona fede. È la prova documentata di una politica governativa attuata sistematicamente proprio nei confronti di chi segue le regole che gli sono state date", si legge in un comunicato del premio.

Le parole della vincitrice: "Noi testimoni della sofferenza di queste famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza"

Questa immagine è stata selezionata da un lavoro più ampio di Guzy, Arresti dell’ICE presso il tribunale di New York, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America. La fotografa vincitrice ha dichiarato: “Questo riconoscimento mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo".

La vincitrice della Photo of the Year 2026 Carol Guzy (Credit: Andrea Pritchard).
La vincitrice della Photo of the Year 2026 Carol Guzy (Credit: Andrea Pritchard).

"Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende l’avversità, mi ha toccato profondamente. – ha aggiunto – Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente a loro, non a me".

“Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia. È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti", è il commento della direttrice esecutiva del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury.

"In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. – ha detto ancora – È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente.”

Chi sono i due finalisti del World Press Photo Contest 2026

I due finalisti del World Press Photo of the Year sono "AID Emergency in Gaza" di Saber Nuraldin (EPA Images) e "I processi delle donne Achi" di Victor J. Blue, per The New York Times Magazine.

Nella prima immagine si vedono palestinesi che si arrampicano su un camion carico di aiuti umanitari mentre entra nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel tentativo di procurarsi farina, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti umanitari.

"AID Emergency in Gaza" di Saber Nuraldin (EPA Images).
"AID Emergency in Gaza" di Saber Nuraldin (EPA Images).

Secondo le Nazioni Unite, tra la fine di maggio e l’inizio di ottobre 2025 almeno 2.435 palestinesi in cerca di cibo sono stati uccisi nei pressi dei siti di distribuzione degli aiuti o nelle loro vicinanze. Nonostante un accordo di cessate il fuoco raggiunto lo scorso ottobre, oltre il 75% della popolazione continua a soffrire di fame e malnutrizione.

Il fotografo Saber Nuraldin è nato a Gaza e ne documenta la vita nella dal 1997. Secondo la giuria che ha scelto la sua foto,  "questa immagine rende visibile la portata e l’urgenza della carestia nel secondo anno di questa guerra a Gaza […]. La fotografia mette lo spettatore di fronte alla realtà della situazione, evidenziandone al tempo stesso le implicazioni collettive e globali".

Il fotografo Saber Nuraldin.
Il fotografo Saber Nuraldin.

Ne "I processi delle donne Achi" di Victor J. Blue Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi, gruppo indigeno del Guatemala, fuori da un tribunale nella capitale del Paese il 30 maggio 2025.

"I processi delle donne Achi" di Victor J. Blue, per The New York Times Magazine.
"I processi delle donne Achi" di Victor J. Blue, per The New York Times Magazine.

Le donne sono note per la loro storica battaglia legale contro la violenza sessuale e la schiavitù subite durante il conflitto armato, culminata in sentenze storiche contro i loro aggressori. Il pomeriggio del 30 maggio 2025 tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.

Per oltre quarant’anni un gruppo di donne indigene Maya Achi di Rabinal ha continuato a vivere nelle stesse comunità degli uomini che le avevano violentate. Nel 2011 36 donne hanno rotto il silenzio, avviando e vincendo una battaglia legale durata 14 anni contro i loro aggressori.

Victor J. Blue, autoritratto.
Victor J. Blue, autoritratto.

La giuria ha sottolineato come "l’approccio classico e misurato della fotografia metta in risalto la dignità e l’autorevolezza delle donne, contrapponendosi consapevolmente alle rappresentazioni visive del passato che le ritraevano — soprattutto se sopravvissute alla violenza sessuale — come soggetti privi di potere".

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