Si chiamava “The shoah party”, un gruppo attivo su Whatsapp, dove venivano diffuse in tutta Italia immagini pedopornografiche, di apologia del nazismo, dell’antisemitismo e dell’islamismo radicale. I contenuti di efferata violenza venivano condivisi dai creatori (della provincia di Torino) ed arrivavano direttamente negli smartphone di tantissimi minorenni dai 13 ai 17 anni, rimasti più o meno a loro insaputa coinvolti nella vicenda, vittime del lato oscuro dei social network. Il gruppo è stato chiuso.

Tutti ragazzini, il più grande ha 19 anni

All’alba di ieri sono scattate le perquisizioni in Toscana, Piemonte, Lazio, Campania e Calabria nelle abitazioni di 26 giovani, indagati, a vario titolo, dalla Procura per i minori di Firenze con l’accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, istigazione all’apologia di reato avente per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali. Il più ’vecchio’ ha compiuto da poco 19 anni, il più giovane ne ha 15. La denuncia che ha fatto partire l’indagine è arrivata da Siena, quando la madre di un 13enne si è recata dai carabinieri e ha segnalato di aver trovato filmati pedopornografici nel cellulare del figlio. Il nucleo investigativo del comando provinciale locale si è immediatamente anche attraverso intercettazioni telematiche richieste e ottenute dalla procura dei minori di Firenze, sotto il coordinamento del procuratore Sangermano, e dalla procura distrettuale di Firenze competente per materia, grazie ai decreti emessi dal pm Cutrignelli.

The shoah party, l'orrore in chat

E quel che è venuto fuori ha a dir poco scioccato gli inquirenti. Tra i filmati che giravano su ‘The Shoah Party’ ce n’era uno in cui un adulto abusa di una neonata di nemmeno un anno. Un altro video, riprendeva una bambina dall’apparente età di 11 anni mentre fa sesso con due ragazzini, forse di poco più grandi di lei. Nei dialoghi si celebrava il nazismo e il fascismo, auspicando dei regimi. E ancora frasi contro  ebrei, agli omosessuali, ai migranti e ai disabili. Non mancavano i filmati che riprendono sevizie su galline e cani. "Se non fosse stato per quella denuncia della madre a gennaio l'indagine non sarebbe partita né a Siena né altrove – spiegano i carabinieri – Perché un gruppo WhatsApp non conosce confini e quell'espressione degradante di malcostume ha interessato molte regioni d'Italia. Moltissimi ragazzini hanno potuto osservare le immagini di pedopornografia, di enorme violenza, di apologia del nazismo e dell'islamismo radicale che vi erano contenute".

25 indagati, tanti minorenni

"Scene di brutalità inenarrabile", secondo gli investigatori. Sono stati emessi 25 decreti di perquisizione a carico degli indagati, 19 a carico di minorenni e 6 a carico di maggiorenni, eseguiti nella nottata di ieri in 13 Provincie d’Italia. Sui sei 13enni coinvolti non era possibile procedere, essendo non imputabili per la legge italiana. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati decine di telefonini e computer. Verranno affidati ad un consulente tecnico d’ufficio che ne farà delle copie forensi, riproduzioni attendibili dei contenuti spesso indescrivibili delle chat, necessarie per la promozione delle accuse in giudizio.