“Ivan era sanissimo, in salute, mai avuto nulla. Poi il 3 dicembre la febbre molto alta. È risultato positivo al tampone. Quando sono subentrate le difficoltà respiratorie, e il saturimetro ha registrato valori d’allarme per l’ossigenazione, è stato ricoverato all’ospedale di Dolo. Prima nel reparto di Medicina, poi in Terapia intensiva. A un certo punto sembrava in miglioramento, si era negativizzato, ma alle complicazioni del virus, che gli aveva colpito i polmoni, si è aggiunta un’infezione batterica”. A parlare è Elisa Borella, la moglie di Ivan Busso, il falconiere veneto morto in seguito a complicazioni del Covid il primo gennaio scorso. Ivan Busso aveva 42 anni e dopo di lui, nel giro di una ventina di giorni, sono morti a causa del virus anche la mamma Gina Smerghetto, 65 anni, e infine il papà Gianni, di 72 anni. Se ne sono andati senza sapere dei lutti che li avevano preceduti.

Ivan lascia una bimba di 2 anni: "Era un papà fantastico"

Al quotidiano Repubblica la moglie di Ivan ha parlato di suo marito, padre di una bambina di due anni, e di quelle sue parole “Guarisco e torno a casa” pronunciate dall’ospedale. Ivan “era un vulcano di idee, pieno di risorse, energia, per qualsiasi cosa aveva una soluzione”, racconta la moglie, parlando del mestiere del 42enne – falconiere – ma anche delle sue tante passioni, dalla fotografia astronomica ai bonsai: “Eravamo entrambi nella compagnia del paese, ci siamo fidanzati nel 1998, ci siamo sposati 15 anni fa. La nostra bambina ora ha due anni. Era un papà fantastico”. Elisa ha sentito per l’ultima volta suo marito il 25 dicembre: Ivan era risultato negativo al tampone, ma era ancora in corso l’infezione batterica.

"Guarisco e torno a casa", poi il decesso: presentato esposto in procura

“Abbiamo parlato della bambina, che aveva voglia di riabbracciare. Mi ha detto: ‘Guarisco e torno a casa'. Il giorno dopo è peggiorato, è stato intubato, e non l’ho più visto”, il racconto della donna che ha deciso di presentare un esposto in procura. “Vorrei che venisse fatta chiarezza su cosa è successo negli ultimi giorni, sulle cause dell’infezione. Anche se non servirà a riportarmi Ivan”, ha spiegato. “Spero almeno che la morte di Ivan, e dei suoi genitori, serva a far capire che non è uno scherzo, che il virus può colpire tutti, non solo gli anziani e le persone fragili. Ma se neppure di fronte alla morte di un 42enne le persone si convincono, non so cos’altro si possa fare”, ha detto ancora in riferimento a quanti negano ancora il Covid-19. “Alla nostra bambina dirò che aveva un papà che non si arrendeva mai, che amava la vita e che amava tantissimo lei. E le dirò che aveva dei nonni speciali, orgogliosi della loro nipotina”, conclude Elisa.