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27 Dicembre 2020
14:32

Vaccino, ecco il piano: fasce d’età diverse ogni mese, l’obiettivo è l’immunità di gregge

Con l’arrivo delle prime dosi in Italia si torna a parlare del piano per vaccinare tutta la popolazione. Da metà gennaio toccherà a personale medico, sanitario e delle Rsa. Tra febbraio e marzo a chi ha superato gli 80 anni, ad aprile la fascia d’età tra i 60 e i 79 anni e chi ha almeno 2 patologie croniche. Poi toccherà al resto della popolazione. L’obiettivo è immunizzare il 70% della popolazione, ma la strada è ancora lunga e gli imprevisti dietro l’angolo.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Ora che il primo vaccino è arrivato in Italia, si ricomincia a parlare del piano di somministrazione alla popolazione e di come si potrà uscire per sempre dall'emergenza Covid. In queste ore le 9.750 dosi simboliche del farmaco prodotto da Pfizer stanno venendo somministrate a medici, infermieri, personale sanitario e in generale a chi lavora negli ospedali. Ai simboli della lotta al Covid. Ma già nei prossimi giorni inizierà la vera distribuzione del vaccino Pfizer, in attesa degli altri farmaci che devono essere approvati a stretto giro dall'Ema, in particolare quelli di AstraZeneca e Moderna. Via libera, dunque, al piano di vaccinazione pronto da settimane, che prevede tempistiche ben scandite in base alla fascia d'età per ricevere il farmaco.

Il piano elaborato da Ministero della Salute, Commissario straordinario per l’emergenza, Istituto superiore di sanità, Agenas e Aifa, e caratterizzato dal simbolo della primula, prevede che da metà gennaio vengano vaccinati i medici, gli infermieri, il personale sanitario in generale e gli ospiti delle Rsa, uno degli ambienti più a rischio, con conseguenze – come già visto durante la prima ondata – potenzialmente disastrose. Si parla già di circa 2 milioni di persone. Tra febbraio e marzo si passerà alla fascia di popolazione che ha superato gli 80 anni, che conta circa 4 milioni e mezzo di persone.

Se tutto andasse come previsto, ad aprile si inizierebbe con la vaccinazione dei soggetti meno fragili. La fascia d'età interessata è quella tra i 60 e i 79 anni, che però è molto corposa – si parla di più di 13 milioni di persone – ma in questo giro di vaccinazione rientrerebbe anche chi ha almeno due patologie croniche, a prescindere dall'età, e sarebbero altri 7 milioni e mezzo. A questo punto si potrà procedere con il resto della popolazione, ma non sarà una chiamata generale: verrà data comunque precedenza a chi svolge un servizio essenziale, dagli insegnanti alle forze dell'ordine.

Le variabili da considerare sono ancora tante: non si sa con certezza quanto durerà l'immunità al virus, né per chi l'ha contratto come malato, né per chi si è sottoposto al vaccino. Non si sa neanche quale sarà la risposta della popolazione: al momento non c'è nessuna obbligatorietà di somministrazione. Finché si tratta di medici e soggetti fragili la risposta dovrebbe essere positiva, ma, come sottolineato da alcuni sondaggi, più si scende tra le fasce d'età e più cala la volontà di vaccinarsi. Il punto è che per raggiungere l'immunità di gregge servirebbe somministrarlo almeno al 70% della popolazione – o che comunque questa abbia gli anticorpi. Insomma il piano per uscire dal tunnel è chiaro e delineato, ma gli imprevisti potrebbero non essere finiti.

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