Uomo evirato all’obitorio: condannato il Comune di Milano
E' il 30 ottobre del 2006 e un uomo di 47 anni viene trovato morto nella sua abitazione di Milano per cause naturali. Il cadavere viene trasportato in un obitorio della città, dove per 36 ore rimane in osservazione all'interno di una cella frigorifera. La mattina del 2 novembre viene trasferito all'Istituto di Medicina Legale di piazzale Gorini per l'autopsia disposta dalla Procura. Qui, i medici si accorgono della mutilazione, non riscontrata in precedenza dai sanitari del 118 e quindi avvenuta nell'obitorio: il pover'uomo è stato evirato. Ma da chi? E perché? Per scoprirlo viene aperta un'inchiesta a carico di ignoti per vilipendio di cadavere che tuttavia termina con l'archiviazione, vista l'impossibilità di risalire all'autore del gesto.
L'indagine, tuttavia, rivela che le telecamere di sorveglianza dell'obitorio sono tutte fuori uso, e che però sia la porta della sala di osservazione sia quelle del seminterrato dove si trovano le celle frigorifere erano aperte. Circostanze che hanno portato alla condanna in sede civile del Comune, ritenuto responsabile di avere violato gli obblighi di custodia della salma e di non avere assicurato la conservazione del cadavere. Il giudice ha quantificato in 70 mila euro il danno, tenendo conto anche "della risonanza che l'episodio ha avuto sulla stampa, della particolare intensità della sofferenza psichica subita dagli attori al momento della scoperta e dell'inevitabile protrarsi della stessa per tutta la vita, ogni volta che verrà ricordato l'episodio".