Ucciso mentre difendeva la figlia dall’ex compagno a Porcia, il killer resta in carcere: “La spiava con un AirTag”

Sono stati convalidati l'arresto e la custodia cautelare in carcere per Fabrizio Barberini, l'uomo che il 29 maggio scorso ha ucciso il suocero Marius Adrian Dorobantu. La vittima era intervenuta per difendere la figlia, ex compagna dell'assassino. La donna si era rifugiata in bagno dopo che, davanti all'abitazione dove vive dalla fine della sua relazione con Barberini, era scoppiata una lite. Il padre stava cercando di darle vantaggio e aiutarla a schivare una bottigliata.
Durante l'udienza di convalida, la difesa di Barberini aveva avanzato richieste alternative alla detenzione come i domiciliari o l'obbligo di dimora per continuare a lavorare e sostenere i tre figli minorenni. Alla fine, però, le autorità hanno optato per la custodia in carcere: l'uomo aveva infatti nascosto un AirTag nell'auto dell'ex compagna per monitorarne gli spostamenti e il dispositivo di localizzazione sarebbe stato alla base della discussione che ha poi portato al delitto.
Al culmine del litigio, la donna era riuscita a nascondersi nel bagno di casa insieme ai tre figli e ad allertare il 112, che le aveva consigliato di restare nella stanza. Mentre attendeva l'arrivo delle forze dell'ordine, la donna avrebbe sentito Barberini tentare ripetutamente di sfondare la porta. Il gip ha evidenziato che l'indagato aveva l'intenzione di entrare nella stanza e di esser stato colto in flagrante dagli agenti intervenuti poco dopo la richiesta di aiuto. L'ingresso delle forze dell'ordine ha permesso all'ex compagna di Barberini e ai figli minorenni di mettersi in salvo. Non c'è invece stato nulla da fare per Dorobantu.
Mentre Barberini resta in carcere, proseguono le attività investigative sul posto disposte dalla Procura. Nell'abitazione dove si è verificato il delitto è stato effettuato un sopralluogo, ma non sarebbero emersi nuovi elementi di rilievo. Il legale che assiste l'uomo attualmente in carcere, ha annunciato di aver depositato un'istanza urgente per ottenere l'autorizzazione a documentare con foto e riprese video le condizioni fisiche del suo assistito durante la detenzione. L'obiettivo è certificare le "numerose ferite" riportate nella colluttazione con la vittima.
Sul corpo di Dorobantu saranno effettuati gli esami autoptici. I tecnici hanno effettuato una Tac total body disposta dalla locale Procura della Repubblica. Nella giornata di ieri, il medico legale Antonello Cirnelli ha effettuato l'autopsia per chiarire cause e orario della morte. Tra gli elementi che dovranno essere approfonditi figurano la tipologia e il numero delle lesioni presenti sulla salma, la loro eventuale successione temporale, la dinamica dei colpi e la compatibilità con eventuali oggetti trovati sulla scena del delitto, tra cui un collo di bottiglia e dei sassi. Le parti coinvolte nel procedimento hanno nominato i rispettivi consulenti tecnici di parte. Il consulente della Procura ha un limite di 90 giorni per il deposito della relazione conclusiva.