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Luigia Fortunato uccisa dall’ex a Loreto, il killer: “Ha minacciato di farmi uccidere se non avessi lasciato casa”

Sami Khemaies avrebbe detto ai carabinieri di aver ucciso l’ex moglie, Luigia Fortunato, dopo che quest’ultima lo aveva minacciato per fargli lasciare la casa dove, fino a quel momento, avevano convissuto da separati per il bene del figlio. Il 14 l’autopsia su Luigia. L’arcivescovo: “C’è bisogno di educare e farsi educare al vero amore”
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Sostiene di aver agito per "difendersi da un'aggressione" Sami Khemaies, il 39enne che nella serata di giovedì 9 luglio ha ucciso la moglie Luigia Fortunato a Loreto (Ancona) con almeno 10 coltellate dopo una lite. "Ha minacciato di farmi uccidere se non avessi lasciato casa e mi ha puntato un coltello" avrebbe raccontato il 39enne ai carabinieri dopo l'arresto.

L'uomo si è presentato dai carabinieri da solo, con i vestiti insanguinati ancora addosso, confessando di aver ucciso la moglie. Mentre raccontava il delitto, aveva ricevuto anche un messaggio dalla suocera che poco prima aveva portato con sé il nipotino. La donna chiedeva informazioni della figlia perché non era riuscita a contattarla. Secondo quanto raccontato dal 39enne, negli ultimi tempi in famiglia c'erano conflitti molto accesi. Nonostante questo, però, i servizi sociali non erano stati interessati. La coppia viveva da separata in casa per permettere al figlio di avere con sé entrambi i genitori, ma la convivenza non stava funzionando. L'uomo era noto alle forze dell'ordine per una passata condanna per spaccio di droga tra il 2017 e il 2019, con conseguente evasione nel 2020 tramite la rottura del braccialetto elettronico durante i domiciliari.

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Oggetto della lite prima dell'omicidio, sarebbe stato il comportamento del 39enne che pochi giorni fa aveva fatto una scenata al centro estivo frequentato dal figlio. Luigia, esasperata dalla sua condotta, lo aveva messo davanti a un ultimatum, prospettandogli anche l'ipotesi di andarsene da quella casa. L'autopsia sul corpo di Luigia verrà eseguita martedì 14 luglio dal medico legale Angelo Montana.

Resta sconvolta la comunità di Loreto, il cui arcivescovo prelato, Fabio Dal Cin, ha voluto esprimere tramite una nota il suo dolore per quanto successo alla 39enne e alla sua famiglia. "Ogni atto di violenza contro una donna è un oltraggio a Dio ed è una ferita mortale inferta al cuore della nostra società: per questo non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo abituarci a questa scia di sangue. La morte di Luigia grida alla coscienza di ciascuno di noi. Non siamo di fronte solo a un atto criminale, ma a un dramma umano, culturale ed educativo che ci interroga profondamente come credenti e come cittadini".

"Non basta indignarsi o limitarsi a piangere l'ennesima vittima; c'è urgente bisogno che tutti, nessuno escluso, accettiamo di lasciarci educare e di educare all'amore vero", ha concluso Dal Cin.

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