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17 Novembre 2022
12:34

Uccise 18enne sparandogli al cuore perché credeva lo spiasse: ergastolo per Salvatore Gerace

Confermata dalla Corte di Cassazione la condanna all’ergastolo per Salvatore Gerace, 60 anni, per l’omicidio del 18enne Giuseppe Parretta avvenuto il 13 gennaio 2018 a Crotone.
A cura di Davide Falcioni
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per Salvatore Gerace, 60 anni, per l'omicidio del 18enne Giuseppe Parretta avvenuto il 13 gennaio 2018 a Crotone.

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso di Gerace contro la condanna alla detenzione a vita che gli era stata inflitta nei primi due gradi di giudizio. Diventa quindi definitiva la sentenza per un fatto di sangue che sconvolse la città di Crotone.

Come è stato ricostruito nel corso del processo, Gerace, già noto alle forze dell'ordine, era ossessionato dall'idea che Giuseppe Parretta lo spiasse per riferire poi a fantomatici individui che avrebbero voluto assassinarlo. Per questo il 13 gennaio del 2018, dopo aver visto dalla sua casa arrivare il giovane in sella a una moto, pensando che il mezzo fosse stato acquistato con i soldi che Giuseppe aveva ricevuto per averlo spiato, Gerace è entrato nella sede dell'associazione Libere Donne presieduta da Caterina Villirillo, madre del 18enne, ed ha sparato contro Giuseppe prima ferendolo e poi finendolo con un colpo al cuore da distanza ravvicinata.

La Cassazione ha rigettato il ricorso di Gerace che puntava ad annullare l'aggravante della premeditazione che, invece, era stata riconosciuta in primo grado dalla Corte d'Assise di Catanzaro secondo la quale l'omicidio volontario con premeditazione era "chiaramente desumibile" dai mezzi usati (revolver), dal numero di colpi sparati verso zone vitali, dalla loro esplosione in rapida successione puntando a ferire la vittima per ridurre le sue possibilità di reazione e dalla dinamica del colpo di grazia.

Soddisfazione per l'esito del processo è stata espressa dall'avvocato Emanuele Procopio che rappresentava la famiglia di Giuseppe come parte civile: "Siamo soddisfatti che il lavoro che abbiamo fatto abbia permesso di ottenere la condanna all'ergastolo per tre gradi di giudizio. Sicuramente non possiamo essere contenti perché questa tragedia ha portato via ad una famiglia un ragazzo di 18 anni".

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